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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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"NON CI SIAMO CHIUSI IN NOI STESSI ECCO PERCHE' ORA SI PUO' CRESCERE"

La Repubblica - 23 febbraio 2008 Emma Bonino: in Europa secondi solo alla Germania di Roberto Mania Roma - "Non so se questo sia il 'quarto capitalismo' italiano. So che abbiamo raggiunto risultati straordinari nell'export grazie in particolare alle imprese che si sono ristrutturate, che non si sono chiuse nel mercato interno, e che hanno accettato la sfida internazionale, aggregando i mercati più dinamici e i paesi anche più lontani come Russia, Cina, India e i paesi del Golfo". Per Emma Bonino, ministro per il Commercio internazionale, quella di ieri è stata una giornata particolare: prima ha sigillato l'accordo con il Pd, poi ha letto nei dati sullo sprint dell'export italiano anche la promozione per i suoi venti mesi al governo. "Sono stata un ministro fortunato", dice. "Non posso negare di essere soddisfatta". Nonostante il super-euro e il caro-petrolio l'Italia ha recuperato quote nel mercato mondiale. A cosa è dovuto questo risultato? “Abbiamo vissuto un biennio straordinario per l’export italiano, cresciuto mediamente di oltre il 10%. Ciò ci ha permesso di riconquistare quote di mercato, passando dal 3,3 al 3,8 per cento, come non accadeva dal 2001, ed è stato possibile per due ragioni: le imprese si sono ristrutturate e hanno capito l’importanza della sfida internazionale, aggredendo i mercati più dinamici e i paesi anche più lontani Russia, paesi del Golfo, Cina e India, e il governo Prodi ha sostenuto l’apertura alla globalizzazione come fattore di crescita.” Siamo ritornati ad essere competitivi ? “Posso dire che sì, almeno sul fronte delle esportazioni l’Italia è ritornata ad essere competitiva. Grazie al boom dell’export del settore manifatturiero, l’Italia ha avuto uno dei più alti tassi di crescita dell’export ed è stato il secondo Paese dopo la Germania, in Europa, per miglioramento della propria bilancia commerciale. L’Italia ha dunque messo a segno un importante recupero di competitività, con una riduzione sostanziale del proprio deficit commerciale di 11,9 miliardi, mentre Francia, Regno Unito e Spagna hanno tutti aumentato il deficit commerciale”. A dicembre, tuttavia, si è registrata una battuta d'arresto. E' un segnale preoccupante visto che coincide con la frenata della produzione industriale? “Anzitutto occorre sempre guardare ai dati nel loro complesso. Ecco dunque che la battuta d’arresto di dicembre è stata superata dall’ottimo sprint di gennaio, con un aumento di export del 18,3%. Certo ci sono problemi all’orizzonte, vi è un rallentamento dell’economia mondiale che non deve essere sottovalutato e potremmo soffrire il caro euro e l’aumento dei prezzi delle materie prime. E quindi è necessario osservare cosa succede intorno a noi e preparare gli interventi a sostegno delle imprese. Ma per ora c’è un Italia che va forte sui mercati internazionali. Il tallone d’Achille è la domanda interna, questo ci ha segnalato il dato sulla produzione industriale.”. Basterà una "spruzzata" di sgravi fiscali a far ripartire i consumi interni? “Non c’è dubbio che esista un problema di redditi, di consumi e di bassi investimenti in Italia. Insomma vi è una forte flessione della domanda interna. Un problema che viene da lontano e che ha tante cause. E tanti responsabili. Io credo che in questo Paese sia venuto il tempo di una solida politica di liberalizzazioni che favorisca il libero mercato e la concorrenza, e non le rendite di posizione, e che alleggerisca le bollette degli italiani". Intanto l'Italia è invasa dai prodotti alimentari cinesi mentre applica un rigido protezionismo nei confronti di quelli provenienti dall'Italia (vedi denuncia Coldiretti). Cosa si può fare? “Ho sostenuto fin dall’inizio del mio mandato la necessità di avere un marchio d’origine per i prodotti, una specie di passaporto sulle merci. Serve a mettere il consumatore sul chi va la e soprattutto favorisce la consapevolezza dell’acquisto. E, poi, mi auguro che anche il Doha Round, oggi finito in un vicolo cieco possa rianimarsi. Gli scambi mondiali non si decidono da soli, per questo il multilateralismo è importante, se ne possono giovare tutti, a partire dai paesi in via di sviluppo”.





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