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MORATORIA, OBIETTIVO RAGGIUNTO

Europa - 19 dicembre 2007 di Gabriella Monteleone Per una volta, l’Italia ha fatto sistema e ha vinto. Il risultato ottenuto ieri all’Onu al palazzo di Vetro, con il sì definitivo alla risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali, non è solo un messaggio di speranza per tutti i condannati che aspettano nei bracci della morte dei penitenziari sparsi per il pianeta. È un messaggio che parte dal nostro paese e vi fa ritorno per dimostrare che quando si incrociano le energie e gli sforzi dell’azione diplomatica e di governo con la società civile,l’Italia riesce a dare il meglio di sè svolgendo un ruolo da avanguardia. Ora in tanti tenteranno di mettere il cappello su questa vittoria. Ma sono i numeri a dare ragione a quanti perseguono, e non da ieri, questo obiettivo. E il risultato finale - 104 paesi a favore della risoluzione, 54 i contrari e 29 gli astenuti - coincide con le previsioni iniziali dell`associazione Nessuno Tocchi Caino e dei radicali che, partiti quasi solitari dal 1993 a combattere questa lunga battaglia, hanno dovuto vincere dubbi, scetticismi e resistenze quasi che sì, come hanno detto spesso Marco Pannella e Sergio D’Elia, l’Italia avesse «paura di vincere». E invece ieri Romano Prodi ha potuto sottolineare «l’orgoglio dell’Italia per aver contribuito alla diffusione della pace e giustizia nel mondo». Pannella invece si sente già, di nuovo, impegnato «perché quando si perde -ha detto commosso - si può pure andare alle Bahamas, mentre quando c’è un successo bisogna raddoppiare gli sforzi per evitare che sia consumato ed arrivare quindi all’abolizione definitiva» della pena capitale. Si è detto «commosso» il premier «grande soddisfazione» per il ministro D’Alema volato a New York insieme al sottosegretario Vernetti per seguire il voto dell’Assemblea generale e presiedere anche il Consiglio di sicurezza che oggi affronterà il nodo del Kosovo. Non a caso D’Alema ha espresso «gratitudine alla società civile» e dunque alle organizzazioni come Nessuno Tocchi Caino, Amnesty International e la Comunità di Sant’Egidio impegnate da anni su questo fronte. Commossi anche i tanti amici vecchi e nuovi che si sono ritrovati nella sede dei radicali, a via dì Torre Argentina, con gli occhi inumiditi quando dal tabellone gli Yes hanno illuminato il numero 104 e un lungo applauso liberatorio scioglieva l’attesa. Fino all’ultimo gli scongiuri erano d’obbligo ma non si aspettavano grandi sorprese rispetto al voto positivo registrato lo scorso 15 novembre nella terza commissione per di diritti umani: lunedì vi era stato infatti un incontro promosso dalla presidenza macedone del palazzo di Vetro con 15 paesi - metà sostenitori della risoluzione a favore della moratoria e metà contrari - ed era stato deciso che non sarebbero stati presentati emendamenti ne che si sarebbe votato per paragrafi, la votazione insomma sarebbe stata spedita. E così è stato, sono intervenuti solo i paesi caraibici, la Nigeria, Barbados e Singapore, per ribadire il loro favore al boia e il suo presunto «effetto deterrente» quindi, a nome degli 86 paesi promotori della risoluzione, il Messico ne ribadiva invece la funzione di «spinta» agli stati in vista dell’abolizione della pena di morte. Stesso obiettivo ribadito anche da D’Alema, così come da Emma Bonino instancabile tessitrice di relazioni, che parla di «regalo di Natale per tutti gli italiani e non solo», e rende omaggio al suo partito «capace ancora di dare emozioni», e già pronto a ripartire per dare via alla campagna per dare attuazione alla risoluzione a partire dal continente africano. «II voto delle Nazioni Unite rappresenta un risultato storico di altissimo valore etico e politico commenta il sottosegretario Vemetti che si è speso in prima persona in un’intensa azione diplomatica - la moratoria costituirà uno straordinario strumento di pressione politica e morale nei confronti dei paesi che ancora mantengono l’esecuzione capitale». Perché è ovvio che la pronuncia del Palazzo di Vetro non è vincolante, ma il lungo cammino per l’affermazione dei diritti umani passa anche per queste tappe. Non a caso gli interventi dei paesi sostenitori della pena di morte, ancora ieri, si arrampicavano sulla distinzione tra diritto penale (interno) e diritti umani, ripetendo che comunque il boia interviene dopo vari gradi di appello e solo per i delitti più gravi quasi ad attenuarne, così, l’impatto negativo. In realtà un processo si è messo in moto ed ora l’Onu sarà obbligato a discutere anche della abolizione della pena di morte. Intanto, già nella prossima sessione che si aprirà a settembre 2008, il segretario generale, Ban Ki Moon, dovrà fare rapporto sull’attuazione della moratoria.





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