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SORPRESA, IL TESSILE TORNA A BATTERE LA CINA

Libero Mercato - 14 novembre 2007 La bilancia commerciale torna in attivo di 4 miliardi. Bonino: il sistema paese torna a funzionare di Nino Sunseri L`alta moda italiana batte magliette e jeans cinesi. E` questo il risultato che emerge da un esame un po` più approfondito dei flussi di import ed export dei due Paesi. Nel complesso la bilancia commerciale pende a favore di Pechino per circa 1,4 miliardi di euro. Tuttavia l`invasione che rischiava di desertificare interi distretti dell`industria italiana sembra superata. L`anno della svolta è stato il 2006: le vendite delle nostre aziende in Cina sono state superiori ai 9 miliardi (+1,4% sul 2005). Il saldo attivo ha toccato la soglia di 4 miliardi di euro. Per la prima volta la concorrente a basso costo Cina si è trovata a importare dall`Italia più di quanto non abbia esportato. In termini di volumi, ovviamente, non c`è partita. Solo che i cinesi vendono camicette, pantaloni e altri prodotti a basso prezzo e scarso valore aggiunto. In cambio acquistano cachemire, pelli pregiate e lavorazioni di lusso provenienti dall`Italia. Così le statistiche dicono che acquisti cinesi sono cresciuti lo scorso anno quasi del 5%, arrivando a superare i1 17% delle esportazioni tessili italiani. La Repubblica Popolare è diventata il terzo mercato dietro Germania e Francia. Probabilmente sarà al primo posto entro questo decennio. L`incubo sembra così superato, la qualità sembra aver trionfato sulla semplice concorrenza basata sol differenziale di prezzo. Gli inizi del secolo sono stati duri per il tessile italiano. Solo adesso l`orizzonte si sta schiarendo. L`industria nazionale ha superato il complesso di Penelope che la portava a disfare di notte (importazioni dalla Cina) ciò che di buono realizzava di giorno (prodotto buono ma non concorrenziale). Spiega Emma Bonino, responsabile del Commercio con l`estero: «Forse, è anche il segno che il tanto invocato sistema paese inizia a funzionare in questo settore: grazie alle imprese che puntano in misura crescente ad affermarsi sui mercati esteri e al supporto delle istituzioni», La «squadra» tante volte invocata da Montezemolo sembra aver funzionato. Primo elemento da considerare il processo di aggregazione dell`offerta, attraverso una riorganizzazione concettuale e di marketing che ha portato, ad esempio, al lancio di Milano Unica che ha messo insieme Ideabiella, Ideacomo, Moda In, Prato Expo, Shirt Avenue. Milano Unica intende candidarsi come Fiera europea di riferimento per tessile di alta qualità. Una lezione che andrebbe colta anche da altri settori di punta del made in Italy che invece continua a usare diverse localizzazioni (basta per tutte la concorrenza tra Milano, Parma e Verona per cibo e vino). Altro elemento è la scelta del lusso come mercato di elezione sfruttando l`ingresso dei nuovi consumatori: dalla Cina ai Paesi arabi, dalla Russia all`India. Infine ricerca e innovazione come elemento indispensabili per il rilancio. «Innovare -spiega Luigi Troiani,che insegna Relazioni Intemazionali all`Università Angelicum di Roma- significa, tra l`altro, svecchiare il made in Italy, per spingerlo verso nuove forme di competizione che tendano all`eccellenza, lasciando a margine produzioni a scarso valore aggiunto che possono essere appetibili per i paesi di nuova industrializzazione, come la stessa Cina». Le previsioni per il 2007, indicano un fatturato complessivo dell`industria italiana della moda (tessile, vestiario, pelle, pelletteria, calzature) in crescita del 3% per giungere alla bella cifra di 70 miliardi di curo. In decollo le esportazioni, con un aumento previsto de 146% Significa un attivo di bilancia pari a 15 miliardi. Risorse importanti che saranno spendibili anche in investimenti e ricerca, a sostegno di ulteriori successi nel corso del decennio. Così da allontanare per sempre la sindrome cinese.





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