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UN MADE IN ITALY RECORD NEL 2007 PIANO BONINO PER GLI USA

Il Sole 24 Ore - 2 gennaio 2008 L'obiettivo è portare il made in Italy nella provincia americana. Nove mesi record: +12% di Franco Vergnano Questa volta i dati del made in Italy, da qualunque parte si guardino, sono positivi. L'anno appena concluso ha dato grosse soddisfazioni al sistema industriale, specie nei prodotti per la casa e la persona. Ma pure i settori che non riescono a conquistare le luci della ribalta, dove prevalgono Pmi e distretti, hanno messo a segno risultati eccellenti, ad esempio nella meccanica varia. Se poi esaminiamo solo i macchinari più sofisticati (ad esempio i robot, il packaging o comunque quei prodotti che incorporano una dose elevata di hi-tech) vediamo, come rileva lo stesso ministro del Commercio internazionale Emma Bonino, che nei primi nove mesi del 2007 l'Italia ha esportato beni per un valore eccedente quello dell'intero export polacco; ma non basta: «L'aumento delle nostre vendite estere di meccanica strumentale è stato superiore alla crescita di tutte le esportazioni della Francia». Non per niente, i primi nove mesi del 2007 hanno visto le vendite della meccanica nella Ue a 15 passare da 58 a 67 miliardi di euro, con un incremento record del 15 per cento. Sempre in questa classifica, l'Italia nel suo complesso ha conquistato la leadership assoluta con un incremento dell'export del 12%, superiore di un punto rispetto alla grande Germania (che tuttavia invalore assoluto presenta cifre più che doppie rispetto all'Italia: 718 miliardi, contro 265 nel periodo gennaio-settembre 2007). Tutto bene dunque? Possiamo archiviare le polemiche sul declinismo? Nient'affatto. E per almeno un paio di buoni motivi. In primo luogo, come spiega dettagliatamente Fabrizio Onida nel fondo di prima pagina, per il made in Italy la strada della competitività e dello sviluppo è ancora in salita. Inoltre, l'anno che inizia potrebbe risultare problematico per alcune produzioni e per qualche area. Nel tessile abbigliamento, ad esempio, proprio ieri sono cadute le ultime quote all'import nei confronti dei Paesi asiatici. Infine la debolezza del dollaro si ripercuoterà sul made in Italy sia come freno all'export nei Paesi ricchi che acquistano in quelle valute sia favorendo la concorrenza dei beni prodotti nei Paesi con valute legate appunto alla moneta Usa. Ma proprio su questo versante qualcosa si sta muovendo, come spiega lo stesso ministro Bonino che sta mettendo in piedi a, tempi di record un piano d'azione per attuare il programma di promozione straordinaria del made in Italy mirato sulla grande provincia americana in modo, da sostenere la penetrazione negli Stati Uniti delle Pmi. Il tutto anche tenendo presente che nel 2008, per la prima volta dopo parecchi anni, ci sono da spendere i 65 milioni in promozione, con un incremento del 30 per cento. Dopo aver sottolineato come il 2007 sia stato un anno d'oro per l'export che è cresciuto a due cifre permettendo anche un progressivo recupero delle nostre quote (cosa che non avveniva dal 2001) posizionando il nostro Paese come settimo Paese esportatore a livello mondiale, il ministro Bonino precisa: «Adesso non bisogna abbassare la guardia». E aggiunge: «L'economia americana risente della crisi finanziaria. E gli Usa sono il nostro primo mercato di sbocco extraeuropeo. Proprio per questo lanceremo quest'anno, attraverso l'Ice, un piano di promozione straordinario che si concentrerà non solo sulle grandi metropoli, ma avrà anche l'obiettivo di raggiungere i consumatori della grande provincia americana dove la richiesta di made in Italy è sempre più forte soprattutto nei settori di punta della nostra produzione: automazione, agroalimentare, arredo-casa, abbigliamento-moda. Sono fiduciosa che il 2008 possa essere un anno in cui si possa consolidare questo trend di crescita». Il vicepresidente di Confindustria, Giuseppe Morandini, nel commentare positivamente l'iniziativa del ministro Bonino, sottolinea come «i grandi numeri del 2007 siano stati raggiunti proprio grazie all'impegno delle imprese che sono risultate le vere protagoniste della ripresa. Non conosco i dettagli della proposta. Mi sembra però che vada nella stessa direzione dello sforzo messo in atto dalle tante Pmi del made in Italy».





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