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IMPORT-EXPORT, MIGLIORE IL DEFICIT

Italia Oggi - 15 dicembre 2007 Bonino: dinamica positiva malgrado la congiuntura di Leonardo Rossi Bilancia commerciale a ottobre di nuovo in attivo dopo due deficit consecutivi, ma nei primi dieci mesi dell'anno il valore delle importazioni supera ancora quello delle esportazioni, quindi il saldo è sempre in rosso ma nettamente migliorato rispetto allo stesso periodo del 2006. Secondo l'Istat, infatti, a ottobre con i soli paesi Ue è stato registrato un surplus, l'ottavo consecutivo, di 694 milioni di euro spingendo a 6,2 miliardi l'avanzo di gennaio-ottobre, mentre l'anno passato l'attivo è stato di appena di 364 milioni. Con il resto del mondo l'attivo è di 388 milioni, un valore che aiuta a far scendere il deficit complessivo fissandolo tra gennaio e ottobre a -7,3 miliardi, oltre 12 miliardi in meno rispetto al disavanzo di 19,6 registrato nei primi dieci dell'anno passato. La buona dinamica del made in Italy, unita ai risparmi sulle importazioni di greggio, ha fatto dunque migliorare sensibilmente il deficit commerciale del nostro paese. In pratica abbiamo fatto economie per oltre un miliardo di euro al mese, un toccasana per l'Azienda Italia. Il successo emerge più chiaramente da altri numeri dell'Istat. Sul totale delle importazioni, spiegano a via Balbo, il peso di petrolio e gas è sceso al 13,5% (15,3% nel 2006), generando un saldo negativo di «soli» 40,9 miliardi contro i 43,6 del 2006 e nello stesso periodo il saldo della bilancia commerciale al netto dei minerali energetici è risultato positivo per 33, 6 miliardi, quasi 10 in più rispetto ai 24 miliardi dell'anno passato. Insomma, le importazioni complessive a ottobre sono cresciute del 7,4%, mentre le esportazioni sono migliorate dell'11,6%, quindi il made in Italy, nonostante l'euro superstar, è sempre fortissimo e va bene sia sul mercato comunitario sia su quello extraeuropeo e in particolare con i nostri maggiori partner commerciali come Germania (+6,2%) e Francia (+7,3%). Da notare poi che il prodotto itaIíano, ma in questo caso il dato si riferisce a settembre, segna un aumento dell'8% dei valori medi unitari e una flessione del 3,2% dei volumi. In pratica esportiamo meno beni ma a prezzi più alti. Questo conferma che il made in Italy è comunque competitivo grazie evidentemente alla qualità sempre più alta a cui le imprese puntano per evitare la concorrenza dei paesi emergenti che la battaglia la possono fare soltanto sui prezzi. Tornando ai dati di ottobre, le esportazioni verso il resto del mondo segnano i maggiori aumenti nei mezzi di trasporto (+27,2%), nell'agricoltura e pesca (+26,6%) e nei prodotti petroliferi raffinati (+17,7%), mentre le importazioni crescono soprattutto nei prodotti vari (+19,8%) e in quelli dell'agricoltura e pesca (+16,9%). Variazioni negative riguardano invece i minerali non energeticì (-9,2%), l'energia elettrica, gas e acqua (-6,6%) e i metalli e prodotti in metallo (-3,3%). Da segnalare infine che tra i minerali energetici, le cui importazioni salgono del 4%, il valore degli acquisti di petrolio aumenta del 13,5% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, mentre quello del gas è diminuito del 12,9%. «I dati di ottobre segnalano una dinamica dell'export italiano sia verso i paesi Ue che quelli extra Ue che rimane solidamente positiva, malgrado un relativo peggioramento della congiuntura internazionale e il profilo sfavorevole dei rapporti di cambio», ha dichiarato Emma Bonino, ministro per il commercio internazionale e per le politiche europee. «Un dato su tutti», ha aggiunto Bonino, «testimonia l'incredibile performance del nostro export: nei primi dieci mesi del 2007 il saldo commerciale attivo dell'Italia con l'estero per i prodotti industriali manufatti ha raggiunto i 41,8 miliardi di euro: una cifra superiore a quella del surplus dell'intero 2006 (41,3 miliardi)». Soddisfatta anche Confagricoltura che ricorda, però, che la bilancia commerciale agrìcolo-alimentare è «in rosso». «Occorre, quindi», spiega l'organizzazione agricola, «puntare a un rafforzamento della nostra capacità di penetrazione commerciale e, nello stesso tempo, non perdere di vista la tutela di un equilibrato rapporto tra le importazioni e i livelli produttivi e di autoapprovvigionamento interni, nell'interesse sia dei produttori che dei consumatori».





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