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LA BONINO ALL'ONU: "A SERIO RISCHIO LA MORATORIA SULLA PENA DI MORTE"

Il Corriere della Sera - 30 ottobre 2007 Il ministro accusa Belgio e Olanda di bloccare l'intesa: "L'iniziativa ora è fragile" di Alessandra Farkas New York - Come in un tragico replay delle due precedenti sconfitte, nel 1994 e 1999, la storica moratoria sulla pena di morte rischia di naufragare nuovamente all'Onu. Lo ha detto il ministro per il Commercio internazionale e le Politiche europee Emma Bonino, giunta al Palazzo di Vetro nella speranza di tenere a battesimo il testo di risoluzione promosso dall'Italia. Dietro il paventato fiasco, questa volta, non c'è la potente lobby del governo Usa, che negli anni Novanta fece quadrato per ben due volte con gli altri Paesi «giustizieri» - tra cui Cina, Iraq, Iran, Pakistan e Sudan - facendo deragliare gli sforzi italiani ed europei per indurre l'Assemblea Generale Onu a votare il bando totale delle esecuzioni capitali. L'ostacolo principale, ha spiegato la Bonino durante una conferenza stampa alla Missione Italiana Onu, oggi viene da due Paesi europei. «Belgio e Olanda, che si oppongono alla bozza di risoluzione neozelandese: quest'ultima è stata emendata dietro proposta di Brasile, Filippine e Messico, intenzionati ad ammorbidire il linguaggio per porre l'enfasi sulla moratoria». Lasciando a una seconda risoluzione il compito di affrontare il tema dell'abolizione. «Dal punto di vista italiano il nuovo testo presentato dalla Nuova Zelanda è perfettamente accettabile», ha detto la Bonino, irritata contro ciò che ha definito «le obiezioni ideologiche» e «le rigidezze da puristi» dei due Paesi Ue, che vorrebbero un linguaggio più marcatamente abolizionista. «Il tempo stringe», ha ammonito il ministro, secondo cui «l'iniziativa oggi è più fragile». Per essere messa ai voti dell'Assemblea Generale, la risoluzione dovrebbe essere ufficializzata all'Onu entro giovedì, primo novembre. L'Italia non ha intenzione di farsi scappare l'importante scadenza. «Ho avuto dal governo l'indicazione ad andare avanti - ha rivelato la Bonino -. E stato fatto il massimo sforzo per una posizione europea comune, ma la coesione europea è il secondo obiettivo. Il primo obiettivo è la moratoria». L'impasse l'ha già costretta a rinviare in extremis l'appuntamento pubblico alle Nazioni Unite con l'ex governatore dello Stato di New York Mario Cuomo e l'attrice e ambasciatrice della Fao Gina Lollobrigida per la presentazione del rapporto annuale sulla pena di morte dell'associazione Nessuno Tocchi Caino, di cui la politica italiana è tra i co-fondatori. Anche se la risoluzione dell'Assemblea Generale avrebbe un valore puramente simbolico - al contrario di quelle approvate dal Consiglio di Sicurezza - il suo impatto politico sarebbe enorme. «Manderebbe un fortissimo segnale ai Paesi giustizieri», spiega Aubrey Harris, portavoce di Amnesty International Canada, uno dei Paesi a favore della moratoria, «spingendoli a cambiare, perché il trend mondiale è abolizionista». I tempi non sono mai stati tanto propizi. Per passare, la risoluzione richiede l'approvazione da parte di solo 97 dei 192 Paesi membri Onu. I numeri hanno iniziato a favorire il fronte abolizionista dopo le polemiche provocate dall'impiccagione di Saddam Hussein, anche se delle 133 nazioni che hanno abolito il capestro, soltanto 93 hanno ufficializzato il divieto con una legge. Per evitare le accuse di essere «un'iniziativa tutta occidentale», come nel 1994 e nel 1999, il Portogallo, presidente di turno Ue, ha chiesto a due Paesi di ciascuno dei cinque gruppi regionali Onu di sottoscrivere la bozza. «Volevamo una mobilitazione interregionale - spiega il portavoce della missione portoghese -. Oggi tra gli sponsor ci sono Angola, Gabon, Brasile, Messico, Croazia, Albania, Filippine e Timor Est». E alla fine di settembre anche il Rwanda si è aggregato alla crociata, «perché se noi possiamo abolire il boia, nessun altro Paese ha il diritto di usarlo», spiega il portavoce della missione Onu del Paese africano dove i responsabili del genocidio sono ancora in attesa di giudizio. Persino gli americani, oggi, hanno abbassato il loro profilo all'Onu, in attesa della sentenza della Corte Suprema di Washington che entro la prossima estate dovrà esprimersi sulla costituzionalità dell'iniezione letale.





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