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AFFONDO DELL’ITALIA CONTRO LA PENA DI MORTE

Italia Oggi - 15 novembre 2007 di Patrizia Gonnella Ulteriore passo in avanti nella legislazione italiana contro la pena di morte. Lo scorso 9 novembre il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge governativo per la ratifica ed esecuzione del protocollo n. 13 alla Convenzione del Consiglio d`Europa per la protezione dei diritti dell`uomo e delle libertà fondamentali, concernente l`abolizione della pena di morte in tutte le circostanze. Il protocollo era stato firmato a Vilnius in Lituania lo scorso 3 maggio 2002. Analoghe proposte di legge erano state tempestivamente depositate alla camera dai Verdi (primo firmatario Marco Boato) e dal gruppo della Rosa nel Pugno (primo firmatario Maurizio Turco). La tempestività sta nel fatto che la ratifica del protocollo non poteva esserci fino a quando permaneva in Costituzione la possibilità, seppure eccezionale, di imporre la pena capitale. Giusto pochi giorni prima infatti, il 25 settembre, dopo anni di dibattiti parlamentari, il senato aveva definitivamente approvato la legge costituzionale che sopprime all`articolo 27 della Costituzione, quarto comma, la previsione che la pena di morte possa essere ammessa «nei casi previsti dalle leggi militari di guerra». Questo è l`ultimo tassello normativo in materia di pena di morte, utile a giungere verso un quadro legislativo del tutto abolizionista. Il protocollo n. 13 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell`uomo e delle libertà fondamentali richiede e impone il divieto assoluto di deroghe o di riserve. In Europa oramai la pena di morte non è nel novero delle sanzioni possibili. Nella Costituzione, mai approvata, dell`Unione europea si prevede l`abolizione della pena di morte. Quanto al Consiglio d`Europa, con il protocollo numero 6 alla Convenzione del 1950, gli stati avevano costituito uno spazio giuridico abolizionista in tempo di pace. Il 3 maggio 2002, firmando il protocollo n. 13, hanno previsto l`abolizione della pena di morte in tutte le circostanze, comprese quelle di guerra. Sette sono i paesi che sino ad ora non hanno ratificato il protocollo n. 13: Lettonia (che ha abolito la pena di morte per i crimini ordinari), Armenia, Azerbaijan, Italia, Polonia, Russia (che attua una moratoria delle esecuzioni) e Spagna. Nel frattempo si attendono le decisioni dell`Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla moratoria universale. Il primo novembre è stato depositato il testo della risoluzione presso la Terza commissione delle Nazioni Unite da Brasile e Nuova Zelanda, a nome di 72 paesi co-sponsor, fra cui l`Italia. Il ministro degli esteri Massimo D`Alema ha svolto un intenso lavoro diplomatico. Il ministro Emma Bonino ha seguito invece in prima persona le fasi che hanno preceduto il deposito della risoluzione. Il suo impegno e quello dei radicali è stato determinante. Il testo richiama nelle premesse le risoluzioni della Commissione dei Diritti umani, di cui l`ultima è del 2005, che chiedevano agli stati che ancora hanno la pena di morte di abolirla completamente e, nel frattempo, di stabilire una moratoria delle esecuzioni. La questione della pena di morte viene considerata una questione che contribuisce al progressivo sviluppo dei diritti umani. Si tratta di un passaggio importante in quanto sottrae la pena di morte alla classica argomentazione secondo cui essa atterrebbe alla intangibile sovranità dello stato in ambito penale. Intanto prosegue l`azione diplomatica italiana a tutti i livelli, coinvolgendo finanche il capo dello stato. Nei colloqui avuti martedì con l`emiro del Qatar il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato da Emma Bonino, ha direttamente affrontato la questione della moratoria delle esecuzioni capitali e del voto a New York. In questa fase bisogna convincere paesi dalle variegate tradizioni giuridiche e dalle incerte democrazie. Il Qatar è, per esempio, uno degli stati in cui ancora vige la pena capitale, anche se attualmente le esecuzioni sono sospese. E il suo voto però non è stato assicurato all`Italia. La strada dunque è ancora accidentata.





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