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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"PER NON FARLA TACERE"

di Marcello Sorgi A partire da oggi «La Stampa» dedicherà una pagina al giorno, per tutta la durata della campagna elettorale, alla battaglia non violenta dei radicali sulla libertà di ricerca scientifica, gli embrioni sovrannumerari, la clonazione a scopo terapeutico, l’eutanasia legale. Ci sembra un risarcimento minimo per la distrazione con cui tutti - noi compresi - abbiamo seguito in questa settimana l’evoluzione del «Satyagraha», la protesta non violenta, contro la mancanza di spazi di informazione e di confronto, soprattutto in tv, su queste tematiche. Ci son voluti il ricovero di Emma Bonino, ieri, in ospedale, dopo cinque giorni di sciopero della fame e della sete, i bollettini allarmati dei medici, che parlano di «tracollo possibile», e l’allargamento della partecipazione al «Satyagraha» di quasi quattrocento persone (compresi due radicali della prima ora come Massimo Finoia e Ennio Boglino, gravemente ammalati, che hanno deciso di ridurre la terapia morfinica antidolore), per arrivare a ciò che neppure gli interventi di Ciampi e Amato erano riusciti ad ottenere. Ma parlare di attenzione è fin troppo. Colpisce, certo, come quarant’anni fa ai tempi del digiuno di Danilo Dolci, vedere al fianco della Bonino, mobilitati, due intellettuali laici del valore di Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Mentre al resto, dal lungo elenco di dichiarazioni dei politici, trapela un non so che di rituale, convenzionale e ripetitivo, cinismo professionale di chi sa che parlarne, fingere solidarietà, può servire a evitare scocciature, tentativi di attirare, nel gorgo confuso della campagna elettorale, anche il gesto estremo e disperato dei radicali. Una chiusura così - va detto - non s’era mai vista. La commissione parlamentare di vigilanza, che quattro anni fa intervenne in favore di Pannella in una controversa tornata di referendum, stavolta s’è limitata ad auspicare. La Rai si trincera dietro le rigide norme della «par condicio». Noia burocratica, senso di ordinaria amministrazione, indifferenza e alzate di spalle accompagnano le sofferenze dei digiunatori. La voce fievole di Luca Coscioni, impedita dalla sclerosi laterale, contrasta a malapena gli acuti di Celentano e Gaber, il «no» cantato alla donazione di organi e alla strumentalizzazione degli ammalati. Tanta durezza, tanta sordità, hanno solo una spiegazione: i radicali sono da trent’anni gli antesignani e gli interpreti più convinti di un vero bipolarismo, fondato sui valori e non sulle convenienze politiche. Ancora ai tempi dei partiti-stato, con i referendum sul divorzio e l’aborto sono riusciti a dividere laici, cattolici e comunisti; a sollevare, con la campagna su Tortora, le coscienze sui mali della giustizia; e a coinvolgere perfino il Papa contro il rifiuto politico generalizzato di occuparsi di fame nel mondo. Farli parlare, a due settimane dal 13 maggio, può essere pericoloso per i due poli, che al loro interno, e proprio su temi come clonazione, embrioni ed eutanasia, hanno infinite varietà di posizioni. Farli tacere è certo più comodo. Il vero rischio, per tutti, è farli sparire.





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