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PRODI E BONINO: "SUBITO VIA I VISTI DI BREVE DURATA"

Il Sole 24 Ore - 20 aprile 2007 Riforme bloccate. Appello dalla Corea di Stefano Carrer Appello dalla Corea del Sud «a tutte le forze politiche italiane» per risolvere il problema del permesso di soggiorno, una norma che penalizza gli affari e il turismo dell'Italia soprattutto nei confronti dei paesi extra-Ue. Lo hanno lanciato da Seul, al termine della missione in Estremo Oriente, il premier Romano Prodi e il ministro del Commercio Internazionale, Emma Bonino, affinché sia finalmente approvata nel giro di qualche giorno dal Parlamento l'abolizione dell'obbligo di permesso di soggiorno per periodi brevi, oggi gravante sui cittadini dei Paesi non appartenenti all'Unione Europea. Si tratta di una duplicazione di incombenze, rispetto al visto, che nella sostanza - dice il Governo - è non solo inutile, ma controproducente, nel senso che diventa uno dei fattori di minore competitività del sistema Paese, ostacolando la scelta dell'Italia come destinazione per risorse e talenti stranieri e anche per il turismo. Nulla di simile esiste infatti in Germania, come in Francia o in Spagna. In più, si tratta di una di quelle piccole grandi questioni su cui il Governo si gioca una parte della faccia, in quanto ha promesso una soluzione a vari interlocutori, ultimi i governi asiatici. Non a caso la diplomazia giapponese ha insistito perché venisse inserito, nella dichiarazione congiunta tra Prodi e il premier, Shinzo Abe, un riferimento specifico ai permessi di soggiorno: anche i giapponesi hanno finora l'obbligo di presentarsi in questura dopo otto giorni dall'ingresso in Italia, tra l'altro in violazione del principio di reciprocità (gli italiani in Giappone non devono farlo). «Si sono persi già due mesi inutilmente per questioni procedurali - ha dichiarato la Bonino -. Il Senato ha infine approvato il provvedimento-stralcio, ma ora alla Camera non si riesce ad andare in legislativa in commissione per l'opposizione della Lega». La richiesta aggiuntiva di permesso di soggiorno, ha insistito la Bonino, crea in particolare difficoltà ai manager che devono entrare e uscire dai confine nell'arco di brevi periodi. E se lo straniero si dimentica di farla - tanto magari sa che dopo qualche giorno se ne va, per cui non vuole sobbarcarsi la fila mattutina davanti alla questura - diventa un irregolare e perde la copertura assicurativa. Su visti e permessi sia Bonino sia Prodi hanno citato una casistica disarmante, dal tecnico specializzato che trova porte chiuse al manager cui si impedisce di venire a sbloccare il pagamento degli stipendi ai dipendenti italiani, fino all'imprenditore cinese che è riuscito dopo molte difficoltà a raggiungere l'Italia, ma solo come "parasubordinato". Di qui l'urgenza, ha concordato Prodi, di un intervento legislativo di modifica a una situazione amministrativa che mette in difficoltà non solo gli stranieri, ma anche i funzionari italiani, e che genera danni rilevanti anche nel turismo. Certo, la guardia resterà alta nei confronti dell'immigrazione, anche in chiave anti-terrorismo, ma le maglie vanno calibrate bene, come fanno agli paesi Ue, «altrimenti che facciamo, chiudiamo bottega?» ha detto Prodi.





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