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PMI AD AMMAN GUARDANDO ALL'IRAQ

Il Sole 24 Ore - 10 aprile 2007 Ricostruzione. Importante fiera nella capitale giordana in attesa della conferenza di Sharm el-Sheik. di Gerardo Pelosi «I rischi sono ancora troppo elevati. Proprio non me la sento di spingere i piccoli e medi imprenditori italiani a fare affari in Iraq, così come nella regione autonoma del Kurdistan». A quattro anni dalla caduta del regime di Saddam Hussein, Emma Bonino, ministro del Commercio internazionale, parla dell'Iraq come di un Paese ancora "off limits". E questo nonostante il Trattato di amicizia e cooperazione firmato tra Italia e Iraq nel gennaio scorso che prevede l'erogazione in tre anni di 400 milioni di euro per crediti di aiuto a favore della ricostruzione, che si andranno ad aggiungere ai 270 milioni (30 ancora da spendere) destinati alla cooperazione civile. Ma un quadro di riferimento più chiaro si potrà avere, come sottolinea il viceministro degli Esteri Ugo Intini, soltanto dopo la conferenza sull'Iraq che si terrà il 3 e 4 maggio a Sharm el-Sheik, nella quale dovranno confluire i due attuali tavoli, quello sulla sicurezza (il seguito della riunione dello marzo a Baghdad) e quello sulla cooperazione economica (il cosiddetto "Iraqi Compact"). Eppure, in mezzo a tante difficoltà, qualche sintomo di ripresa economica si comincia a intravedere. Non certo a Baghdad, dove vige il coprifuoco e dove, per pericolo di rapimenti e autobombe, è vietata perfino la circolazione dei mezzi privati. Ma in Kurdistan, a Erbil e Sulimanya (nella cui Camera di commercio sono iscritte oltre 15mila ditte), dove molti Paesi occidentali stanno gradualmente aumentando la loro presenza, e ad Amman, la capitale giordana che ospita uffici e rappresentanti di circa 3mila aziende irachene e dove, dal 7 al 9 maggio prossimi, una quarantina di aziende italiane piccole e medie parteciperanno a una delle più qualificate fiere tra le tante che vanno ormai sotto il titolo "Rebuild Iraq". «La vera porta per fare affari in Iraq oggi è Amman - spiega il responsabile dell'ufficio lce in Giordania Mauro Mariani - È da lì che passa gran parte del commercio destinato alle città irachene, mentre i grandi affari e gli appalti vengono ancora concordati a livello istituzionale». E un canale, quest'ultimo, scelto dalla Franco Tosi per i contratti in corso per la riattivazione delle centrali idroelettriche, oppure dalla Finmeccanica che sta trattando la fornitura di alcuni elicotteri Agusta. «La stabilizzazione e la sicurezza restano il presupposto per sviluppare l'attività economica - osserva il viceministro Intini - per questo il 6 marzo a New York alle Nazioni Unite si è tenuta una riunione cui hanno preso parte il vicepremier iracheno, lo sciita Al Mahdi, e il vicesegretario al Tesoro americano Robert Kimmit in cui sono state poste le basi per far decollare Iraqi Compact come contributo dei Paesi donatori e dei Paesi confinanti alla ricostruzione dell'Iraq e per far procedere la conferenza politica e quella economica in modo parallelo in vista di una loro unificazione». A questo sforzo l'Italia vuole partecipare con un ruolo attivo, aggiunge Intini, come Paese che ha avuto una presenza militare in Iraq e che sta riconvertendo il suo sforzo in impegno di cooperazione civile ed economica. «L'Italia resta impegnata - precisa Intini - nella formazione della pubblica amministrazione, nell'assistenza sanitaria e nella riabilitazione della rete idrica e fognaria».





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