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LA ROMANIA “RICHIAMA” MANODOPERA

La Repubblica - 11 dicembre 2007 di Luca Iezzi Bucarest - La Romania richiama i propri cittadini che lavorano all’estero, a cominciare dall’Italia. Il ministro per le Piccole imprese, Ovidiu Silaghi, ha illustrato il programma di rientro durante un incontro con il ministro per le politiche comunitarie, Emma Bonino: «Abbiamo bisogno di mano d’opera specializzata: la disoccupazione è al 3% e in alcune zone, come nel distretto di Timosoara, è inesistente, tanto che arrivano lavoratori dall’Ungheria. Con due milioni di emigrati, di cui 800 mila proprio in Italia, la risposta migliore per noi è convincerli a rientrare». Vista l’importanza della nostra comunità romena, Silaghi ha sottoposto l’idea con successo ai 24 mila imprenditori nostrani già presenti in Romania, anche loro alla ricerca di manodopera già formata. In Italia l’ipotesi ha ricevuto un’accoglienza più fredda, ha ammesso il ministro, sia tra i suoi connazionali ormai stabiliti e integrati (oltre 17 mila hanno già avviato una propria attività) sia tra gli imprenditori che utilizzano manodopera romena immigrata. «Per rendere attraente l’offerta immaginiamo due canali - spiega Silaghi - o le aziende italiane che vengono a stabilirsi qui portano dei rumeni dall’Italia, oppure, attraverso una serie d’incentivi pubblici, i nostri operai potranno trovare conveniente rientrare e aprire un`azienda loro». Un’operazione che dovrebbe avere un costo alto per lo stato romeno, vista la differenza del livello dei salari, ma dall’altro lato potrebbe essere sostenuta dai governi come l’Italia interessati ad alleggerire la pressione delle migrazioni. «Siamo stati tra i principali sostenitori della candidatura della Romania ad entrare nell’Ue - ha dichiarato la Bonino - siamo convinti delle sinergie trai nostri paesi e che l’integrazione sia un dato di fatto. Lo dimostra il livello record dell’interscambio a 10,6 miliardi di curo, tre volte quello che abbiamo con l’India. Dobbiamo continuare a lavorare insieme». Per finanziare il rientro potrebbero essere utilizzati una parte dei fondi strutturali Ue destinati alla Romania per fini sociali. E sempre con i fondi Ue, Italia e Romania si preparano a progetti comuni nelle infrastrutture, a partire da fonti rinnovabili e autostrade.





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