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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"I NUMERI CI SONO GIA' COSTRUIAMO PIU' CONSENSO"

La Repubblica - 27 aprile 2007 Emma Bonino ancora insoddisfatta dell'impegno europeo di Giampaolo Cadalanu ROMA - Emma Bonino sembra insoddisfatta del “nuovo” impulso europeo per la risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni. L’Ue ha allungato il passo e vuole portare il testo in discussione davanti all’Assemblea generale il prima possibile, ma secondo il ministro per le Politiche europee si dovrebbe essere più rapidi. Ministro Bonino, è soddisfatta dei passi fatti dall’Unione sulla moratoria delle esecuzioni? «Ahimé, credo che la presidenza tedesca di fatto abbia detto: prendiamoci un altro mese». Non era necessario? «Credo che sia un altro mese perso. Si decide il 13-14 maggio, ma i tempi erano già maturi». Una parte degli attivisti contro la pena di morte però chiede prudenza, perché non vuole che la risoluzione venga bocciata. Che ne pensa? «Neppure noi vogliamo che la proposta venga bocciata, ovviamente. Per questo non bisogna "aspettare" una improbabile unanimità degli Stati europei, ma lavorare perché ci sia un testo di vera e propria risoluzione, e perché si incrementi il il numero dei paesi disposti a essere co-firmatari e "co-sponsor" della risoluzione». L’Europa avrebbe potuto essere più coraggiosa? «Questa battaglia non è dell’Europa contro tutti. Non ha nemmeno tanto senso cercare l’unanimità degli europei: non c’è quasi mai, su nulla. Questa deve essere una iniziativa “inclusiva” di tutti i paesi determinati, insomma una coalizione dei paesi determinati proveninti dai vari continenti». E allora quali sono i passi da compiere? «Spero che il presidente Prodi e il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, stiano lavorando per raccogliere più consensi attorno alla proposta. Se già c’è la decisione ad essere cofirmatari di Sudafrica, Brasile e Nuova Zelanda, spero che siano impegnati a contattare Filippine, Cile, Senegal etc…etc». Qual è la strada per non rischiare una nuova bocciatura? «Coinvolgere i Paesi come co-proponenti, o co-firmatari della risoluzione». Questo basterebbe? «E' necessario. Ed è anche un modo di meglio responsabilizzare i paesi scettici all’interno dell’Europa. Dobbiamo farci forza della convinzione che la richiesta di moratoria delle pene capitali non è "contro", ma "a favore" di un ulteriore passo avanti di civiltà giuridica, perché lo Stato non uccide». Ma che cosa succederà se la risoluzione verrà approvata dall’Assemblea generale dell’Onu? «Sarà un messaggio fondamentale. Oggi c’è una recrudescenza dell’assassinio di Stato. Se a Bagdad passa la proposta che prevede la pena di morte anche per il reato di diserzione, non so immaginare quale ulteriore meccanismo di azione-ritorsione-vendetta si metterà in moto in Iraq e non solo. Un messaggio forte dal Palazzo di vetro sarebbe uno strumento importante per rallentare questo processo».





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