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ITALIA E SVEZIA: NON PROPRIO UN "ASSE DEL BENE" CONTRO LE DROGHE

di Alberto Carosa I media italiani non prestarono molta attenzione alle dichiarazioni del Vice Primo Ministro Gianfranco Fini quando il mese scorso affermava che, a suo parere, la nuova legislazione anti-droga in preparazione non avrebbe dovuto fare alcuna distinzione tra le cosiddette droghe "leggere" e droghe pesanti, sulla base del fatto che sono tutte dannose. In breve, Fini era favorevole all'approccio a tre pilastri basato su prevenzione, riabilitazione e repressione. Se il principio summenzionato dovesse essere inserito nella legislazione in preparazione, questo equivarrebbe a una controrivoluzione, in particolare allo sconvolgimento di quello che i legislatori italiani hanno fatto negli ultimi 50 anni. Infatti la loro azione é sempre stata ispirata in buona parte dal principio opposto, quello antiproibizionista, che afferma che é fondamentale distinguere tra droghe leggere e pesanti per governare razionalmente e in modo efficace il flagello della droga. Questo implica che decriminalizzare e liberalizzare le droghe leggere porterebbe più benefici che costi, ad esempio permettendo all'Italia di concentrarsi nella lotta contro le droghe veramente pericolose. Ma il fronte anti-droga ha sempre controbattuto che questa distinzione é un mero stratagemma per spianare la strada al passo successivo, una ulteriore distinzione tra droghe pesanti e "non cosi' pesanti", al fine di arrivare all'ultimo traguardo: la liberalizzazione di tutte le droghe. All'interno di tale strategia, l'Italia ha un ruolo maggiore da giocare, o almeno ne aveva uno, dato che per ora il paese appare perso alla causa antiproibizionista. Ma come si potrebbe evitare tale ostacolo? Una possibilità é il Parlamento europeo, o qualunque altra istituzione i cui poteri legislativi vincolanti possano prevalere su quelli dei parlamenti nazionali degli Stati membri. Questo é apparentemente l'obiettivo della prima conferenza dei legislatori antiproibizionisti ospitata al Parlamento europeo a Bruxelles il 15 e 16 ottobre, organizzata dal Partito Radicale Transnazionale, capitanato dal famoso legalizzatore Marco Pannella, e dalla Lega Internazionale Antiproibizionista. Nella lettera di invito, gli organizzatori chiamano tutti coloro che hanno denunciato il fallimento della guerra alla droga a unirsi per "promuovere la regolamentazione delle droghe attraverso la riforma delle convenzioni ONU sulle droghe". In un comunicato stampa, l'organizzazione non governativa Hassela Nordic Network, basata in Svezia e capofila del fronte anti-droga, descrive l'iniziativa come un tentativo di minare le convenzioni ONU sulla droga allo scopo di chiudere col proibizionismo e liberarsi delle convenzioni ONU. "Chiunque ha il diritto di avere la sua opinione sulle droghe", afferma il HNN, "ma una assemblea eletta, come il Parlamento europeo, non dovrebbe davvero essere utilizzata per liberarsi delle convenzioni ONU il cui scopo é quello di far diminuire la domanda e l'offerta di droghe." Come risultato dell'appello, gli eurodeputati svedesi Jan Andersson e Olle Schmidt hanno scritto ai colleghi per invitarli ad un incontro di protesta chiamato "Non ci arrenderemo - appello contro la legalizzazione delle droghe in Europa" che ha avuto luogo l'8 ottobre al PE. "Le politiche restrittive sulla droga hanno mostrato di avere successo e dovrebbero quindi restare la soluzione per il futuro", la lettera affermava. "Consumo, possesso e traffico di tutte le droghe devono essere illegali." Un altro svedese, il vice direttore dell'HNN ed eurodeputata Verde, Malou Lindholm, ha chiesto al questore del Parlamento europeo, Mary Banotti, di ritirare il permesso ai gruppi antiproibizionisti di usare il Parlamento europeo e le sue strutture per la loro assemblea. "Lo trovo, per non dire altro, oltraggioso" ha sottolineato, "che il Parlamento europeo, finanziato dai contribuenti europei, venga usato per incoraggiare attività volte a violare convenzioni ed accordi internazionali". A suo parere, "le critiche già esistenti sulla cattiva amministrazione finanziaria della burocrazia centrale di Bruxelles dovrebbero bastare per assicurarsi che i fondi disponibili e il rispetto per le convenzioni e i trattati internazionali non permettano esercizi per la legalizzazione delle droghe." Se fosse autorizzata la tenuta del seminario nel Parlamento europeo, ha affermato, "questo senza dubbio ridurrebbe, giustamente, il rispetto dei cittadini nei confronti del Parlamento europeo". Una simile manovra fu rigettata all'inizio del 1988 dal PE a Strasburgo, a seguito dell'alleanza tra alcuni deputati europei con ONG italiane anti-droga asociate in quall'occasione in una organizzazione ombrello, la Commissione per i Valori Tradizionali e della Famiglia in Italia, allo scopo di fare pressione sulle istituzioni europee dall'esterno. Anche allora i deputati europei Malou Lindholm e Jan Andersson conducevano l'azione contro i liberalizzatori della droga, mentre quest'ultimo fronte era guidato da Emma Bonino, una dei leaders del Partito Radicale ed allora Commissaria europea. I nuovi sforzi dei summenzionati fautori della droga libera hanno luogo proprio mentre l'italiano Antonio Maria Costa, Direttore Esecutivo dell'Ufficio per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine (UNOD-CCP), nominato in maggio, affermava a Washington il 25 settembre che il terrorismo, il traffico di droghe e il crimine organizzato formano un' "asse del male". Qualunque passo verso la liberalizzazione delle droghe farà il gioco dei criminali che potranno moltiplicare i loro profitti e quindi sostenere il terrorismo a livello sempre più ampio. Costa ha affermato inoltre che riconoscere l'interrelazione tra queste tre attività criminali richiede che le forze dell'ordine, le agenzie internazionali e i governi riesaminino la loro azione per combatterle. Tra coloro che hanno immediatamente tenuto conto di questo appello c'é l'appena rieletto primo ministro svedese, Göran Persson, che ha proclamato nel corso del suo discorso di apertura della sessione autunnale del Parlamento svedese, il 1 ottobre: "le droghe devono essere combattute," annunciando una revisione radicale della strategia svedese anti-droga, al fine di diventare più efficace contro il crimine nazionale ed internazionale legato alla droga.





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