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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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IN UN ANNO LA NORMA UE SARA' LEGGE

Italia Oggi - 25 agosto 2007 Bonino: tempi più stretti. I comuni pagheranno le multe europee di Luigi Chiarello Il governo avrà solo un anno di tempo e non più 18 mesi per esercitare la delega e recepire le direttive comunitarie nell'ordinamento italiano. Ma questo tempo limite si ridurrà a soli sei mesi se le direttive sono già scadute o scadranno nei sei mesi successivi all'entrata in vigore della legge comunitaria. E, in ogni caso, il termine entro cui i dlgs dovranno essere emanati in futuro coinciderà con il limite temporale di adozione indicato agli stati membri nel testo delle direttive. Il ministro per le politiche comunitarie e il commercio internazionale, Emma Bonino, illustra così a ItaliaOggi la strategia con cui intende disinnescare la «bomba» normativa delle procedure d'infrazione per mancata adozione delle norme europee nel proprio ordinamento. Un vizio da «euroscettici» molto diffuso nelle condotte amministrative e di governo della filo-europea Italia, visto che a fine luglio si contano ben 213 procedure d'infrazione aperte. Bonino avverte poi che presto sarà operativo quel codicillo previsto dalla Finanziaria 2007, che consente allo stato di chiedere i danni agli enti locali se questi ultimi violano le norme Ue o commettono un'infrazione: in sostanza i comuni e le regioni dovranno rimborsare all'erario dello stato le multe che quest'ultimo ha dovuto pagare a Bruxelles. Infine, il ministro conferma l'intenzione di far apporre un nuovo «bollino» su tutti i provvedimenti da inviare all'esame di consiglio dei ministri e parlamento, così da certificare a ministri e parlamentari che le norme al voto sono compatibili con la normativa europea. E, dunque, non c'è rischio di frizioni con le istituzioni comunitarie. In Gazzetta Ufficiale (n. 194 del 22-8-2007, ndr) è stato pubblicato il documento e il formulario con cui si da avvio alla fase di autocertificazione on line relativa agli aiuti concessi in Italia, dichiarati illegali a seguito della sentenza Deggendorf (provvedimento 6 agosto 2007 dell'Agenzia delle entrate, si veda ItaliaOggi del 21/8/2007, ndr). L'operazione di rastrellamento degli incentivi illegalmente concessi comincia a partire. Ma l'Italia corre ancora i rischi di un blocco europeo delle agevolazioni? Abbiamo rispettato l'impegno richiesto dalla Commissione europea in base alla sentenza Deggendorf senza bloccare le nuove politiche relative agli aiuti di stato. In base alla normativa nazionale Deggendorf le imprese che autocertificano di non dover restituire precedenti aiuti dichiarati illegali e incompatibili dall'esecutivo Ue possono accedere ai nuovi regimi di aiuto. Vorrei aggiungere a questo proposito che la Commissione, in una bozza di documento sul recupero degli aiuti di stato, ci ha dato atto di avere introdotto una norma nazionale che recepisce pienamente l'impegno Deggendorf. Al 31 luglio scorso le procedure d'infrazione aperte nei confronti del Belpaese da Bruxelles erano 213 (245 erano al 3 maggio): 169 riguardano casi di violazione del diritto comunitario, 44, la mancata attuazione di direttive Ue nell'ordinamento italiano. Il trend migliora, ma siamo ancora molto indietro... Credo che fino a quando tutte le amministrazioni, e in particolare quelle locali, non comprenderanno pienamente che la normativa comunitaria è cogente più di quella nazionale, non ne usciremo. Confido tuttavia nella responsabilità di chi amministra di dare attuazione alle direttive e non infrangere il diritto comunitario. A pagare il costo degli inadempimenti è il bilancio dello stato, cioè siamo noi. Se non si verifica questo salto culturale, se non si riuscirà a guardare a Bruxelles come fonte giuridica primaria, temo che rimarrà sempre uno zoccolo duro difficile da scalfire. Per quanto riguarda le mie responsabilità come ministro per le politiche europee, posso solo dire di essere soddisfatta del trend in atto, ottenuto grazie all'impegno di una struttura di missione creata ad hoc. Questo non frena il nostro obiettivo di risalire nella classifica europea che a oggi ci vede agli ultimi posti per rispetto della normativa Ue. Tanto è vero che in Finanziaria abbiamo introdotto il cosiddetto principio di rivalsa: se un'amministrazione locale viola il diritto comunitario o commette un'infrazione lo stato si potrà rivalere per il rimborso della sanzione. Sul fronte della prevenzione delle infrazioni, abbiamo introdotto una serie di provvedimenti per rendere più rapido il recepimento delle direttive. Si tratta della riduzione da 18 a 12 mesi del termine per l'esercizio della delega (con ulteriore riduzione a sei mesi perle direttive già scadute o che scadono nei sei mesi successivi all'entrata in vigore della legge comunitaria) e l'introduzione della regola grazie alla quale il termine per l'esercizio della delega coinciderà con la scadenza del termine per il recepimento della direttiva. Ho infine proposto una specie di «bollinatura» dei provvedimenti che certifichi la loro compatibilità con la normativa europea prima che questi vadano all'esame del consiglio dei ministri e del parlamento. Molte infrazioni riguardano ambiente e gestione dei rifiuti, cosa ne pensa? E' vero e su questo fronte purtroppo siamo molto indietro. Molta della responsabilità va attribuita alle amministrazioni coinvolte, tra cui regioni e comuni. Lo dimostrano i recenti fatti di cronaca che hanno investito la Campania e che ha portato Bruxelles ad aprire una procedura di infrazione contro il nostro paese. Quello dello smaltimento dei rifiuti è un problema che si trascina da anni e non è di facile soluzione. Basti ricordare che si è dovuti ricorrere all'azione della protezione civile senza riuscire ad aver ragione sulle resistenze localistiche. Nel nostro paese vince ancora la logica: «Discariche e inceneritori sì, ma non nel mio cortile». Passiamo ad altro. La sfida del commercio internazionale si fa sempre più serrata. La Cina cresce a ritmi elevatissimi e gli investitori italiani da poco hanno deciso di andare all'ombra della Grande Muraglia. Ci saranno «agevolazioni speciali» per accompagnare il made in Italy nel paese delle Olimpiadi? Gli imprenditori italiani hanno capito molto bene che la Cina può essere una grande opportunità. Se consideriamo anche solo la sua popolazione e la crescita della sua economia, sarebbe da pazzi restarsene a casa a guardare gli altri fare affari. L'estate prossima Pechino si trasformerà nella piazza del mondo, e le Olimpiadi saranno una vetrina importante per tutti, i cinesi in prima fila, ma anche gli altri che vi parteciperanno a vario titolo, compresi i fornitori. Il made in Italy è sempre più conosciuto, e francamente mi rincuora che cominci a esserlo anche quel made in Italy che non è solo l'agroalimentare o la moda ma anche i prodotti ad alto contenuto di tecnologia, o i macchinari. Come governo ci siamo mossi e ci stiamo muovendo per sostenere le nostre aziende all'estero, e le posso dire, non solo per le Olimpiadi del 2008 in Cina, ma anche per i Mondiali di calcio in Sudafrica nel 2010, o per i Giochi invernali di Sochi nel 2014. Lo so, sembrano date lontane, ma non lo sono, perché si tratta di eventi che richiedono ai paesi organizzatori investimenti ingenti, che prendono anni. Spesso a vincere, in termini di forniture o appalti, per esempio, è chi si presenta per primo con una soluzione pronta. E per fare questo, non possiamo certo pensare di muoverci il giorno prima, o anche solo con qualche mese di anticipo. Soprattutto, non possiamo pensare di essere efficaci se operiamo con una logica di interventi estemporanei, ad hoc. Quello che stiamo cercando di fare, al contrario, è impostare una vera e propria politica di sostegno all'export, tempestiva rispetto alle occasioni che si presentano, e fatta di missioni, promozione, contatti, collaborazioni tra pubblico e privato. Le posso assicurare, inoltre, che più che questa o quell'agevolazione conta creare il giusto contesto, il clima politico con le autorità, anche locali, di questi paesi, per mettere poi i nostri operatori nella condizione ideale di fare affari. La Finanziaria prossima interverrà per sostenere l'export italiano? E per tutelarlo dalle contraffazioni, alimentari o industriali che siano? Sulla Finanziaria, posso dirle quello per cui ho già da tempo cominciato a battermi: un aumento sostanziale dei fondi destinati all'internazionalizzazione delle imprese. Insomma, mi parrebbe un pò singolare che nel momento in cui si riconosce il ruolo fondamentale delle esportazioni per la ripresa e la crescita dell'economia italiana, poi non si fa niente a livello di governo per sostenerla con ogni mezzo disponibile. Se mi permette una battuta, da ministro del commercio internazionale mi verrebbe da dire che il futuro dell'Italia ce lo giochiamo in gran parte fuori dell'Italia! Sulla contraffazione, disponiamo già di strumenti adeguati, che stiamo tra l'altro rafforzando. Penso poi che non solo le autorità pubbliche, nazionali ed europee, ma anche le imprese, abbiano reagito bene nei casi che si sono presentati nelle ultime settimane. D'altronde, è irrealistico pensare di eliminare la contraffazione. Più aumentano i commerci, più aumenta la tentazione di contraffare. Quello che dobbiamo fare noi, quindi, è restare vigili e intervenire in modo tempestivo ed efficace per proteggere da un lato i nostri produttori contro una concorrenza sleale, e dall'altro i nostri consumatori, la loro salute anzitutto, ma anche i loro portafogli. Cosa ne pensa della proposta di aggravio di tassazione sulle rendite finanziarie, per uniformarle alla media Ue? A parte che non mi piace giocare a rincorrere l'ultima dichiarazione estiva, credo che al contrario occorra avviare una diminuzione della pressione fiscale. La Commissione europea ha costituito in mora l'Italia per non avere ottemperato agli obblighi sul recupero delle agevolazioni fruite dalle aziende sui contratti di formazione e lavoro (efl). Quando e come l'Italia intende procedere al recupero di queste agevolazioni? Il compito di provvedere spetta all'amministrazione competente. Come Politiche comunitarie stiamo garantendo il necessario impulso per evitare che il governo sia costretto a pagare sanzioni Ue per mancato recupero.





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