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PRODI IN KAZAKHSTAN: NON DOBBIAMO TEMERE L'ASIA

La Gazzetta del Mezzogiorno - 8 ottobre 2007 Il premier: da nemico del "made in Italy" si può trasformare in grande opportunità per il sistema delle imprese Astana- L'Asia da nemico del «made in Italy» può trasformarsi in una grande opportunità per il sistema delle imprese italiane: con questa convinzione Romano Prodi sbarca in Kazakhstan alla guida di una imponente missione economica che ha raccolto l'adesione di quasi 250 imprenditori pronti a penetrare un mercato enorme, il primo dell'intera Asia centrale. La caccia alle tigri asiatiche è un vecchio pallino del premier e sin dalla nascita del suo secondo Governo Prodi ha decisamente riorientato la politica estera dell'Italia verso quelli che ha definito più volte «i mercati del futuro». Mercati che, ha sempre spiegato marcando la differenza della sua politica da quella del suo predecessore Silvio Berlusconi, non sono da «temere» o da tenere lontano con politiche protezioniste costruite sui dazi ma, al contrario, da aggredire con velocità bruciando sul tempo anche tanti stretti alleati europei. Non è certo un caso quindi che in queste stesse ore il capo della diplomazia italiana, Massimo D'Alema sia impegnato in colloqui politici ad Hanoi. Il Vietnam infatti è un altro incredibile Paese emergente che con il suo dinamismo si sta imponendo nel sud-est asiatico. E in quest'area il «sistema Italia» mostra ancora tutta la sua debolezza. Un ritardo da colmare in Vietnam, ed un trend da confermare invece in India, seconda tappa della missione del ministro degli Esteri. Una tappa dovuta dopo il recente viaggio in India dello stesso premier che visitò ben cinque città alla guida di delegazione economica che aveva lo stesso formato di quella oggi presente ad Astana. Il Kazakhstan fornisce oggi al presidente del Consiglio i dati economici necessari per mostrare la bontà di questa scelta strategica offensiva: l'Italia è già il secondo partner commerciale del Kazakhstan, subito dopo la Russia e ben prima di Francia e Germania. Impressionante il suo ritmo di crescita al quale il petrolio fornisce il turbo: oltre il 9 per cento annuo, cifra che gli permette di essere di gran lunga la più potente economia dell'Asia centrale. Naturalmente le importazioni di petrolio fanno dell'Italia il primo acquirente di merci kazache con una quota del 18 per cento. Ma lo sviluppo tumultuoso del Paese, la stabilità politica e l'ormai decennale apertura al libero mercato fanno da tempo del Kazakhstan un Paese «fortemente affidabile», come conferma anche la Confindustria. Oltre al ministro per il Commercio estero Emma Bonino e al presidente di Confindustria Luca di Montezemolo, ad Astana è tornato anche l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni. L'ad di Eni è ormai di casa ad Astana dove è alle prese con uno spinosissimo contenzioso con il Governo Kazako sui giacimenti di Kashagan. La presenza del premier non si prevede possa portare ad un risultato immediato ma gli uomini del cane a sei zampe si augurano che possa facilitare il dialogo e la comprensione tra l'Enfi e le autorità kazache. Che, in sostanza, sono rappresentate dall'immarcescibile presidente Nursultan Nazarbayeq padre-padrone del Kazakhstan sin dal lontano 1991 quando nacque la repubblica dal dissolvimento dell'Unione sovietica. La visita inizierà questa mattina con un incontro con Nazarbayev che sarà poi allargato alla delegazione imprenditoriale. Nel pomeriggio il premier incontrerà gli imprenditori e avrà un colloquio con il primo ministro Masimov.





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