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OGGI IL VERDETTO SULLA MORATORIA. L’ITALIA OTTIMISTA “IL SI PUO’ VINCERE”

L'Unità - 18 dicembre 2007 di Umberto De Giovannangeli L’“ultimo miglio” si compirà oggi. Un voto di libertà. Un segno di civiltà speran-za per il domani. Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Assemblea Generale: oggi si vota in plenaria la risoluzione sulla moratoria universale della pena di morte. “L’ultimo miglio”. Quello decisivo. Non è solo un voto. E’ molto di più: è, può essere, un “The End” a lieto fine e, insieme, un “Nuovo Inizio” per salvaguardare, in ogni parte del mondo, il primo, fondamentale diritto, della persona: il diritto alla vita. Le ore della vigilia si consumano nel rifare i conti dei favorevoli, dei sicuri contrari, degli ancora incerti, dei possibili astenuti. La diplomazia italiana è in prima linea nel tessere alleanze, nel portare avanti quella “offensiva del convincimento” che ha già dato ottima prova di sé nel voto registratosi in sede di Terza Commissione delle Nazioni Unite. Si parte da lì, dai 99 voti a favore, 52 contrari e 33 astensioni, con i quali è stata data “luce verde” per il voto di oggi in Assemblea Generale. Quel voto è stato, allo stesso tempo, un punto di arrivo per un lavoro lungo e difficile portato avanti dalla diplomazia dell’Italia e di pochi altri Paesi che ha via via avuto un largo e insperato seguito e, dall’altra, un punto di partenza per arrivare a maggiori traguardi. In questa battaglia di civiltà, l’Italia ha esercitato un ruolo di traino, puntando innanzitutto a una posizione comune dell’Unione Europa. Quella “strategia dell’inclusione” ha pagato. Non era scontato. Già due volte negli anni Novanta (nel 1994 e nel 1999) i Paesi del partito della pena di morte erano riusciti a far deragliare iniziative simili spaccando la coesione europea. Stavolta, invece, l’Europa ha tenuto, i Ventisette sono rimasti uniti, e ciò è di buono auspicio per il voto di oggi. “Siamo giunti al traguardo di una lotta straordinaria, e questo è l’ultimo miglio, quello decisivo e di civiltà”, sottolinea Sergio D’Elia, segretario di “Nessuno Tocchi Caino”. Ma, avverte D’Elia: “attenzione perché non c’è nulla di scontato”, anche se si dice convinto che “la risoluzione sarà approvata con più di 100 voti, superando quindi i 99 pareri favorevoli già ottenuti in Terza Commissione”. Mai come in questa battaglia di civiltà, la diplomazia degli Stati si è incontrata, intrecciandosi, con quella dei popoli. In questo, l’Italia si è rivelata un fecondo laboratorio politico. E tra i protagonisti assoluti, ci sono i leader e i militanti radicali. C’è il coraggio civile di Marco Pannella, l’usare gandhianamente il proprio corpo come “strumento” di pressione, c’è l’infaticabile lavoro di tessitura di relazioni di cui è stata protagonista Emma Bonino; una passione laica per il diritto alla vita che si è incontrata con quella centralità della vita umana che ha alimentato l’iniziativa per la moratoria, di decine di associazioni cattoliche: una fra tutte, la Comunità di S. Egidio. Così come è stato di straordinaria importanza il ruolo dell’informazione, più volte sollecitato da Articolo 21. Un lavoro dal basso che ha supportato l’azione tenace della nostra diplomazia. La risoluzione sulla moratoria, come tutti i documenti dell’Assemblea Generale, non ha valore vincolante ma forte peso morale: chiede la moratoria delle esecuzioni “in vista della loro abolizione” e fa appello agli Stati che hanno la pena di morte a “ridurne progressivamente” l’uso e “il numero di delitti per i quali può essere imposta”. Con un rinvio ai principi della carta delle Nazioni Unite e “richiamando” la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la risoluzione che oggi sarà sottoposta al voto finale, chiede al segretario generale Ban Ki-moon di far rapporto sulla sua attuazione alla 63esima Assemblea Generale che si aprirà a New York nel settembre 2008. “Incrociamo le dita, ma in frigo abbiamo già le bottiglie di spumante per festeggiare”, confida a l’Unità una fonte diplomatica italiana al Palazzo di Vetro. Si aggiornano i conteggi: “Non dovrebbero esserci delle defezioni, il fronte sembra reggere”, aggiunge la fonte. “C’è motivo di essere ottimisti”, si lascia andare Massimo D’Alema: il vice premier è partito ieri sera alla volta di New York per seguire il voto e per presiedere, domani, (Roma ha la presidenza mensile di turno), il Consiglio di Sicurezza dedicato al Kosovo. “Il voto che c’è stato in commissione lascia pensare che domani (oggi, ndr.) l’Assemblea dovrebbe sostanzialmente approvare con numeri significativi una risoluzione che sicuramente rappresenta un fatto di portata storica”, rimarca il capo della diplomazia italiana. “L’Italia - ricorda il titolare della Farnesina- è stata indubbiamente il Paese che ha promosso questa campagna già molti anni fa, questo è il terzo tentativo”. Il ministro evidenzia le prese di posizione della “società civile”, delle “associazioni, a cominciare da "Nessuno tocchi Caino". E il governo italiano ha dato a tutto questo una forma politica, riuscendo prima a fare diventare questo l’obiettivo condiviso dell’Unione europea e successivamente a promuovere una coalizione internazionale molto vasta, che dovrebbe portare al successo”. Ancora poche ore, per sapere se questa battaglia di civiltà è stata vinta.





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