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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BONINO: “LA MORATORIA UN SUCCESSO ITALIANO MA LA BATTAGLIA CONTINUA”

L'Unità - 3 novembre 2007 La ministra: ci sono ancora molti ostacoli da superare, ma credo sia la volta buona di Umberto De Giovannangeli Le lacrime di gioia lasciano il passo alla consueta determinazione. «Emma la tenace» è pronta a rilanciare la battaglia di civiltà contro i fautori del patibolo. Partendo da un primo, importante risultato: «Finalmente sottolinea Emma Bonino - è possibile avviare un processo di discussione nella Terza Commissione dell’Onu per approvare questa moratoria». Ma, avverte la ministra radicale, «non è ancora una battaglia vinta: bisogna superare le trappole, gli emendamenti, le pregiudiziali-trappola, in Terza Commissione. Ma se teniamo, se non ci distraiamo, credo davvero che questa sia la volta buona». Come ci si sente ad essere stata protagonista di questa battaglia di civiltà? «In realtà i protagonisti sono stati tanti. Io mi sono trovata ad essere presente a New York in un momento cruciale, in cui sembrava che dopo la grande iniziativa di D’Alema del 28 settembre che la strada fosse ormai in discesa...». E invece? «Invece si erano create delle rigidità europee, improvvisamente venerdì scorso. Tanto è vero che la mia andata a New York voleva essere un’andata di sostegno alla risoluzione che davamo tutti per presentata e che invece si era inceppata tra venerdì e sabato. Cosicché quando io sono arrivata non c’era nessuna risoluzione da sostenere semplicemente perché non c’era alcun testo. Di fronte a questo colpo di scena non restava che rimboccarci le maniche e predisporre una controffensiva. Già nella giornata di domenica ho immediatamente ragguagliato della situazione sia Romano Prodi che Massimo D’Alema cercando di capire quale erano le istruzioni...». Quali? «Le istruzioni, che io ho condiviso, sono state che certo era importante tenere insieme l’Unione Europea, ma a quel punto la cosa più importante era che la coalizione globale, con Brasile, Nuova Zelanda e gli altri Paesi co-sponsor, dovesse avere come priorità la moratoria rispetto a eventuali e manifesti irrigidimenti europei, e questo per non ripetere lo scenario del 1999, il famigerato scenario del tutto o niente che alla fine si risolse per il niente. Una volta decisa la linea d’azione, ci siamo messi con l’ambasciatore Spatafora e una combattiva squadra di diplomatici, a una serie di incontri bilaterali: in tre giorni ricordo di averne fatti almeno quaranta con Paesi amici ma anche con Paesi contrari alla moratoria, per cercare di capire quale fosse la consistenza del fronte avverso, mentre andavano avanti mediazioni piuttosto serrate sul testo per tenere in conto i suggerimenti che venivano dai nostri partners. Perchè è buona cosa che se uno cerca dei partners poi li deve stare a sentire. E così, faticosamente, siamo arrivati mercoledì sera alla definizione di un testo che il giorno dopo è stato "sacralizzato" da una grande riunione dei 72 co-sponsor a livello di ambasciatori e poi depositato. Insomma, faticoso...». E ora? «Adesso cominciano altre due fasi, una particolarmente importante: quella del dibattito nella Terza Commissione che inizierà i suoi lavori la settimana prossima. E in quella sede gli oppositori - guidati da Singapore, Thailandia ed Egitto - daranno battaglia. Con lealtà ci hanno avvertiti che useranno tutti i margini procedurali che solo loro consentiti per contrastare la risoluzione sulla moratoria. Immagino che partiranno con una mozione pregiudiziale che dobbiamo essere pronti a respingere. poi passeranno agli emendanenti, alcuni più subdoli altri meno: c’è bisogno di una forte determinazione e unità d’inteni dei 72 co-sponsor, ma altri potrebbero aggiungersi, per respingere quegli emendamenti o farli propri laddove non stravolgano il senso della risoluzione. Si tratta di una battaglia procedurale che è altamente politica. E’ ovvio che tenere assieme 75-80 Paesi necessita di una capacità di reazione rapida molto importante. Da questo punto di vista, sono contenta che i primi due depositari siano Nuova Zelanda e Brasile perché questo dà il senso della globalità di questa coalizione che sotto la pressione del governo italiano si è creata. E poi arriveremo in Assemblea Generale. E anche lì penso che potremmo avere una grossa mano perché credo che il ministro D’Alema sarà molto tempo a dicembre a New York visto che l’Italia presiederà il Consiglio di Sicurezza. Ci sarà quindi una gestione ad alto livello politico. E questo mi fa ben sperare».





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