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L'ITALIA PUNTA SULL'ALGERIA

Il Sole 24 Ore - 5 giugno 2007 Trecento imprese al seguito della missione di Governo, Confindustria, Ice e Abi. Privatizzazioni e aperture attirano gli investitori stranieri di Alfredo Sessa Quasi trecento imprenditori italiani, ad Algeri, tutti insieme non li avevano mai visti. A portarli è la missione di Governo, Confindustria, Ice e Abi: tre giorni di lavori tra seminari tematici, accordi, contratti, visite a stabilimenti produttivi, il tutto nel quadro dei lavori della Fiera internazionale di Algeri, di cui l'italia è stata eletta ospite d'onore per il 2007. L'obiettivo è intercettare la crescita che l'Algeria conosce grazie alla manna petrolifera e alle delocalizzazioni produttive. Il Sistema Italia si è mosso per avvicinare le sue imprese a un mercato in forte crescita, deciso ad aprirsi alle imprese estere, con uno sviluppo demografico galoppante. Un interesse condiviso dalle autorità algerine, impegnate in un grande sforzo di creazione di un settore manifatturiero diverso dall'energia, e pronte a spendere in grandi opere infrastrutturali. Privatizzazione di circa 1.200 imprese e grandi opere per sviluppare i trasporti, la gestione dell'acqua, l'energia eletrica. Questi i cardini della liberalizzazione dell'economia. Nel solo settore ferroviario, Algeri progetta di spendere 10 miliardi di dollari in cinque anni. E le ricadute, per l'Italia, non tardano ad arrivare. L'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, ha firmato ieri un accordo che prevede da parte della controllata Italferr la fornitura per cinque anni di assistenza tecnica allo sviluppo delle ferrovie algerine. Italferr ha vinto una gara d'appalto, e il contratto base ha un valore di 16 milioni di euro. «Per le imprese italiane è una grande opportunità - osserva Moretti - perché avremo la possibilità di seguire e gestire la pianificazione degli interventi, la scelta delle tecnologie, la formazione del personale». «L'Algeria rappresenta un'opportunità non solo nell'energia ma anche in comparti a cui le nostre piccole e medie imprese guardano con interesse. La finestra, però, non rimarrà aperta per sempre» dice il ministro italiano del Commercio internazionale, Emma Bonino. La crescita degli investimenti cinesi e dei Paesi del Golfo è infatti spettacolare e per l'Italia la concorrenza si fa sempre più difficile. Ma si moltiplicano anche gli sforzi per non perdere le occasioni. Nel 2006 c'erano in Algeria 123 imprese a capitale italiano, il 50% in più rispetto alle 82 del 2005. Ora l'Agenzia algerina degli investimenti ha firmato con l'Unione degli industriali e delle imprese di Roma un accordo per un progetto biennale di cooperazione per la realizzazione di investimenti italiani. «Avere 300 imprese qui dopo gli incidenti degli ultimi mesi è il seguale che il mercato c'è - dice Luigi Abete, presidente degli industriali di Roma -. Quello che può fare la differenza è cogliere l'opportunità delle privatizzazioni». «L'Italia - dice Umberto Vattani, presidente dell'Ice - sta riuscendo a rafforzare export e investimenti nell'area del Mediterraneo anche grazie alla convenzione, partita nel marzo 2004, che unisce le reti diplomatico-consolari e quella degli uffici Ice. Sono già 54, su un totale di 115 le sedi in comune all'estero». Nel 2006 l'export italiano in Algeria è aumentato del 16%. Secondo i dati dell'Ice, l'Italia ha investito in Algeria 50 milioni di euro in settori diversi da quello energetico, e sono 120 i milioni investiti nel programma di privatizzazioni. In prima fila tra le ultime operazioni, l'acquisizione del complesso per la produzione di ceramica di Guelma da parte dell'italiana Eter, la trattativa in corso tra Buzzi Unicem per l'acquisto del 35% di due cementerie e la quota del 4900 acquisita dalla Dario Perioli nella società di trasporto marittimo Cnan. Italiani in evidenza anche nelle gare di appalto, con Ansaldo Energia che si è aggiudicata contratti per 338 milioni di euro per realizzare centrali elettriche. L'Abi stima in 500 milioni gli euro stanziati dal sistema bancario italiano per finanziare l'import-export e gli investimenti italiani nel Paese nordafricano. Non ci sono ancora filiali di nostre banche, ma il Gruppo Bnp Paribas, di cui fa parte Bui, ha messo a disposizione nelle filiali algerine una serie di Italian-desk per dare supporto agli imprenditori. Inoltre Simest, la finanziaria pubblico-privata per l'internazionalizzazione delle imprese italiane, punta sull'accordo con l'algerina Finalep, che consorzia istituti di credito e di garanzia, così come Simest per parte sua fa da capofila per Sace e banche italiane.





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