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TRA ROMA E TOKYO INTESA PER RILANCIARE L’INTERSCAMBIO

Il Sole 24 Ore - 8 gennaio 2008 Incontro tra il ministro dell’Economia e del commercio Amari e la sua omologa Bonino a 15 anni dall’ultima visita ufficiale di Gerardo Pelosi Roma – Sono passati quasi venti anni da quando l’ambasciatore giapponese al Gatt di Ginevra definì “un vero insulto politico” il sistema di quote all’import di autovetture giapponesi in Italia, perché contraddiceva ogni principio di libero scambio. Oggi, a diciotto anni dalla creazione di quel foro di dialogo che è il business group Italia-Giappone fondato da Umberto Agnelli, e a quindici anni dall’accordo Ue-Giappone per l’eliminazione progressiva delle quote auto, in un’economia internazionale radicalmente mutata, l’Italia torna a guardare con rinnovato interesse al Sol Levante. I dati non sono certo incoraggianti: si è registrato un calo dell’1,6% dell’interscambio tra Italia e Giappone tra gennaio e novembre 2007, tranne che nel tessile di alta gamma e nell’alimentare. Il nostro Paese, nel primo semestre del 2007, si è piazzato al 21° posto nella classifica dei Paesi fornitori, perdendo tre posizioni rispetto al 2006 e cedendone due anche tra i mercati di sbocco delle merci giapponesi. Dopo una lunga “pausa di riflessione” nelle relazioni con Tokyo durata per tutto il Governo di centro-destra guidato da Silvio Berlusconi, il ministro per il Commercio internazionale Emma Bonino ha riaperto il dossier Giappone sulla scia della visita del premier Prodi a Tokyo nell’aprile 2007. ieri, dopo quindici anni, un responsabile del ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria giapponese (Meti), Akira Amari, ha rimesso piede sul suolo italiano per incontrare il ministro Bonino e firmare una dichiarazione congiunta per intensificare i rapporti economici. Le parti hanno valutato positivamente i risultati della manifestazione Primavera italiana 2007 e hanno espresso l’auspicio che l’evento possa ripetersi nel 2009. Da parte italiana è stato chiesto il sostegno giapponese alla candidatura di Milano come sede dell’esposizione universale del 2015, e il ministro Amari si è riservato di valutare attentamente la richiesta. Sulle relazioni bilaterali, Italia e Giappone concordano sulla necessità di lavorare insieme per favorire lo sviluppo economico nella cosiddetta knowledge economy. In particolare c’è un impegno a promuovere gli scambi in ogni settore, da quelli tradizionali a quelli ad elevata tecnologia, traendo vantaggio dal dialogo che emergerà dal prossimo incontro dell’Italy-Japan Business group che si terrà a Venezia il 7 e 8 maggio prossimi. Sono state identificate anche alcune azioni congiunte per una maggiore collaborazione tra Ue e Giappone anche tramite l’armonizzazione dei sistemi in campo ambientale, delle innovazioni e della sicurezza, mentre la parte italiana ha chiesto un migliore accesso dei propri prodotti al mercato giapponese. Sulla proprietà intellettuale c’è un impegno a stimolare un dialogo bilaterale e internazionale per l’armonizzazione dei brevetti e il rafforzamento delle misure contro la pirateria commerciale e la contraffazione. I due Paesi si adopereranno infine per promuovere il valore di beni e servizi basato non solo su costo, funzionalità e affidabilità, ma anche sul concetto di “kansei” (sensibilità) il quale fa sì che un prodotto e un servizio possano suscitare simpatia ed emozioni. “E’ stato un incontro molto utile – ha osservato il ministro Bonino – abbiamo preso una serie di impegni per gli scambi fra i due Paesi. Attualmente l’interscambio è di dieci miliardi di euro, ma le potenzialità sono molto più grandi”. Obiettivi condivisi dal ministro Amari, che ha anche incontrato una delegazione dell’Ice e della Confindustria. Amari ha sottolineato l’importanza di una visita ufficiale a quindici anni dall’ultima a Roma di un suo predecessore, Yoshiro Mori (diventato poi primo ministro) e ha ricordato che Italia e Giappone “possono contare su molti punti in comune, come la capacità di conciliare innovazione e tradizione”.





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