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PRODI OTTIMISTA PER L'ENI IN KAZAKISTAN MA I NODI RESTANO
Il Messaggero - 9 ottobre 2007
di Fabrizio Rizzi
ASTANA - Se la partita sul giacimento di Kashagan, è come un un gioco a scacchi, ma si può chiudere entro «fine anno», parola di Paolo Scaroni, le difficoltà per l'approvvigionamento di gas e idrocarburi, continueranno anche quest'inverno. L'amministratore dell'Eni dice che ancora non si può essere «proprio tranquilli» per
affrontare la stagione più rigida dell'anno. Anche se quello del 2007 sarà «l'ultimo inverno a rischio». Ma queste valutazioni non sono condivise da Romano Prodi. Che ribatte: «Non sono così pessimista, certo gli incidenti possono sempre accadere. Le riserve sono al massimo. Non vi sono ragioni che possano portare a una crisi energetica». Il caso Kashagan (per il premier si troverà «un accordo»), ha altri effetti. Non c'entra nulla con la crisi energetica, ma incrina i rapporti tra Italia e Kazakistan. Nell'incontro tra Prodi ed il presidente Nazarbayev strette di mano e sorrisi, un vocabolario diplomatico sciorinato da ambedue le parti, nel palazzo pieno di marmi, metafora dell'aspirazione al gigantismo di un Paese dalle fragili radici.
Ma il punto di contrasto emerge sul blocco azionario. I kazaki vogliono pesare di più nel consorzio Agip-Kco, dall'8,33 fino al 40%. E poi vi sono altre questioni, puramente politiche. Prodi concede loro l'appoggio per l'ingresso di Astana nel Wto (chiedendo in cambio una sponsorizzazione sulla moratoria della pena di morte). Ma chiede, soprattutto, «rassicurazioni sulle nuove norme degli investimenti stranieri. Il mondo delle imprese, non tanto quello italiano, è preoccupato». L'allusione alle minacce subite, attraverso una legge sulle riserve minerarie, per estromettere l'Eni dal consorzio Agip Kco, è evidente. Sia da Nazarbayev che dal premier, Masimov, è arrivato il segnale: non si cambia rotta, restiamo aperti agli stranieri. Luca di Montezemolo da man forte a Prodi quandoparla delle offerte industriali del Kazakistan all'Italia. Avverte: di fronte agli investimenti «è indispensabile evitare passi indietro».
Altrettanto decisa, Emma Bonino. E` chiaro che il braccio di ferro continua su questo binario. Anche se ufficialmente il negoziato va avanti su un piano tecnico. Il premier spiega: la soluzione verrà «impostata e costruita nel futuro». Ma il ponte politico è gettato. L'Italia gioca a pieno campo. Il presidente Napolitano ha invitato Nazarba ev a venire a Roma nei primi mesi del 2008. Se la visita di Prodi non ha prodotto accelerazioni, almeno un risultato lo ha raggiunto: che il laborioso negoziato con i kazaki non ha subìto uno strappo lacerante. Ma un clima di cauto ottimismo si è diffuso nel governo e nell'Eni. La legge sulle riserve minerarie potrebbe non essere mai approvata. Ne è convinto Scaroni, sarebbe la rimozione del più grosso ostacolo. Malgrado le accuse di Astana di aver fatto lievitare i costi (portando, come ha detto Nazabayev «l'aumento della spesa di 100 miliardi di dollari»), l'Eni ribatte: il consorzio ha speso finora «9 miliardi di dollari». Nella prima fase ritiene che i costi siano passati da 10 a 19 miliardi. Ma forse a semplificare le cose, sarà il gioco di squadra che Confindustria con Abi (più di 200 imprenditori e banchieri) stanno facendo per una strategia di penetrazione in una Paese dalla crescita a due cifre. Ci punta anche Finmeccanica. Prodi elogia questo modello. Anche Corrado Faissola, Abi, ci crede. Bisogna, però, consolidare il, dialogo.
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