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NON SOLO PETROLIO: GLI EMIRI DEL GOLFO SCELGONO LA VIA DELLA DIVERSIFICAZIONE

Affari&Finanza - 21 maggio 2007 Turismo ed edilizia, trasporto aereo e perfino i media, con il progetto riuscito di creare la Cnn del mondo arabo. Le grandi casseforti della ricchezza delle dinastie stanno iniziando a muoversi sempre più come delle vere finanziarie di Vincenzo Nigro "Con il petrolio oltre il petrolio". Nei sei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo ormai dall'inizio degli anni Duemila quello slogan per uno sviluppo economico differenziato si è trasformato in realtà. Grazie all'enorme surplus offerto dal barile a 50-60 dollari, le loro economie hanno potuto realizzare la diversificazione che tutti gli emiri del Golfo hanno visto come una necessità. E cosi qui a Doha, in Qatar, creano banche, santuari finanziari e cittadelle universitarie. Gli Emirati Arabi Uniti consolidano la loro capacità nel turismo, nell'edilizia, nei trasporti aerei. L'Arabia Saudita (ancora la più conservatrice) allarga la gamma dell'industria, da quella petrolchimica a quella dall'industria pesante. Nel 2005 i paesi del Consiglio (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati, Kuwait, Oman e Qatar) hanno avuto un tasso medio di crescita del PiI del 7%. Tradotto in dollari sono 558 miliardi di PiI, 313 dei quali provenienti dall'export petrolifero. Il primo partner di questa area del mondo (che ormai è sempre più anche una piattaforma per raggiungere buona parte dell'Asia) è stabilmente l'Europa. La Ue ha il 20,3% dell'interscambio del CCG con il mondo; seguono il Giappone 15,5%, gli Stati Uniti 10,2% la Corea del Sud 8,4% e la Cina con il 6,3%. In questo flusso l'Italia, nonostante le difficoltà degli ultimi anni, ha ripreso a navigare con stabilità e con capacità. L'intesa italiana con il Qatar e gli Emirati è spettacolare: secondo uno studio della Direzione Medio Oriente del Ministero degli Esteri, I'interscambio con gli Eau da gennaio a giugno 2006 è stato di 1.562 milioni di euro, ma con un saldo attivo di 1.350 milioni e un aumento delle esportazioni del 35% rispetto al 2005. Per il Qatar i volumi sono più bassi, ma le percentuali più alte: un incremento delle esportazioni del 154,6%, mentre quelle verso il Bahrein sono aumentate del 74%. L'unico saldo negativo (ma dobbiamo pure importarlo un pò di petrolio!) è quello con l'Arabia Saudita: nel primo semestre 2006 meno 1.040 milioni di euro. Per parlare divolumi complessivi: nel 2005 le esportazioni italiane nel Golfo sono state pari a 5.565 milioni di euro (più 14,13%) mentre le importazioni sono state pari al 4.688 milioni, con un incremenio del 41% dovuto non all'aumento dei volumi quanto di quello dei prezzi degli idrocarburi. Da anni il Sistema Italia ha stretto un rapporto fortissimo con i paesi arabi del Golfo: Massimo D'Alema è appena stato in Arabia, Qatar ed Emirati; Emma Bonino a fine settimana torna nel Golfo, il secondo viaggio in meno di un anno. Perfino il presidente Napolitano a novembre farà visita dall'emiro del Qatar, restituendo la visita che Hamad al Thani ha fatto in Italia nel 2005. Tutti i paesi del Golfo hanno un notevole interesse per il made in Italy. Ma soprattutto, dopo la guerra in Iraq, il processo di "allontanamento finanziario" degli arabi dagli Stati Uniti li sta portando a valutare alternative in Europa, e certo anche in Italia. Grandi Commesse e appalti. Le analisi di Esteri e Commercio Estero elencano i settori in cui gli operatori italiani possono lavorare al meglio: in Arabia Saudita continuano i tradizionali appalti per l'ammodernamento degli impianti di estrazione del petrolio e in Qatar del gas. I sauditi nel campo delle grandi infrastrutture si preparano costruire dal nulla quattro città, assieme alla King Abdullah Economic City un nuovo polo urbanistico a nord di Gedda (valore: 26 miliardi di dollari). Bahrein e Qatar lavorano a un ponte di 40 chilometri che collegherà l'isolaalìa penisola, mentre Oman e emirati progettano zone franche di carattere industriale, ospedaliero, farmaceutico ed alberghiero. Banca e finanza. Nell'area l'unica grande banca italiana presente è il gruppo San Paolo, ma in ogni singolo stato il settore finanziario è in esplosione. Gli Emirati stanno sviluppando il Dubai International Financial Center, il primo della penisola arabica. Il Qatar segue, con l'apertura della borsa di Doha e con l'inaugurazione del Qatar Financial Center che vuoI catalizzare nel Golfo banche e compagnie di assicurazioni di dimensioni internazionali. In Arabia Saudita, dopo anni di stasi, il mercato finanziario è in espansione: Deutsche Bank, BNP Paribas e Morgan Chase saranno le prossime a rafforzarsi in maniera decisiva. Beni di consumo-moda. Abbigliamento, calzature e gioielli sono stati sempre il biglietto da visita italiano, forse persino sottovalutato in Italia. Ma nel Golfo il loro ruolo economico è ancora più strategico. L'Arabia Saudita è il più importante mercato dell'oro in Medio Oriente, tutti gli altri emirati hanno una capacità di spesa in questi settori altissima. A Kuwait City è stata inaugurata una Italian Gallery di 5.000 mq che può ospitare piccole e medie imprese interessate a tutto il Golfo. Ma in questo settore l'innovazione è continua: solo il gruppo Armani e solo negli Emirati allestirà due delle decine di alberghi di superlusso che sono in costruzione ovunque nel Golfo. Turismo. Nonostante l'impressione che andare a fare del turismo in una condizione climatica così estrema come quella del Golfo non sia proprio la vacanza da sogno, il turismo è in espansione dappertutto. In Arabia Saudita gli investimenti sono continui per il turismo religioso, i pellegrini diretti alla Mecca e Medina. Gli emirati realizzeranno altre isole artificiali al largo della costa, mentre rispettivamente il Qatar costruisce la Pearl of the Gulf il Bahrein il progetto The Wawe e l'Oman la Blue City. A questo settore per assonanza si può associare quello della cantieristica, che dalla nautica da diporto per l'Italia torna a farsi interessante anche per la cantieristica militare e per quella da pesca. L'elenco fatto dal Ministero degli Esteri continua, è lunghissimo e ricco. "Dappertutto, e in ogni settore, l'apertura e la disponibilità all'Italia sono sinceri: dobbiamo solo organizzarci noi italiani", dice Giuseppe Buccino, l'ambasciatore d'Italia a Doha, attivo come tutta la generazione di diplomatici che la Farnesina ha mandato nel Golfo.





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