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PRODOTTI PERICOLOSI, RIPARTE LA CORSA PER IL MARCHIO D'ORIGINE

Italia Oggi - 15 ottobre 2007 di Laura Ricci Il ritiro dai mercati europei di milioni di giocattoli (e non solo) prodotti in Cina, ritenuti pericolosi o nocivi, ha fatto ripartire la proposta di regolamento avanzata della Commissione europea nel 2005 sul marchio d'origine, ferma al Consiglio europeo a causa dell'opposizione di un gruppo di paesi, soprattutto nordici. Mentre Mattel promette una maggiore vigilanza. Il Parlamento europeo, il commissario Ue alla tutela dei consumatori, Meglena Kuneva, il ministro italiano del commercio estero e delle politiche europe, Emma Bonino, hanno chiesto infatti che i ministri dei Ventisette approvino al più presto la proposta di Regolamento che l'esecutivo comunitario ha presentato nel dicembre 2005 (COM(2005) 661). Il provvedimento propone l'introduzione di un sistema di marchio di origine obbligatorio, applicabile esclusivamente alle merci importate in Europa. Il sistema riguarda un certo numero di settori che hanno risposto positivamente alla consultazione della prima metà del 2004, tra cui tessile, abbigliamento, gioielleria, calzature, arredamento, cuoio e pelletteria, ceramica e oggettistica (a esclusione dei prodotti della pesca e dei prodotti alimentari). L'OSTRUZIONISMO DEI PAESI NORDICI Nonostante l'esecutivo abbia segnalate una certa fretta nell'introduzione del dispositivo (tanto da aver avanzato una proposta di regolamento e non di direttiva), l'iter legislativo si è arenato in Consiglio dove sono emersi alcuni pareri contrari, specie da Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca, Germania, e da alcuni del paesi dell'Est (Repubblica Ceca, Slovenia, Lettonia, Estonia), e del Nord (Svezia e Finlandia). A favore del «Made in» sono schierati invece, con l'eccezione di Malta, tutti gli stati membri del fronte mediterraneo (Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Grecia e Cipro) più Ungheria, Polonia, Sloavacchia e Lituania. Tre paesi, Bulgaria Romania e Malta, stanno ancora elaborando la propria posizione. L'IMPEGNO DEL PARLAMENTO UE La necessità del «Made in» è avvertita con intensità anche dal Parlamento Ue: infatti durante la sessione plenaria del 5 settembre 2007, alcuni deputati, di tutti i gruppi politici, hanno lanciato una raccolta di firma a sostegno di una «dichiarazione scritta», promossa anche dal ministro dello sviluppo economico, Pierluigi Bersani, con l'obiettivo di spingere il Consiglio Ue ad approvare la proposta sul «Made in». Da allora, il testo ha raccolto più di 200 firme, tra le quali quella del presidente dell'Assemblea Hans-Gert Pöttering. E la scorsa settimana anche Bonino e Kuneva hanno portato il loro convinto sostegno alla dichiarazione. Inoltre, l'Aula ha adottato praticamente all'unanimità una risoluzione sulla sicurezza dei giocattoli, nella quale si sollecita la rapida introduzione dell'indicazione del paese d'origine sui prodotti importati, la revisione della direttiva sulla sicurezza dei giocattoli e la creazione di un marchio europeo per la sicurezza dei consumatori. Si tratta della seconda risoluzione, dopo quella del luglio 2006 (P6 TA(2006)0325). Gli eurodeputati chiedono inoltre alla Commissione di valutare l'opportunità della creazione di un Marchio europeo volontario, da affiancare al marchio Ce, per aiutare il consumatore a fare scelte informate. IL MARCHIO CE Attualmente i Ventisette non dispongono di alcuna normativa sull'impiego di un marchio di origine per i prodotti industriali. E le norme sull'impiego volontario in vigore in alcuni stati membri sono eterogenee. I maggiori partner commerciali: dell'Unione, (quali Stati Uniti, Canada, Cina e Giappone), invece, hanno introdotto un sistema di indicazione obbligatoria dell'origine già tempo. Il marchio «Ce» certifica che il fabbricante ha verificato e dichiarato la conformità del prodotto a tutte le disposizioni contenute nella direttiva 2001/95/Ce relativa alla sicurezza generale dei prodotti. A volte però il marchio non garantisce nulla e potrebbe essere letto piuttosto come «China Export». NUOVA DIRETTIVA GIOCATTOLI Alcuni riflessi di questi dibattiti probabilmente si potranno cogliere nella proposta di revisione della vecchia direttiva sui giocattoli (la 88/378/Cee) su cui sta lavorando la Direzione generale industria dell'esecutivo comunitario. «Il nostro obiettivo», ha spiegato a ItaliaOggi Ton Van Lierop, portavoce del Commissario all'Industria, «è di avanzare la proposta entro la fine dell'anno. La direttiva che disciplina il settore della sicurezza dei giocattoli è molto vecchia e necessita di un aggiornamento. Soprattutto per quanto riguarda la definizione dei requisiti essenziali e vincolanti, adatti ad essere applicati uniformemente nei Ventisette». KUNEVA INCONTRA MATTEL Per quanto riguarda il caso specifico dei giocattoli ritirati del mercato, Kuneva ha ammesso, dopo un incontro con il vicepresidente di Mattel international, Bryan Stockton, che «Mattel ha ancora un sacco di strada da fare per ricostruire la fiducia del consumatore». Il commissario ha rilevato che «i processi di produzione stanno diventando sempre più lunghi e complessi, ma questo particolare non deve interferire con la possibilità di avere giocattoli prodotti secondo standard elevati». In effetti, ha proseguito, «la responsabilità legale di mettere sul mercato prodotti sicuri è tutta dei produttori e nessun altro se l'assumerà». L'ULTIMATUM A PECHINO Intanto, Bruxelles ha lanciato un ultimatum al governo di Pechino. «L'Unione europea è pronta a vietare le importazioni dalla Cina se entra la fine di ottobre Pechino non dovesse rispondere adeguatamente alle preoccupazioni dei consumatori europei». La Commissione dispone infatti di strumenti propri per intervenire, come fece attraverso la Decisione 1999/815/Ce con cui limitò l'immissione sul mercato e l`utilizzazione di tre ftalati nei giocattoli e negli articoli per bambini di età inferiore a tre anni (divieto che è stato prorogato più di 20 volte e ora prorogato fino al 2010). 0 come ha fatto lo scorso marzo vietando la vendita di accendini aventi un aspetto attraente per i bambini, i cosiddetti «accendini fantasia». Insomma, Kuneva non fa che ripeterlo: «Bruxelles farà tutto il possibile perché per Natale i prodotti pericolosi non compaiano sul mercato».





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