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EMMA BONINO: CONTRO LA PENA CAPITALE L'EUROPA VADA AVANTI

Il Messaggero - 10 aprile 2007 Il nostro governo non è indulgente con la Cina. Ratzinger ci ha ignorati? I delusi sono soprattutto quei cristiani che marciavano con noi. di Mario Stanganelli In prima fila con Pannella e Veltroni alla marcia di Pasqua per la moratoria Onu delle esecuzioni capitali, Emma Bonino pungola il governo di cui fa parte ad andare comunque avanti anche se al prossimo Consiglio dei ministri degli Esteri della Ue non si raggiungerà l'unanimità. Naturalmente, secondo il ministro del Commercio estero, ci sarà da lavorare per raccogliere altre adesioni nel mondo. «I numeri, che già sono a nostro favore - dice la leader radicale -, vanno consolidati. C'è un problema di iniziativa politica. Ma il nostro ministro degli Esteri sa fare molto bene, lo fa con molti dossier, quindi sa perfettamente di cosa parliamo». Onorevole Bonino, a marcia conclusa, il traguardo della moratoria Onu sulla pena di morte è più vicino? «Credo che la marcia di Pasqua sia stata un fatto importante a sostegno di questa iniziativa, e ci aspettiamo che il governo ne faccia tesoro. Così noi, in modo determinato, speriamo. Ed essendo determinati più che speranzosi continueremo a lavorare per questo obiettivo». D'Alema, aderendo alla marcia, ha detto che intende coinvolgere la Ue nell'iniziativa italiana alla riunione dei ministri degli Esteri deI 23 aprile. Non è una linea un po' in contrasto con il consiglio dell'ambasciatore Fulci di rinunciare a «impossibili unanimità» e a giocare la partita con «più coraggio»? «No, perché penso che un passaggio al Consiglio dei ministri degli Esteri della Ue, con un testo vero e proprio di risoluzione, sia praticamente obbligato. A condizione di essere consapevoli che non ci si ferma se - come immagino - non ci sarà l'unanimità che nell'Ue non c'è mai su nulla ed è difficile che ci sia su questo». E perché? «Non perché ci siano Paesi che praticano la pena di morte, ma per calcoli di vario tipo di alcune capitali. Nel frattempo è necessario che il testo della risoluzione trovi, e quindi che la Farnesina cerchi, altri cofirmatari - in America Latina e in Africa ce ne sono - in modo che si arrivi a Bruxelles dicendo: questa è un'iniziativa globale, per cui se la Ue all'unanimità vuol dare il suo appoggio ben venga, altrimenti andiamo avanti con chi ci sta». Si dice che il governo italiano non agisca con determinazione per non pregiudicare la sua entrata nel nuovo Consiglio Onu dei diritti umani. «Mi auguro proprio che non sia così, giusto perché sull'attuale Consiglio dei diritti umani e sulle sue capacità d'azione ho tutte le riserve possibili. Le stesse che l'Economist ha messo in evidenza in un'analisi spietata: in nove mesi non sono riusciti neppure a fare una risoluzione sul Darfur. L'unica cosa che hanno fatto è l'ennesima risoluzione contro Israele. Quindi mi pare che frenare la moratoria per questo obiettivo non ne valga proprio la pena». Una domanda al ministro del Commercio estero: è vero che il governo è frenato nella sua azione a favore della moratoria dal problema dei rapporti economici e commerciali con la Cina, il Paese delle cinquemila esecuzioni l'anno? «Non credo proprio. Nella visita di Stato in Cina, in cui questo elemento venne fuori, sia negli interventi pubblici che in conferenza stampa, Prodi ha affermato che, da una parte, tutti abbiamo l'interesse a vedere sempre di più la Cina come un attore responsabile negli affari globali, ma che, dall'altra, la promozione dei diritti umani e il sostegno a maggiori aperture in campo politico è un interesse italiano che non abbiamo certamente nascosto». Dalla Cina alla Chiesa, che in questa campagna dovrebbe esservi alleata... «E invece il Pontefice domenica ha ricordato tutta una serie di violazioni dei diritti umani scordandosi però di indicare quei Paesi - a partire dal Vietnam - dove sono proprio i cristiani a soffrire di più di queste violazioni. Benedetto XVI, a differenza di Papa Wojtyla, non ha avuto una parola per le finalità della nostra marcia. Noi in questa battaglia ci rivolgiamo a tutti i potenti della terra e, probabilmente - a sentirne i commenti - , i più delusi sono stati i cristiani che marciavano con noi. lo no, non avendo mai avuto illusioni sull'atteggiamento della Chiesa di oggi».





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