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LA ROMANIA VUOLE IL RIENTRO DALL’ITALIA DEGLI OPERAI QUALIFICATI

Il Sole 24 Ore - 11 dicembre 2007 La richiesta al ministro Bonino in missione dopo le tensioni bilaterali di Gerardo Pelosi Timisoara - Un secondo "miracolo Timisoara" è quello in cui spera ora il ministro del commercio internazionale Emma Bonino per ricucire i rapporti tra Italia e Romania dopo la crisi seguita alla vicenda Reggiani. Il "primo miracolo" fu quello compiuto un anno fa da migliaia di imprenditori del Nordest che scelsero Timisoara come sede delle loro imprese per cercare quei margini di competitività che l’Italia non poteva più offrire. Ora il dialogo politico tra i due Paesi, compromesso dalla vicenda di Tor di Quinto, si affida proprio al lavoro degli imprenditori italiani e alla loro capacità di ricreare un clima di fiducia reciproca. È un lavoro difficile anche perché, nel frattempo, concorrenti diretti su questo mercato come i tedeschi e gli austriaci stanno sfruttando la crisi tra Roma e Bucarest per conquistare quote di mercato a danno dell’Italia, principale partner della Romania. Tuttavia in questa ripresa di dialogo gli obiettivi spesso divergono, come nel caso dei rimpatri dei lavoratori romeni. Se ne è accorta bene ieri a Bucarest il ministro Emma Bonino accompagnata dal vicepresidente della Confindustria Giuseppe Morandini e dal direttore dell’Ice, Massimo Mamberti. Negli incontri con il primo ministro, Calin Popescu Tariceanu, e soprattutto con i ministri dell’Economia, Varujan Vosganian, e delle Piccole imprese, Ovidiu Silaghi. Il ragionamento delle autorità di Bucarest è semplice: l’economia è in forte crescita, è stato approvato un piano di convergenza per introdurre l’euro nel 2014, da quest’anno la Romania potrà utilizzare 32 miliardi di fondi strutturali, il che significa investimenti per oltre 60 miliardi di euro. «E chiaro - dice il ministro Silaghi - che abbiamo bisogno di operai specializzati per realizzare questi obiettivi, oggi la disoccupazione è del 3% e in alcune zone, come a Timisoara, praticamente non c’è. Per questo abbiamo pensato a due soluzioni: incoraggiare i lavoratori romeni in Italia a tornare a casa e aprire piccole imprese, o chiedere alle grandi imprese italiane che hanno manodopera rumena in Italia di trasferire qui parte di quei lavoratori nel momento in cui parteciperanno alle nostre privatizzazioni». Una strategia che, secondo Silaghi, dovrebbe consentire di riportare in patria almeno un terzo degli 800 mila lavoratori romeni presenti in Italia. Ma si tratta di un progetto troppo ambizioso secondo il vicepresidente della Confindustria, Morandini, che creerebbe alle imprese italiane più problemi di quanti ne potrebbe risolvere. Tutto si gioca sul tipo di incentivi che verrebbero introdotti sia a favore delle imprese che dei lavoratori. Il premier Tariceanu si è detto però contrario a queste misure. «Con una disoccupazione così bassa - ha detto pochi giorni fa - è impensabile adottare incentivi. Quando gli stipendi aumenteranno molti lavoratori torneranno a soli». Il ministro Bonino, che ha firmato con il suo collega Silaghi un accordo di collaborazione, ha tenuto a ricordare le sfide comuni che Italia e Romania si trovano ad affrontare insieme, dalla presenza comune in Afghanistan, Kosovo e Libano, all’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili come chiede l’Ue. Il clima è positivo, anche se una coda della vicenda Reggiani si fa ancora sentire. Il presidente della commissione interparlamentare Affari europei, Viorel Hrebenciuc, ha criticato il decreto sicurezza e le dichiarazioni di alcuni politici italiani contro i rom assimilati ai romeni. Il ministro Bonino ha spiegato quali sono le sensibilità in Italia sui temi della sicurezza e ha assicurato che non si intende prendere provvedimenti discriminatori contro cittadini romeni.





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