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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Sole 24 Ore


BONINO: PER IL MADE IN ITALY BRASILE, RUSSIA E ASIA DIVENTERANNO LA PRIORITA'

Il Sole 24 Ore - 10 giugno 2007 Piano triennale del ministro del Commercio di Nicoletta Picchio Di una cosa è fermamente convinta: se l'italia vuole crescere, deve puntare sull'estero. Due numeri sono sufficienti per rendere l'idea: in Svezia, il 52% del PiI deriva dall'export, da noi solo il 27%. Emma Bonino spinge perchè tutto il Governo se ne renda conto, più di quanto non sia stato finora: «E' giusta l'attenzione alla domanda interna, ma una maggiore presenza italiana all'estero deve diventare un obiettivo strategico». Per questo il ministero per il Commercio internazionale ha preparato un piano d'azione: triennale, stavolta, invece che annuale, per garantire più continuità ed efficacia alle politiche di promozione. Si tratta di interventi mirati su quattro direttrici principali: geografica, settoriale, di sistema Paese, operativa, e cioè accordi di programma, fiere, inserimento di tecnologie, valutazione delle missioni. Ma c'è un presupposto: per aumentare l'attività, servono più soldi «Nel Dpef bisognerà tenerne conto», dice il ministro, che chiederà per l'Ice almeno 100 milioni invece dei 60 attuali. Fermo restando che la ristrutturazione dell'istituto andrà avanti: entro il 2007 sarà operativa la nuova mappa degli uffici all'estero, mentre il 2008 sarà l'anno della riorganizazione in Italia, riducendo i dipendenti e migliorandone il livello professionale. L'Italia è ancora poco presente nei Paesi emergenti: quali sono le aree geografiche che lei ha messo al primo posto? Le aree prioritarie saranno i cosiddetti Paesi Bric, Brasile, India, Russia e Cina. In Cina stiamo crescendo molto ultimamente, ma la nostra presenza attuale è equivalente a quella che abbiamo in Croazia. Dobbiamo aumentarla, ma senza perdere di vista altre aree. Per questo il piano si muove su quattro assi: Paesi Bric, mantenimento sui mercati maturi, Ue, Giappone e Usa, attenzione ai mercati più vicini, area balcanica, Europa Orientale, Turchia, Africa mediterranea, raggiungibili più facilmente dalle piccole imprese. E poi ho individuato alcuni Paesi focus, su cui fare iniziative spot per sondare il terreno: area del Caucaso, Sud Africa. Intanto sono già programmate alcune missioni di sistema del 2008, in Messico e in Vietnam. Sono indicazioni emerse anche dal confronto con le imprese? I contatti con il mondo imprenditoriale sono costanti. L'Ice dovrà discutere con le aziende il piano di promozione, nei settori su cui puntiamo: abbigliamento, arredamento, agroalimentare ed in particolare l'automazione. A questi andranno il 70% delle risorse. Il resto sarà destinato a settori focus individuati per sondare altre possibilità di sviluppo: farmaceutica e diagnostica, cinema e audiovisivi, nautica, logistica e infrastrutture. E poi l'imprenditoria femminile: dopo l'incontro a Milano con le donne arabe ne faremo un altro a Bari a settembre focalizzato sui Balcani e il Caucaso. Molte amministrazioni continuano a muoversi per conto proprio. Lei sta incontrando le Regioni: che risposte le danno? Alcune, come il Lazio, hanno capito che unire le forze è vantaggioso per tutti. Prossimamente vedrò la Lombardia. Con tutte sto rifirmando gli accordi di programma, con l'obiettivo di non andare più in ordine sparso. C'è una grande differenza sul territorio: il Sud non va all'estero, è paradossale che la porta del Mediterraneo sia Milano. Le Regioni rivendicano la propria competenza... In base alla Costituzione c'è una competenza concorrente e ciò prevede collaborazione, anche finanziaria. Proprio perchè i soldi sono scarsi bisogna essere coordinati: noi, le Regioni, le Camere di commercio, gli altri ministeri, le fiere. Bisogna offrire servizi integrati. Sto lavorando ad una rete unica di accesso al servizi per l'internazionalizzazione. E punto ad aumentare l'uso delle tecnologie: penso per esempio alle fiere virtuali. Entro fine anno sarà operativa la nuova presenza dell'Ice all'estero, ma si continua a dire che in ltalia sono troppi: è vero? Il cambiamento organizzativo non è finito. Nel 2007 ho rivisto gli uffici esteri, nel 2008 penserò all'Italia, utilizzando la mobilità prevista dall'accordo sul pubblico impiego. Meno personale ma più qualificato. Anche all'estero la riorganizzazione non è finita: serve più personale locale specializzato, non solo autisti e interpreti, come è oggi. E' importante per fare scouting, risolvere grane legali. Dal 30 giugno saranno operativi i 14 desk anticontraffazione. C'è un problema di personale anche al ministero: la pianta organica è di 500 persone, siamo 320, non si fa un concorso da vent'anni. Servono le professionalità adeguate. L'impegno è aumentato: le missioni e il followup richedono un grande sforzo organizzativo. I risultati si vedono, come dimostrano i dati di bilancio della Simest, con un attivo record. Gli Sportelli Italia all'estero come stanno andando? Il regolamento è ancora fermo sul tavolo delle Regioni. La legge approvata dopo un lungo iter parlamentare è un mostro giuridico e confesso che nemmeno io sto spingendo molto. È difficile riorganizzare presenze all'estero molto radicate e individuare una persona che abbia potestà su tutto. Una maggiore collaborazione tra strutture sta avvenendo in modo naturale, alcuni, per esempio, uniscono fisicamente gli uffici. Lo Sportello unico è più facile che nasca nei Paesi dove la presenza italiana parte ex novo.





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