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FISCHER AUSPICA SANZIONI ONU "MA NON E' L'UNICA STRADA"

Il Corriere della Sera - 2 ottobre 2007 L'ex ministro degli Esteri tedesco confida in un nuovo intervento del Consiglio di Sicurezza contro il programma nucleare di Teheran di Federico Fubini Qualche conto inizia già a regolarlo con le sue memorie («Gli anni rosso-verdi»), non ancora atterrate in libreria ma già ampiamente filtrate all'esterno. Joschka Fischer lo fa per esempio quando prende le distanze dalla politica di apertura alla Russia perseguita da Gerhard Schroder quand'era cancelliere. Ora però l'ex ministro degli Esteri tedesco porta un passo più in là la sua scelta tutta interna all`occidente, aliena a ogni equidistanza o esitazione. Fino a formulare una linea della fermezza senza complessi anche nei confronti dell'Iran. Quando gli si chiede se l'Europa debba andare avanti da sola con un nuovo treno di sanzioni contro il regime di Teheran, in caso di blocco russo-cinese in Consiglio di sicurezza, l'ex movimentista verde non si tira indietro. Le Nazioni Unite sono l'opzione migliore, fa notare, non l'unica: «La strada per andare avanti è quella delle sanzioni, sperabilmente sostenute dal Consiglio di sicurezza». E in quell'avverbio calibrato con cura, quello «sperabilmente» che non esclude altre opzioni meno auspicabili però pur sempre praticabili, c'è tutto il dilemma degli europei di queste settimane. Su questo punto in realtà si è già consumato nei giorni scorsi più di un malinteso fra Roma e di Parigi: la Francia è decisa a spingere sull'acceleratore di nuove misure contro l'Iran, se possibile già all'incontro dei ministri degli Esteri dell'Ue di metà ottobre. L'Italia invece esita, cerca sponde alle Nazioni Unite, forse è tentata dall'idea di prendere anche per i suoi legami più radicati con l'Iran o per i suoi rapporti più complessi con l'amministrazione americana. Fischer però non firma assegni in bianco a nessuno, neppure a Bernard Kouchner. Il capo della diplomazia di Parigi aveva pronunciato in pubblico la parola che tutti pensano e nessuno dice: il «rischio di guerra», se l'Iran dovesse continuare a sviluppare l'arma atomica travestita da risorsa civile. Ma al debutto dello «European Council on Foreign Relations» (Ecfr), di cui è presidente e socio fondatore, Fischer chiaramente lo corregge: «Dobbiamo evitare il confronto militare e l'opzione nucleare, entrambe sono opzioni pessime». Per riuscirci, dice, «gli europei dovrebbero fare di tutto per convincere gli americani che con l'Iran bisogna mettere sul tavolo tutte le questioni rilevanti, non solo il nucleare». Quasi pleonastico chiedergli se ciò implichi più cooperazione anche per la pacificazione dell'Iraq: «Non ci può essere accordo con gli americani senza parlare di Iraq - taglia corto - una questione che per l'appunto interessa anche l'Iran». Per l'ex vicecancelliere di Schröder, l'occasione di fare il punto arriva proprio con la partenza ufficiale dell'attività dell'Ecfr. Strutturato come il potente «Council on Foreign Relations» di New York, questo nuovo super-pensatoio è una creatura fortemente voluta e finanziata da George Soros, che conterà basi operative in sette capitali dell'Ue (Roma inclusa). Il finanziere fuggito all'antisemitismo dell'Ungheria hitleriana, formato alla scuola di Karl Popper, a Londra, da New York nel '92-'93 scommise sulla disintegrazione del Sistema monetario europeo. E vinse: Soros strappò la maschera all'Europa pre-euro attraverso il suo Quantum Fund. Oggi, con la «sua» Europa centro-orientale integrata nell'Unione a 27, il vecchio ungherese dice: «L'Ue incarna i principi di una società aperta, deve servire da modello di una società globale aperta. Era abituata a farsi indicare la direzione dagli Stati Uniti, reagendo in positivo o in negativo. Tutto questo ora deve cambiare». Perché tutto ciò produca una politica estera credibile, la squadra dell'Ecfr inizia a lavorare in questi giorni. Fra i 50 fondatori ci sono gli italiani Giuliano Amato, Emma Bonino, Marta Dassù, poi il neocapo del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss Kahn, il finlandese Martti Ahtisaari come copresidente assieme a Fischer, l'ex commissario europeo Chris Patten, una rockstar Brian Eno. Del resto già il primo appuntamento, per fine ottobre, dà già la misura di dove andrà l'Ecfr: «Pubblicheremo un rapporto sulla Russia - spiega il direttore esecutivo Mark Leonard -. Parleremo di come è possibile passare dalla linea europea di sostegno alla democratizzazione di Mosca negli anni '90 a un contenimento "soffice". Dobbiamo respingere alla politica del divide et impera di Mosca in Europa su un pò tutti i temi: dall'indipendenza del Kosovo, alle forniture di Energia, alle pressioni sui paesi dell'ex Urss».





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