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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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BONINO E I DIRITTI TEO-IDEOLOGICI

Il Foglio - 7 gennaio 2008 Gentile Emma Bonino - Chi le scrive è quel caso che lei definisce, su Repubblica di sabato, un "teocretino", l’autore di un "trappolone" antilibertario approntato in combutta con i signori cardinali Ruini e Bagnasco, il regista di una "parodia caricaturale" della moratoria sulla pena di morte legale, uno che nelle sue idee mette "un segno di disonestà intellettuale". Ho trascritto tra virgolette i suoi insulti, così diversi dalle ragioni e dalle perplessità offerte al Foglio da altri suoi compagni radicali, come Strick Lievers e Bandinelli, per chiuderla lì, senza rispondere a tono. Mi sarebbe facile osservare che è il suo uno stile nervoso e volgare, mutuato più dal recente trofeo del commercio estero che da una lunga pratica di lotta per diritti chiamati civili e in realtà realizzata come fedeltà ortodossa a diritti selvaggi, e da selvaggi. Lei nel 1978 votò contro la 194 per gli stessi motivi per i quali adesso intende difenderne le conseguenze più estreme, che contraddicono lettera e spirito di quella legge, all’insegna della mitologia della libertà di scelta e con sovrano disprezzo per chiunque imposti un ragionamento critico sul fenomeno dell’aborto e sui suoi significati trent’anni dopo la legge, quarant’anni dopo il 1967 + 1, sessant’anni dopo la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e cinquantacinque anni dopo la scoperta dell’elica del Dna, cioè della struttura della vita a partire dalla sua manifestazione prenatale. Lei ha diritto di comportarsi così, di fare propaganda, di lanciare anatemi, di gridare al trappolone, di politicizzare in modo belluino un discorso pubblico su etica e libertà, di non ingaggiare una discussione seria e responsabile, ma il suo è appunto l’esercizio selvaggio e primitivo di un diritto teo-ideologico, che ha trionfato nel tempo che ci tocca di vivere ma che altri - e questo un radicale o liberale dovrebbe almeno riconoscerlo - hanno il civile diritto di criticare con i mezzi laici della ragione umana. Mi stia bene.





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