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PD, SCINTILLE PARISI-CALEARO

Il Sole 24 Ore - 6 marzo 2008 Crisi coi radicali, sciopero della sete di Pannella: ma in 8 dicono di sì di Lina Palmerini Ancorai Radicali. Poi la nuova bufera: Arturo Parisi che minaccia di ritirare la sua candidatura dopo le dichiarazioni di Massimo Calearo. E ancora gli strascichi polemici sui nomi in lista non esattamente tutti all`insegna del rinnovamento e dell`apertura alla società civile. È la giornata nera di Walter Veltroni segnata da tutte queste vicende che hanno, allungato più di qualche ombra sulla sua campagna elettorale partita in grande sprint. E invece Marco Pannella che comincialo sciopero della sete per protestare contro i mancati accordi sui nove radicali eletti (e invece tre sono a rischio) diventa la prima grana. A tal punto che Veltroni nei suoi colloqui di ieri con Emma Bonino ha avvisato che non potrà tollerare una campagna "contro" e che è pronto a tornare indietro e annullare l`accordo fatto con i Radicali. Un segnale che è arrivato in casa di Pannella & Bonino e il leader radicale replica: «Ritirarci è un favore che non faremo». E otto esponenti su nove (manca solo laBonino) firmano davanti al notaio l`accettazione della candidatura. Al loft invece sperano che questa diventi l`occasione giusta per rompere un accordo rivelatosi già un boomerang. Le parole di Veltroni non lasciano alcun margine: «Un accordo politico non può essere scambiato come una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati. Le liste sono chiuse, non sono possibili scavalcamenti». Non finisce qui. Alla,querelle con i Radicali se ne aggiunge un`altra, fresca di giornata. Il caso Parisi-Calearo. Bisogna fare però un passo indietro e andare alla trasmissione Tv Ballarò di martedì sera dove è invitato Massimo Calearo, neo capolista Pd in Veneto, che in sostanza "benedice" Clemente Mastella per aver messo fine all`esperienza del Governo Prodi e riserva a Vincenzo Visco parole non propriamente di stima. E così ieri Arturo Parisi fa sapere che dopo, aver ascoltato quelle parole «inaccettabili» sta riflettendo sulla opportunità di accettare la candidatura nelle liste del Pd. Deve passare tutta la mattinata e tutto il pomeriggio prima che arrivino le precisazioni dello stesso Calearo, ex presidente di Federmeccanica, sollecitate dallo stesso leader Pd: «L`azione del governo Prodi è stata per molti versi positiva ma la crisi aperta da Mastella era inevitabile. Lamia candidatura nasce da una piena adesione al programma del Pd: mi riconosco in una grande modernizzazione dell`Italia, in quello che ho chiamato il sogno di Veltroni che mi ha conquistato». Correzioni che bastano parzialmente a placare le ire del ministro della difesa che non mette più sul tavolo la sua candidatura ma sottolinea, il silenzio - pubblico - di Veltroni e chiede un confronto sulla linea politica del partito. È tregua ma intanto la giornata è segnata da un`altra polemica. L`altro boomerang sono le liste. Averle presentate in anticipo e a distanza di giorni da quelle del Pdl non` è stata una grande idea perché sono ormai due giorni che il loft è investito dalle polemiche. Ieri ci ha pensato Dario Franceschini a difendere il Pd dalle critiche per aver candidato molti nomi degli staff dello stesso Franceschini, Veltroni e Prodi e poi la figlia dell`ex ministro Cardinale, la segretaria del ministro Fioroni. Il numero due del Pd parla di «critiche ingenerose», di un grande sforzo di rinnovamento e trova una spiegazione pure per quei collaboratori e portavoce in corsa per il Parlamento trovando paragoni illustri e forse un po` azzardati: «Andreotti arrivò in politica come collaboratore di De Gasperi, come Casini con Forlani e anche Bonaiuti. Sono partiti tutti da collaboratori e poi hanno fatto storia». Stesso discorso per i "figli di" a cui appartiene lo stesso Franceschini e non solo: «Io sono figlio di un parlamentare, così come D`Alema o Franca Chiaromonte, La Malfa, La Loggia e tanti altri». Sì ma Veltroni nei suoi comizi dice che è proprio questo che vuole cambiare il Pd. Infine, una buona notizia. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, uno dei nomi migliori del Pd che - guarda caso - era finito fuori lista, ieri è rientrato grazie alla rinuncia di Pietro Larizza (ma entra anche Marcella Lucidi per la rinuncia di Paolo Gambescia). «Accetto di gareggiare da una posizione non sicura perché ho fiducia nella capacità di Veltroni di interpretare una nuova cultura di governo», è stato il commento di Ceccanti al suo "ripescaggio".





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