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Living together - Combining diversity and freedom in 21st-century Europe [Report of the Group of Eminent Persons of the Council of Europe] PDF DOWNLOAD >>

DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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E’ STATO L’ANNO DELLE DONNE. MA IN ITALIA VE NE SIETE ACCORTI?

A - 13 dicembre 2007 di Fabrizio D’Esposito e Costanza Rizzacasa “Dovrete ringiovanirmi di almeno vent’anni. Anzi venticinque. Guarda tu che gara… Ehi, ma l’amica Stefania Prestigiacomo, stangona com’è, l’avete messa seduta spero”. Davanti all’obiettivo Emma Bonino, 59 anni, ministro del Commercio estero e delle Politiche comunitarie, è pétillant come lo champagne. A Luisa Todini, in posa con lei, dice: “Guarda che mica ti comprometti più di tanto se mi abbracci”, e ci manca poco che la stritoli. Quanto è indietro l’Italia rispetto agli altri Paesi europei nel lavoro femminile? “Tantissimo. L’Europa ci chiede di arrivare entro il 2010 a un tasso di occupazione del 60%, mentre noi siamo fermi al 47%. Per non parlare del divario tra il Nord e il Sud, dove milioni di donne il lavoro hanno perfino rinunciato a cercarlo. Ma l’aspetto più allarmante, e questo in tutta Italia, è la drammatica mancanza di donne nei ruoli decisionali, a partire dalla politica. Il contesto culturale è tale che ottime aziende, pubbliche e private, non hanno neanche una donna tra i loro manager di livello, pur vantando ambiziosi codici etici. Inoltre, molti studi dimostrano che le italiane lavorano alcune ore in più rispetto alle colleghe europee perché non c’è condivisione del lavoro in famiglia. Lo stereotipo donna-moglie-madre impera. Basta guardare la tv, dove le donne si eccitano solo davanti a Mastro Lindo o quando arriva l’Idraulico Liquido, e le manager sono sempre arpie che vengono piantate dal marito”. Quali sono le conseguenze? “Che il nostro Paese cammina su una gamba sola. Per questo insieme ai ministri Pollastrini, Bindi e Damiano abbiamo fatto un documento da aggiungere al Rapporto sulla strategia di Lisbona, prendendo un impegno ufficiale del governo verso le donne italiane, che soffrono ancora della carenza di servizi e di discriminazione diffusa per le carriere”. Quando si è sentita discriminata come donna? “Ricordo un episodio da giovane deputata, negli anni Settanta, quand’ero relatrice di minoranza della riforma sui servizi segreti. Allora il ministro degli Interni era Cossiga. Avevo studiato l’intera estate e feci la mia relazione tutta tremante. Poco dopo, lui mi mandò questo biglietto: “Lei oggi è proprio elegante”. Se l’immagina?” Ma perché dei ministri donna dell’attuale governo si parla così poco? “Non certo perché sono meno capaci e meno mediatiche dei colleghi uomini. Se ne parla meno perché, a parte io e Livia Turco, hanno tutte ministeri senza portafogli, quindi di peso molto minore. Non crede che sarebbero più popolari se guidassero i dicasteri della Difesa o dell’Economia, tanto per citare due ambiti appannaggio del sesso maschile?”. Oggi in Italia a quali incarichi dovrebbero puntare le donne? Puntare per ottenerli, naturalmente. “Un presidente del Consiglio donna sarebbe una bella svolta. E anche un presidente della Repubblica. A me, farlo, piacerebbe. Mi sono già candidata nel 1999. e poi, radicali a parte, non c’è un partito uno che abbia un segretario, un presidente o un tesoriere donna”. Che ne pensa di Cécilia Sarkozy? “Ha lasciato l’uomo più potente di Francia perché non si sentiva felice. Mi sembra una prova di autonomia psicologica non irrilevante”. Considera la Merklel una grande leader? “Ha finalmente ottenuto che i media parlino di ciò che fa per la Germania e non dell’evoluzione del suo stile di abbigliamento. Segno che è davvero in gamba”.





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