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ZONE FRANCHE, DOPPIO BINARIO

Il Sole 24 Ore - 11 luglio 2007 A Bruxelles il piano del Governo di Carmine Fotina Arriverà a Bruxelles venerdì prossimo il piano sulle zone franche urbane. Una misura ritenuta centrale dal Governo per restituire ossigeno all'economia del Mezzogiorno, ma finora frenata da difficoltà tecniche, contese tra Regioni e Comuni per entrare nella lista finale e dai dubbi sul superamento dell'esame dell'Unione europea. Tra due giorni ci sarà un incontro che potrebbe già dare risposte decisive. «Ci aspettiamo di ricevere risposte positive - ha spiegato ieri il viceministro dello Sviluppo economico Sergio D`Antoni -. Nessun ripensamento, andiamo avanti con il modello francese». Il sistema delle zone franche urbane adottato in Francia è considerato un punto di riferimento perché nel 2003 ha già ottenuto il via libera della Commissione europea. Il modello della Francia si compone di cinque esenzioni físcali e contributive di cui due però hanno evitato l'esame finale della Commissione in quanto il loro ammontare massimo rientrava nel regime del «de minimis» (c`è un tetto di reddito oltre il quale la tassazione di vantaggio ritorna sui livelli ordinari). L'Italia dovrebbe adeguarsi allo stesso principio, seppure con delle variazioni. L'idea - sottolinea D'Antoni a margine della presentazione del Rapporto Svimez - è, sotto una determinata soglia di reddito, applicare il de minimis solo alle vecchie imprese, mentre per le imprese di nuovo insediamento nelle zone franche che saranno selezionate l'esenzione dovrebbe essere totale. Se ne parlerà a Bruxelles venerdì, insieme allo staff del ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino, ma nel frattempo va risolta un'altra questione non irrilevante. Nella Finanziaria 2007 che ha istituito le zone franche si parla di agevolazioni «disciplinate nei limiti previsti dagli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale». Una formula che, presa alla lettera, consentirebbe di applicare il credito di imposta in cifra fissa sulla nuova occupazione creata, ma non l'esonero fiscale. Occorre una correzione; si pensava di inserirla nel decreto sull'extragettito ma così non è stato e ora va individuato uno strumento adatto. Resta infine incertezza sulle zone che comporranno la fatidica lista, al massimo di 15-16 nomi. In alcuni ambienti di Governo si pensa a una pre-sperimentazione limitata a Napoli Est e Taranto. D'Antoni propende invece per una sperimentazione in cui tutte le zone partano allineate. Per ora solo Sicilia e Calabria si sono già pronunciate. Le zone siciliane dovrebbero essere Augusta e i quartieri Brancaccio di Palermo e Librino di Catania. La Calabria ha scelto Lamezia Terme e Crotone. La fiscalità di vantaggio proposta dal modello delle zone franche punta a ridare slancio soprattutto ad aree urbane degradate. Le associazioni industriali del Mezzogiorno temono che alla fine sia prodotto un progetto inferiore alle attese che, se troppo orientato al de minimis, finirebbe per incentivare solo l'insediamento di micro-imprese.





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