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ALZARE LA VOCE CON PECHINO

Il Corriere della Sera - 17 ottobre 2007 Veltroni, la Cina e il boicottaggio dei Giochi di Piero Ostellino Il segretario generale del Partito comunista cinese Hu Jintao - la notizia è di ieri - ha detto al 17° congresso del partito: «La nostra crescita economica si è realizzata a costi umani e ambientali eccessivamente elevati. È necessaria una correzione». Non è molto. Ma è già un primo successo per quella parte del mondo libero che si batte per i diritti civili nella Repubblica popolare cinese, contro l'armamento nucleare dell'Iran antisemita e ha fatto sentire la sua protesta di fronte alla repressione della rivolta dei monaci buddisti in Birmania. La questione riguarda anche l'Italia, che a qualcuno è parsa distratta di fronte al dramma birmano e troppo timida nei confronti della Cina e dell'Iran. Dice al riguardo Goffredo Bettini, braccio destro di Walter Veltroni: «La Cina è il supporto fondamentale della dittatura birmana e l'Occidente è troppo prudente. Anche l'Italia continua a fare i suoi affari come se nulla fosse. Non capisco come si possa, senza concreti atti da parte della Cina, andare serenamente a Pechino a festeggiare le Olimpiadi». Quella di Bettini è una posizione prettamente morale, peraltro condivisa da altri, come Bernard Henry-Levy e Alberto Asor Rosa, che si sono entrambi pronunciati uno sul Corriere, l'altro su Repubblica per il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino se il governo cinese non si impegnerà, dice Asor Rosa, «sulla libertà di parola». Di contro, più attenti alle ragioni del realismo politico, anche se ovviamente non indifferenti sul piano etico, ci sono il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, e quello per il Commercio estero, Emma Bonino, nei confronti dei quali sono, forse, indirizzati gli strali di Bettini. Probabilmente, la giusta misura sta nel mezzo. Le parole di Bettini riflettono una forte attenzione all'«etica dei principi», in base alla quale la loro difesa deve essere assoluta e poi - come si suole dire - le cose vadano come vadano. L'atteggiamento di D'Alema e della Bonino riflette, invece, un'attenzione politicamente più articolata all'«etica della responsabilità», in base alla quale, con la difesa dei principi, ci si preoccupa anche delle sue conseguenze. Quella del braccio destro di Veltroni è una scelta etica «senza se e senza ma», tipica da parte di chi non ha responsabilità di governo dirette; quella dei due ministri è il comportamento proprio di ogni uomo di governo abituato a pesare i pro e i contro delle proprie scelte, comprese quelle etiche. E' difficile dare ragione all'uno e torto agli altri o viceversa. La Cina e l'Iran sono importanti partner economici e commerciali dell'Italia. Sarebbe irresponsabile non tenerne conto. Ma ad aiutare a capire quale sia l'atteggiamento corretto è ancora Hu Jintao: «Se la Cina si isola dal mondo non progredisce, ma il mondo senza la Cina non può godere di prosperità e di stabilità». Significa che - lo diceva già un grande economista dei Settecento, Adam Smith, e lo ha ripetuto più recentemente un altro economista liberale, Milton Friedman - in un rapporto economico e commerciale il vantaggio è reciproco: chi vende ha un interesse a vendere uguale a quello di chi compra a comprare. Altrimenti il rapporto non nasce neppure. Dunque, una nostra ferma presa di posizione etico-politica sui diritti civili in Cina, né più né meno che nei confronti dell'Iran nucleare - senza arrivare necessariamente al boicottaggio delle Olimpiadi cinesi, che provocherebbe solo un irrigidimento di Pechino senza alcun risultato pratico - non danneggerebbe i nostri interessi economici e commerciali con i due Paesi. Ma, almeno, darebbe un segnale forte che l'Italia ha una politica estera. E qualche principio.





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