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FONDI UE, LA STANGATA

Panorama - 7 dicembre 2007 Finti acquisti, spese gonfiate, fatture fasulle, macchinari vecchi riverniciati come nuovi, ristrutturazioni inesistenti, professionisti che chiudono un occhio… E’ un vero assalto alle casse dell’Unione. Con trucchi sempre più fantasiosi. di Anna Maria Angelone Crescono le frodi per impadronirsi di fondi europei. Stando ai dati raccolti dalla Guardia di finanza e anticipati da Panorama, il 2007 segna un aumento del 10 per cento: i casi di truffa accertati in Italia valgono quasi 220 milioni di euro, mentre i finanziamenti indebitamente richiesti a Bruxelles e bloccati prima di finire nelle mani sbagliate ammontano a 42 milioni. Sempre nel 2007 il Comando carabinieri politiche agricole (competente sui fondi europei all’agricoltura) ha accertato truffe pari a 32 milioni di euro. A questi si sommano altri 20 milioni di tentate truffe. In tutto, fra i soldi percepiti e quelli provvidenzialmente bloccati in tempo, il conto sale a oltre 313 milioni di euro. Ad attirare i truffatori sono soprattutto i fondi strutturali, per lo sviluppo delle regioni. L’elenco dei trucchi è lungo: per esempio, documenti falsi, fatture per operazioni inesistenti, spese gonfiate, raggiri. Proprio la scorsa settimana è stata scoperta a Gela una truffa da 4 milioni di euro, messa a segno tramite l’acquisto fittizio di immobili e false ristrutturazioni. Sulla carta i finanziamenti dovevano servire per costruire un impianto di calcestruzzo e un albergo con ristorante. In realtà sarebbero stati impiegati dai truffatori solo per estinguere vecchi debiti. Sempre più spesso per gli affari sporchi ci si avvale della compiacenza di qualche professionista scorretto, scovato fra consulenti, commercialisti, collaudatori dell’organo di controllo che certificano le regolarità contabili, perfino banche per il placet alle operazioni. C’è un’altra novità: le truffe tendono a varcare i confini nazionali. «Le tecniche sono più sofisticate di una volta, perciò è più difficile scovarle» avverte il comandante provinciale delle fiamme gialle di Cosenza, Maurizio Massarini. «Spesso sono coinvolti imprenditori, fornitori o istituti bancari esteri e questo rende le indagini più complesse». Un caso esemplare è quello delle società coriglianesi Sensitec e Printec. «Una truffa che avrebbe fruttato oltre 6,5 milioni di euro all’imprenditore italo-tedesco che l’ha ordita, con la complicità di imprenditori turchi e tedeschi, una finanziaria tedesca e una banca turca» racconta il colonnello. «Avevano importato dalla Turchia macchinari usati e obsoleti, per poi riverniciarli e apporre targhette false così da farli apparire nuovi». Va precisato però che l’Italia non è il regno dei truffatori. Se così appare nelle classifiche è solo perché gli altri paesi Ue non hanno lo stesso tipo di controlli. Insomma, scopriamo più truffe perché abbiamo controlli più efficaci. I paesi che indagano meno, scoprono meno illegalità. Tanto che ora l’Italia invoca procedure omogenee di ispezione. «Il punto debole dell’Italia riguarda gli importi recuperati» avverte Franz-Hermann Brúner, direttore dell’Olaf, l’ufficio europeo per la lotta antifrode. «Si potrebbe dire che l’Italia è ben attrezzata per arrestare i rapinatori, un pò meno per recuperare i bottini delle rapine». Come agire? «L’erogazione dei fondi è diretta e spetta agli enti che li gestiscono azionare immediate misure coercitive affinché il beneficiario li renda» avvertono il magistrato Enrica Puoti e il generale della Guardia di finanza Nunzio Feria, responsabili del Comitato Ue contro le frodi attivato dal ministro delle Poliriche europee Emma Bonino per coordinare l’attività. «Uno strumento efficace è la confisca per equivalente: consente di sequestrare eventuali beni in misura pari alla somma truffata. Ma se il truffatore non possiede nulla il recupero è lungo». Fra le misure preventive ritenute necessarie, una banca dati con i nomi dei beneficiari e idonee fideiussioni per i finanziamenti.





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