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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BONINO: “IL RICATTO SUGLI OSTAGGI È IL NOSTRO 11 MARZO”

“E’ il nostro 11 marzo. Dopo la Spagna è toccato a noi...”. Emma Bonino, storica esponente del Partito Radicale, commenta così il video degli ostaggi italiani e l’ultimatum posto dai loro sequestratori che “ha la pesantezza di un ricatto tutto politico”.
“Proprio come a Madrid – spiega l’europarlamentare – in base a una chiara agenda politica, si è cercato di giocare una carta di pesante interferenza elettorale”. E lo dimostra il fatto che “finora, sia pure con il contagocce e tante sofferenze, praticamente tutti gli ostaggi di altre nazionalità sono stati rilasciati; per i nostri, invece, si condiziona tutto all’atteggiamento del governo verso la presenza militare in Iraq”. “A questo punto – continua Bonino – non è questione di riscatti, né di bollettini di ottimismo o di pessimismo, Né tanto meno di trattative confuse ed opache con improbabili mediatori.
Mi auguro che il nostro ceto politico di maggioranza e di opposizione, così introvertito, chiuso in una logica tutta italiana, non ceda alla tentazione un pò misera della colpevolizzazione reciproca, o della speculazione elettorale. E spero che sarà possibile una reazione politica all’altezza della situazione. Non servono risposte a Zapatero”.
Dichiarazione, queste ultime, pienamente condivise anche dall’ex premier spagnolo José Maria Aznar. Il quale, invece, una risposta a Zapatero la dà e come. Risvegliatosi dal letargo in cui era caduto, ieri l’ex primo ministro è infatti finalmente intervenuto nel dibattito politico che travolge il suo paese da quando il nuovo leader ha annunciato di voler ritirare le truppe iberiche dall’Iraq.
“La decisione di ritirare le nostre truppe dall’Iraq è legittima – ha detto Aznar – ma anche gravemente irresponsabile. Essa aumenta infatti i rischi per la Spagna e danneggia le relazioni esterne del nostro paese”. E una volta cominciato lo sfogo l’ex primo ministro pare non volersi più fermare e senza mezzi termini definisce la ritirata dei suoi come “la migliore notizia che potessero ricevere coloro che lo scorso 11 marzo hanno danneggiato la Spagna”. “Molti spagnoli, come me – confessa Aznar – si vergognano di questa fuga. Siamo preoccupati per le conseguenze che essa avrà sulla sicurezza comune e sulla difesa delle nostre libertà contro il terrorismo”. Una critica che verte sul fatto che il governo Zapatero “non avrebbe potuto scegliere un momento peggiore e meno opportuno per prendere una decisione della quale, peraltro, è molto difficile capire la fretta”. “Solo l’opportunismo collegato a elezioni segnate dal terrore può spiegare una deliberazione che si allontana completamente dall’interesse del paese che invece porta a fare quello che desideravano i terroristi”.
Zapatero, chiosa infine Aznar, non solo è colpevole di non aver indicato ai cittadini “quale alternativa propone a quella di una salda alleanza per la stabilità dell’Iraq e per la lotta in prima linea contro il terrorismo. Ma con la sua decisione si è anche allontanato dal consenso europeo ed atlantico e non è avanzato di un solo passo verso il consenso nazionale, considerato che ha deciso di ritirare le truppe senza ascoltare il Consiglio dei minsitri e ha informato prima la stampa del parlamento”.
“Distogliere lo sguardo e fuggire dalla realtà – ammonisce Aznar – non farà sì che il terrore scompaia e neppure che rallenti il suo percorso.
Ci porterà anzi a scontrarci contro di esso peggio preparati e insicuri”.
Ma il suo monito accorato cade nel vuoto. Ieri, infatti, le truppe iberiche hanno cominciato a lasciare Najaf e si sono in parte traferite nella base di “Espagna”, a Diwaniya, prima tappa del rientro in patria previsto nei prossimi giorni.
Le posizioni spagnole, per il momento sono state intanto occupate da circa duecento militari americani.





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