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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> L'Unità


"LE DONNE ERITREE HANNO VINTO LA LORO LUNGA BATTAGLIA"

L'Unit√† - 6 aprile 2007 Emma Bonino, ministro per il Commercio Esteri, promotrice di iniziative contro le mutilazioni genitali: legge importante ma serve informazione. di Toni Fontana "L'Africa, dal Senegal al Mali, si sta lentamente liberando dalle mutilazioni genitali femminili, una pratica inaccettabile, determinata da culture arcaiche e reazionarie. L'importante decisione dell'Asmara rappresenta una vittoria per le combattive donne eritree. In Italia occorre promuovere un Ossevatorio". E' quanto afferma Emma Bonino, ministro per il Commercio Estero che da molti anni promuove iniziative contro le Fgm (mutilazioni genitali femminili). Come giudica la decisione presa in Eritrea? "E' il risultato di una lotta di lunga durata delle donne eritree che, anche nelle conferenze da noi promosse, sono sempre state le pi√Ļ agguerrite. L'annuncio ci fa molto piacere, anche perch√© l'Eritrea √® un paese che presenta elementi preoccupanti di islamizzazione. Il movimento delle donne, che ben conosciamo, ha dato un contributo decisivo per giungere a questa legge. Noi, come "Non c'√® Pace Senza Giustizia", eravamo l√¨ pochi giorni fa per lanciare un nuovo progetto contro le mutilazioni genitali femminili, sostenuto anche dal governo italiano, che si svilupper√† proprio nel Corno d'Africa e nell'Africa Orientale, sia in Eritrea che in Etiopia. Stiamo valutando se √® possibile convocare la conferenza regionale all'Asmara. Ci√≤ favorirebbe la conoscenza della legge e la sua applicazione. In Africa anche i paesi che proibiscono queste pratiche hanno difficolt√† ad applicarle. Ci√≤ accade in Burkina Faso ed in altri. Questo passo compiuto dall'Eritrea legalizza le attiviste che andavano controcorrente". Multe e carcere sono strumenti idonei per combattere le Fgm? "In parte. Secondo noi ci deve essere, prima di tutto, una legge di proibizione delle mutilazioni. Cos√¨ accadde in Italia con l'aborto, noi eravamo a favore della legge e ci davano delle "criminali", successivamente siamo state legalizzate. Secondariamente occorre pubblicizzare, insegnare nelle scuole, ma indubbiamente, la messa fuori legge rappresenta un passo importante". In Africa quanti paesi combattono le mutilazioni? "Alcuni, come il Senegal, hanno quasi sradicato queste pratiche. In Kenya vi sono state alcune iniziative, e cos√¨ in Mali dove aumentano le campagne di scoraggiamento anche nelle scuole; in Etiopia operano gruppi di donne molto validi. La campagna √® in salita anche se non viene considerata da molti una priorit√†". Le mutilazioni avvengono prevalentemente nei paesi a maggioranza o influenza musulmana? "Non direi; si tratta di un fenomeno patriarcale, reazionario, di possesso, di controllo, di negazione della parit√† dei diritti. Il piacere sessuale appartiene agli uomini e non alle donne. Soprattutto si tratta di manifestazioni di societ√† patriarcali. La lotta contro le Fgm non viene considerata una priorit√† in Occidente, mentre in Africa occorre molto coraggio per portare avanti questa battaglia. Le conferenze che noi abbiamo promosso hanno aperto contraddizioni, noi abbiamo promosso queste iniziative in nome dei diritti umani e non della "sanit√†". Le immigrate che vengono in Italia subiscono le stesse violenze? "Non si sa nulla. Non riusciamo ancora a creare un Osservatorio. Il fatto √® che in Italia, di fronte a questo problema, si registrano le stesse reazioni che si hanno di fronte alla pena di morte. Siccome da noi c'√®, allora si pensa che sia una battaglia facile e contata, ma non √® cos√¨". Se in Italia un gruppo familiare decide di mutilare una donna... "C'√® una legge, approvata lo scorso anno, che ha aggravato le pene, ora stiamo cercando di avviare campagne di informazione. Il problema non √® considerare questa una battaglia facile e scontata. Occorre rapidamente giungere all'attivazione di un Osservatorio perch√© in Italia e in Europa circolano numeri e statistiche approssimative e, per combattere le mutilazioni, dobbiamo prima di tutto sapere quante sono le vittime".





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