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“VOGLIAMO ANCHE LE ROSE”, LA LIBERAZIONE DELL’ORGASMO SENZA ALLEGRIA

Il Foglio - 11 marzo 2008 di Annalena Benini Emma Bonino giovane (pettinata come adesso), in piedi con degli stantuffi in mano che spiega come si abortisce "semplice e veloce" col metodo Karman, una donna molto sicura che dice: "L`amore è una parola equivoca, qualcosa che genera un sistema di dipendenze", il diario di Carla Lonzi dove si parla di "autenticità e forza del separatismo", una giovane femminista afflitta dalle proprie "masturbazioni solitarie", una ragazza immusonita che balla nuda e bisognerebbe a quel punto avvertire la forza della liberazione sessuale. "Vogliamo anche le rose", il documentario di Alina Marazzi sulle lotte delle donne (pillola salario divorzio aborto nuovi modelli di coppia), dovrebbe essere un`esplosione di potenza femminile, il fresco racconto della rivoluzione, dei casini, della libertà, della conquista del mondo. Ma non c`è una briciola d`allegria, non c`è un lampo di giovinezza che sia bello da guardare, o da ascoltare, che faccia pensare: wow, che momento grandioso (a parte l`eye liner: avevano tutte, almeno negli anni Sessanta, meravigliosi occhi perfettamente bistrati di nero, meravigliose ciglia all`insù e un`aria disfatta e sexy). "Vogliamo anche le rose" è un film tristissimo, e provoca smarrimento in chi non era a Roma in via dei Governo Vecchio nel 1978, o a Campo de` Fiori nel 1972, o nel 1975 all`università a sognare "Adele Faccio che ci porta tutte ad abortire a Londra". Cosa significa, che lingua è: "Cioè, è un discorso più ampio, cioè all`interno della liberazione sessuale"? (Sono immagini di archivio, parlavano veramente così, e ci sono i veri diari d`archivio - una donna sana di mente non darebbe il proprio diario a un archivio neanche sotto minaccia di morte -recitati dalle attrici con faticosa spontaneità: "Sono una clitoridea che non accetta il rapporto vaginale, e mi vedo passare davanti schiere di vaginali che danno all`uomo tutta la sicurezza possibile"). Trent`anni fa era la preistoria, ma guardando "Vogliamo anche le rose" sembra che non sia stata nemmeno una preistoria divertente, e quel linguaggio cupo, il femministese, è rimasto dentro le teste di molte ragazze di allora - e anche nelle interviste della più giovane Alina Marazzi, che parla di "retaggio maschilista", "pulsione alla libertà di essere individui", "diritto all`autodeterminazione", "problema della dipendenza dal rapporto con l`altro". Dov`è l`amore, dov`è l`esaltazione della Libertà, dov`è. la giovinezza gloriosamente all`assalto delle imposizioni dei vecchiacci? In "Vogliamo anche. le rose" ci sono soprattutto grandi problemi di orgasmo, non molto rivoluzionari (sì, la rivoluzione era parlarne, condividerli eccetera, ma che noia lo stesso). C`è però una bellissima scena d`archivio in cui l`intervistatore di strada chiede ai due ragazzi (lui coi baffi lunghi, lei bella e con la riga in mezzo) come si sono conosciuti. Lei ride e dice che è stato un amico a suggerire loro di mettersi insieme. Ma poi perché vi siete lasciati? Lui coi baffi lunghi si imbarazza, parla di "oppressione reciproca", lei con la riga in mezzo taglia corto e a voce alta spiega: "Non mi piacciono i rapporti orali, non per chissà quale pensiero, ma perché proprio mi sento una deficiente". E’ la storia di un percorso di liberazione, sono diari di donne a cui dobbiamo la nostra libertà, ma è un racconto soffocante di infelicità (la ragazza che abortisce: "Eppure era così normale parlarne, ma in verità non sono così sicura di avere scelto, forse non ho avuto scelta") e di malumore (la ragazza emancipata: "Devo scrivere due o tre articoli, andare al Governo Vecchio, provare a trovare qualcuno che mi erotizzi"), è una cupezza impossibile da invidiare.





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