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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BONINO: COSI' GUIDEREMO LE REGIONI SUI MERCATI

Il Gazzettino - 5 maggio 2007 Il ministro del Commercio Estero all'assemblea trevigiana annuncia il tavolo dell'internazionalizzazione per sostenere le economie territoriali oltre confine. Veneto capofila. di Giorgio Gasco Il progetto √® ambizioso: un manifesto delle "riforme e libert√†". L'origine √® veneta; il destinatario il governo. Il progetto √® targato partito radicale e deriva dall'appuntamento di febbraio a Padova, dove Emma Bonino, ministro alle politiche europee e al commercio internazionale, incontrando gli imprenditori del Veneto rimarc√≤ la necessit√† di creare una sinergia, una rete per sostenere lo sviluppo del Nordest, locomotiva del Paese, a beneficio dell'intero sistema-Italia. "L'iniziativa procede - dice il bellunese Michele Bortoluzzi, componente della giunta nazionale dei radicali - e dalla prossima settimana inizieremo incontri periodici con gli industriali (si parte con Mario e Massimo Carraro, Luigi Rossi Luciani, Luigino Rossi) per raccogliere idee da trasferire sul manifesto che consegneremo a Roma¬Ľ. In questo contesto, rientra la presenza, ieri, della Bonino all'assemblea di Unindustria Treviso, a dimostrazione dell'interesse per il Nordest spesso ricco di soddisfazioni elettorali per l'esponente radicale. Ministro Bonino, perch√© √® venuta all'Unindustria Treviso? ¬ęI dati economici rilevano che la ripresa economica in Italia c'√® ed √® trainata dalle nostre esportazioni, che viaggiano ad una media dell'8%-10%. Ebbene, a fare da locomotiva al nostro export, √® ancora una volta il cuore produttivo del Paese, quelle piccole e medie imprese cos√¨ presenti in Veneto e nell'area di Treviso in particolare. Ma sono venuta qui soprattutto per capire direttamente dagli imprenditori locali i loro problemi, per poi attuare politiche di sostegno a quelle imprese che vogliono innovarsi e crescere sulla strada dell'internazionalizzazione¬Ľ. Proprio il capoluogo della Marca √® il motore della delocalizzazione: ha ancora senso traslocare le imprese? ¬ęDei vantaggi e degli svantaggi della delocalizzazione si parla da anni. Mi limito ad osservare che molte delle imprese che sono cresciute all'estero mantenendo in Italia il cuore e il cervello produttivo vivono oggi una forte espansione, mentre altre che hanno chiuso stabilimenti nel nostro Paese, oltre a perdere l'originalit√† del made in Italy, soffrono perch√© la nostra produzione vince se abbinata alla qualit√† e non solo al basso costo della manodopera¬Ľ. Non sarebbe meglio utilizzare, con leggi certe, il flusso dell'immigrazione cos√¨ da rivitalizzare il tessuto industriale veneto composto da piccole imprese, garantendo Io sviluppo dell'area? ¬ęCredo che l'immigrazione regolare sia un fattore necessario allo sviluppo delle nostre imprese: basta pensare che contribuisce per il 6% alla creazione del nostro Pil. I lavoratori stranieri sono per le nostre aziende fondamentali, non solo perch√© sono spesso altamente qualificati. Il problema semmai √® la regolamentazione dei flussi e di legare la loro presenza sul territorio a un lavoro stabile e sicuro, e non di creare nuovi precari¬Ľ. Il sistema produttivo del Nordest spesso denuncia la mancanza del supporto finanziario nello "sbarco" sui mercati. Il 'fai da te" resta ancora l'unico sistema, ognuno va alla spicciolata ma dura poco in assenza dell'apporto delle banche. ¬ęL'ho denunciato fin dall'inizio del mio mandato: supportare le imprese all'estero e indicare i mercati pi√Ļ favorevoli, e poi non avere il sostegno bancario, rischia di farci fare un salto nel vuoto. Eppure qualcosa sta cambiando. Se pensiamo all'area balcanica, quella pi√Ļ vicina alle imprese del Nord Est, diverse banche, penso ad Unicredit o a Banca Intesa per esempio, hanno svolto un'opera di penetrazione e di acquisizioni in loco che le hanno portate ad essere al primo posto sia per clienti che per servizi offerti. Ma c'√® ancora tanto da fare: penso alla Cina, all'India, al Brasile, alla Russia, dove il sostegno bancario √® fondamentale all'internazionalizzazione. Ed √® chiaro che anche il governo deve continuare ad assumere solide iniziative a sostegno delle imprese che vogliono andare all'estero'¬Ľ. Le regioni chiedono federalismo, √® ipotizzabile un federalismo della politica dell'internazionalizzazione dell'attivit√† produttive? ¬ęCon la riforma del Titolo V della Costituzione il commercio internazionale √® diventato "materia concorrente", ovvero le Regioni hanno gi√† una loro capacit√† giuridica e legislativa per operare all'estero. Solo che ci si √® accorti che andare da soli √® spesso come andare allo sbaraglio. Fare sistema e parlare con voce unica all'estero credo che sia utile a tutti. Anche per questo abbiamo avviato un rapporto nuovo con le Regioni: il 9 maggio si terr√† un tavolo sull'internazionalizzazione per presentare le linee guida, che per la prima volta saranno a carattere triennale, per indicare strategie e Paesi dove investire con determinazione, possibilmente tutti insieme¬Ľ. I viaggi di Prodi in Cina e India con rappresentanti di Confindustria, hanno un riscontro economico positivo o sono solo grandi vetrine senza clienti? ¬ęQueste missioni sono certamente importanti. In Cina, grazie anche alla Fiera di Canton dove l'Italia ha avuto un ruolo da protagonista, abbiamo organizzato oltre 5mila incontri business to business tra imprese italiane e cinesi. E, poi, se andiamo a leggere i dati delle esportazioni in Cina da settembre ad oggi scopriamo che il nostro export √® cresciuto del 23,5%, quindi un risultato √® gi√† tangibile. Il problema semmai √® la continuit√†. Occorre concentrarci su questo Paese, ma anche sull'India, e in generale sui nuovi mercati, con un costante pressing politico, diplomatico, commerciale. Per i prossimi tre anni Cina e India continueranno ad essere paesi prioritari dove orientare la nostra attivit√† di penetrazione¬Ľ. L'Italia resta sempre il paese pi√Ļ punito per inadempienze burocratiche alle direttive Ue? ¬ęE' vero. Il nostro paese ha accumulato un imperdonabile ritardo, anche a causa di un sistema complesso nel recepire le normative comunitarie. E per questo che ho proposto sia di abbreviare l'iter della legge comunitaria da un anno a sei mesi, sia una serie di misure di semplificazione. Tuttavia se le amministrazioni non collaborano ogni sforzo rischia di essere vano¬Ľ. Lei √® liberista, i pacchetti Bersani mettono veramente in concorrenza, ad esempio, il nostro sistema bancario con quelli inglesi, tedeschi, francesi? ¬ęCertamente rappresentano un passo in quella direzione. Per questo rivolgo una domanda ai colleghi parlamentari: quando iniziamo a discutere e a votare i due disegni di legge Bersani, a partire da quello sull'energia varato dal primo consiglio dei ministri nel giugno scorso, insieme a quello del ministro Lanzillotta sui servizi pubblici locali? Attualmente languono al Senato. Faccio un appello affinch√© qualcuno suoni la sveglia per metterci, veramente, dalla parte del cittadino-consumatore¬Ľ.





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