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D’ALEMA: “LA CINA ENTRI NEL G8”

Il Corriere della Sera - 18 dicembre 2007 Pechino contro Bertinotti per l’incontro col Dalai Lama di Gianna Fregonara Roma - Allargare il G8. Farlo diventare il G10 o il G11. Aprire le porte alla Cina, innanzitutto. Ma magari anche all’India e al Brasile. «Perché non è pensabile affrontare temi come quello dei cambiamenti climatici senza coinvolgere Paesi così rilevanti». Parola del ministro degli Esteri Massimo D’Alema che annuncia, parlando in commissione alla Camera, quale sarà il tema della presidenza italiana del club dei Paesi più sviluppati, nel 2009. Ha appena finito di «litigare» con una bottiglietta d’acqua che non riesce ad aprire - «sembra una bomba a mano, bisogna togliere la linguetta, speriamo che non abbia gli stessi sviluppi», commenta ironico - quando lancia «la missione Cina». «Il G8 nella sua forma attuale è chiaramente superato», è la premessa del titolare della Farnesina nel suo giro d’orizzonte sulla politica estera italiana riguardo alla globalizzazione: «Il nostro anno di presidenza sarà molto importante - precisa - anche perché ci sarà la prima riunione del G8 con il nuovo presidente americano, chiunque sia». Ma è il tema dei nuovi Paesi e del loro ruolo anche nelle decisioni che riguardano temi e politiche mondiali, oltre che negli effetti sul commercio internazionale, quello sul quale D’Alema si sofferma nelle due ore in commissione Esteri: «E non dimentichiamo che siamo uno dei Paesi più dinamici nelle esportazioni, per questo non dobbiamo temere la globalizzazione. E vero che i cinesi ci fanno concorrenza, ma sono anche il primo mercato al mondo per le Ferrari». Parlando di Cina, in questi giorni, non si può esimere anche dal tornare sulla visita del Dalai Lama in Italia e degli imbarazzi delle istituzioni nel ricevere il capo spirituale tibetano: «Non ci ha chiesto incontri, non l’abbiamo invitato noi», taglia corto D’Alema. Parole che fanno arrabbiare i radicali, da Emma Bonino a Bruno Mellano: «Aveva chiesto un incontro a Prodi, ma non l’ha ricevuto», precisano. Niente però rispetto alle polemiche cinesi contro Fausto Bertinotti che ha ospitato il Dalai Lama alla Camera, sebbene non in Aula ma nella sala della Lupa. È scoppiato un vero e proprio caso diplomatico: ieri l’ambasciatore cinese a Roma Bong Jinyi è andato a Montecitorio per «manifestare l’auspicio che il Parlamento italiano non offra facilitazioni né luoghi al Dalai Lama». Forse è per questo che D’Alema in commissione ha precisato: «Il Dalai Lama è più intelligente di alcuni suoi sponsor: ha sempre detto che non voleva che la sua visita diventasse un motivo per turbare le relazioni con la Cina, per provocare una frattura tra Italia e Cina». L’audizione del ministro degli Esteri, che oggi sarà a New York per seguire personalmente il voto sulla moratoria per la pena di morte, è stata l’occasione anche per fare il punto su tutti i temi diplomatici aperti. Dal Kosovo, per il quale D’Alema ha ribadito la posizione europea: un accordo all’Onu per governare il processo della definizione dello status del Kosovo sarà impossibile, così come non ha senso pensare che «Pristina possa tornare sotto l’autorità serba, né rimanere a vita un protettorato internazionale». Per questo l’Italia parteciperà alla missione europea che «prevede l’invio di circa duemila funzionari provenienti da diversi Paesi europei». All’Unione mediterranea voluta da Sarkozy all’interno della Ue: «È un errore se diventa il ghetto dei Paesi del Mediterraneo. L’obiettivo deve essere quello di riempire di contenuti il processo di Barcellona, bisogna fare in modo che la proposta sia più europea e meno francese».





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