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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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PARI OPPORTUNITA’ IN SALITA

Italia Oggi - 23 novembre 2007 di Artuto Gerace Accelerare sul fronte delle riforme e degli strumenti per recuperare il ritardo italiano sulle pari opportunità uomo-donna, in vista degli obiettivi di Lisbona che i paesi europei dovrebbero raggiungere già dal 2010. È il messaggio al centro della nota aggiuntiva al rapporto annuale sullo stato di attuazione della strategia di Lisbona, che il ministro per le politiche europee, Emma Bonino, ha promosso e redatto insieme con il ministro per le pari opportunità, Barbara Pollastrini, in collaborazione con altri ministeri interessati, in particolare il ministro per la famiglia, Rosy Bindi, e del lavoro e della previdenza sociale, Cesare Damiano. L`Italia è infatti ancora tra i fanalini di coda in Europa sul ruolo delle donne nel mondo del lavoro: dai livelli di occupazione ai salari, alla maternità. L`Ue ha posto tra i traguardi per il 2010 un tasso di occupazione del mondo femminile minimo al 60%. Obiettivo ancora molto lontano per l`Italia, che nel 2006 era ancora ferma al 46,3%, oltre dieci punti sotto la media europea. Il Mezzogiorno, nella fascia di età tra 125 e i 34 anni, registra un`occupazione femminile 2006 del 34,7% contro il 74,3% del Nord. Dal 1993 al 2006 le occupate sono cresciute di 1.469 mila unità nel. Centro-nord e solo di 215 mila nel Sud. La battaglia italiana per incrementare l`occupazione in rosa si gioca dunque in primis nel Mezzogiorno. Alle misure previste dalla Finanziaria 2007 (proposte nella manovra per il 2008) il governo punta ad aumentare la collaborazione dei soggetti territorialmente competenti, dando vita anche a un momento di confronto specifico sull`occupazione femminile in tutte le regioni e, in particolare, in quelle meridionali. La nota del governo sottolinea inoltre la difficoltà permanente per le donne di raggiungere incarichi direttivi. E anche quando vi arrivano percepiscono in media il 26,3% in meno in busta paga rispetto ai colleghi maschi. Una vera e propria terapia shock quindi, quella richiesta per raggiungere gli obiettivi europei, e che, secondo i ministri competenti, sottolinea l`impegno del governo a porre tra i suoi obiettivi la valorizzazione del ruolo femminile nel mondo del lavoro. Una terapia che si affianca a quella che i ministri chiamano «un`evoluzione culturale» che metta uomini e donne su un piano di effettiva parità lavorativa, ma anche familiare, che avrebbe ricadute positive nel campo dell`economia, delle condizioni di lavoro e delle scelte come genitori. In vista dunque campagne di comunicazione sul modello di quelle degli altri paesi europei, ma anche interventi diretti sulle normative, a partire da quella sui congedi parentali (1,53 del 2000) che potrebbe introdurre il congedo di paternità nei giorni successivi al parto e che, secondo il governo, comporterebbe costi «non pesanti» per le imprese. Un mutamento dunque anche culturale che porti a un ruolo maggiore dei padri nella cura familiare. Necessario inoltre, secondo la strategia del governo, intervenire sulla flessibilità degli orari di lavoro attraverso forme di part-time e ammortizzatori sociali che compensino la discontinuità lavorativa. «Rispetto all`obiettivo del cambio di passo vorremmo dei segnali forti», ha commentato Daniela Piccione, coordinatrice nazionale di Cna-Impresa donna, «per farlo bisogna arrivare a un confronto reale e permanente sull`occupazione femminile come elemento per la modernizzazione e lo sviluppo economico del paese». Le pmi chiedono cioè maggiore attenzione all`occupazione femminile in ambito di lavoro autonomo, considerando cioè l`imprenditoria femminile uno strumento ulteriore per la crescita della presenza delle donne nel mondo del lavoro. Gli interventi proposti dal governo per raggiungere gli obiettivi di Lisbona si basano sul piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socioeducativi per la prima infanzia che andrebbe nella direzione di trasformare ì nidi per l`infanzia da diritti selettivi a diritti esigibili, come le scuole dell`infanzia e di un maggiore sostegno alle strutture private e a quelle territoriali cofinanziate da soggetti privati, come le imprese. «Va sostenuto con maggiore coerenza il sostegno sulla natalità che riguardi anche le imprenditrici e le lavoratrici autonome», ha aggiunto la Piccione. I bassi stipendi e i costi altissimi dell`educazione primaria contribuiscono infatti ai tassi di crescita della natalità italiana, tra i più bassi in Ue. Il governo punta quindi a incrementare la presenza di strutture educative per l`infanzia contrastando la «sedimentazione storica (spesso presente ancora nei decisori politici)», si legge nel documento, «basata sulla convinzione che il benessere dei piccoli sia direttamente legato alla presenza continua della madre».





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