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PRODI E I "NODI" DEL PETROLIO KAZAKO

Il Messaggero - 8 ottobre 2007 di Fabrizio Rizzi L'ultima partita per il maxi-giacimento di Kashagan, per il quale il governo di Astana ha in corso un braccio di ferro con l'Eni, comincia questa mattina nel palazzo pieno di marmi e colonne, "Akorda Levoberezhie". Romano Prodi è atteso con una delegazione di imprenditori, tra cui Luca di Montezemolo, dal presidente kazako, Nazarbayev. Il premier anticipa che la questione dei pozzi di Kashagan «non è nell'agenda politica, ma ne parleremo». Che da quest'esito dei colloqui si attenda una svolta, è certamente difficile, «fuori luogo», fanno notare. Ma è chiaro che il presidente Prodi, reduce da un incontro a New York, con Nazarbayev, abbia già in mente quali siano le mosse se non per risolvere, almeno per far avanzare la trattativa, che viene condotta dal Cane a sei gambe, nei riguardi di uno uno dei casi più controversi, ma anche più complessi, per l'estrazione petrolifera nel mar Caspio. L'Italia si aspetta un match-point a suo favore (capace di generare profitti per decine di miliardi di euro), al momento, però, non c'è nulla di scontato. Ma il punto più importante è che il Paese è sceso qui, in una capitale isolata nella Steppa, pronto a fare squadra: con Montezemolo ci sono più di 200 imprenditori che offrono a un Kazakhstan, gigante dalle gambe d'argilla (ma con un costante trend di crescita del 9%, annuo), la prospettiva di costruire infrastrutture, strade, ferrovie, poli alimentari, con un partner affidabile. Prodi (che si è fatto accompagnare dal ministro Emma Bonino e da Angelo Rovati, consulente esperto di problemi kazaki) auspica che il cambio euro-dollaro «non aumenti e diventi meno conveniente». In ogni caso, sottolinea, noi «reggiamo bene» sulle esportazioni, «ma certamente con un euro un pò più basso esporterremo un pò di più». Erano più di 10 anni che l'Italia non si affacciava su questo Paese dalle terre sterminate (grande 9 volte lo Stivale), ricco di minerali (uranio, zinco, piombo, oro e soprattutto idrocarburi), ma dai molti problemi, aperti da un tumultuoso boom economico. Nel caso dei campi estrattivi di Kashagan, gestiti dal consorzio Agip-Kso, c'è da sciogliere l'ultimo nodo, introdotto dal Parlamento kazako il 27 settembre scorso. In pratica, al governo dell'ex Repubblica sovietica è concessa la possibilità di modificare o rompere unilateralmente i contratti sottoscritti con le aziende, anche straniere. E` un cappio appeso al collo del consorzio, insieme ad altri ostacoli gettati sul percorso di questa lunga trattativa.





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