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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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“IL FRENO C’E’ MA VENDIAMO PER UN MILIARDO AL GIORNO”

Il Sole 24 Ore - 24 gennaio 2008 di Gerardo Pelosi Roma – L’Italia “non abbastanza veloce”? Il Paese dove chi investe si trova alla guida di “una macchina con il freno tirato”? Giudizi troppo ingenerosi quelli dispensati ieri dalle colonne del “Financial Times” che sfrutterebbe, per di più, la debolezza dell’attuale situazione politica? “Non direi proprio – risponde Emma Bonino, ministro del Commercio Internazionale e delle Politiche Comunitarie – rispetto a come è stata dipinta l’Italia del passato vedo, semmai, dei miglioramenti; oltre all’inchiesta sugli investimenti, il Financial Times di ieri pubblica anche un editoriale in cui si ricorda che l’ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno oggi è di tornare a votare e apprezza gli sforzi compiuti da Prodi nel risanamento dei conti pubblici e della lotta all’evasione”. Ed è soprattutto, il nostro, anche un Paese, ricorda la Bonino, che è diventato pericoloso concorrente con esportazioni aumentate dell’11,5% nel 2007 e nuove quote di mercato passate da 3,4 a 3,7%. “Non c’è niente da fare, ci sono luci e ombre – spiega il ministro – da una parte il Paese ha il freno a mano tirato, come ingrippato, con la difficoltà strutturale di attirare investimenti, la pesantezza burocratica, il ruolo degli enti locali, la mancanza dello Stato in molte zone del Sud. E poi l’At&t che ha abbandonato i progetti su Telecom, la vicenda Abertis-Autostrade. Ma anche il Paese che ha deciso di trovare un partner straniero per Alitalia, che ha riportato il debito pubblico al 2,2% e che ha rimesso sotto controllo inflazione e disoccupazione”. Cosa vuol dire luci e ombre? “Vuol dire – dice la Bonino – che dietro la debolezza del sistema politico, dietro le difficoltà strutturali c’è un tessuto produttivo vivace e dinamico che è riuscito a ristrutturarsi e i cui prodotti oggi vengono apprezzati in tutto il mondo: parlo non solo di produzioni mature ma tessile di alta gamma, meccanica strumentale; del resto, con l’euro così forte, non si aumenta l’export dell’11,5% se non c’è il prodotto e il prezzo”. Insomma, da un lato l’Italia “ingrippata” da trent’anni con i suoi problemi non risolti del Sud e dell’occupazione femminile, 6 milioni di donne fuori del mercato del lavoro, che non riesce ad approvare le liberalizzazioni di Bersani per professioni e servizi, ma anche il Paese “che vende all’estero per un miliardo di euro al giorno, gli elicotteri alla Marina Usa, aerei Alenia nel Paesi dell’Est, macchine utensili perfino ai tedeschi”. Tutto questo in una realtà dove la concorrenza è sempre più forte. “I problemi strutturali – aggiunge il ministro del Commercio internazionale – non è riuscito a risolverli neppure Berlusconi con una maggioranza blindata; noi in 18 mesi abbiamo fatto un buon lavoro”. Sorride, però, il ministro quando le si ricorda che il Financial Times cita la distanza del più vicino McDonald’s come indice di un buon livello di attrazione degli investimenti. “Su quello avrei qualche dubbio – confessa la Bonino – preferisco pensare alla diffusione della rete italiana “Eataly” che sta aprendo anche al Rockfeller Center di New York e che mette insieme in supermercati di qualità il meglio di ristoranti e scuole di gastronomia”. Sulla crisi politica la Bonino difende la scelta di parlamentarizzarla “fino in fondo”. “Certo – aggiunge – c’è il rischio di dovere lasciare a metà il lavoro iniziato: lunedì e martedì era in programma l’incontro con il presidente egiziano Mubarak, poi le missioni in India, Messico e in Sudafrica. Oltre al nuovo dialogo con la Cina. Avevamo impostato una strategia di medio periodo. C’è il rischio che tutto questo ora vada perso”.





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