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A PARIGI L’ASSE BOCCONI-CORSERA BOCCIA TREMONTI

Europa - 13 marzo 2008 di Gianni Del Vecchio Tornare al protezionismo economico, al sistema dei dazi e delle quote verso le merci estere è antistorico e controproducente, un pannicello caldo nei confronti della distruzione creativa innescata dalla globalizzazione. Ma non solo. Per uno stato che fa parte dell’Unione europea, come l’Italia, è impossibile adottare queste misure unilateralmente, bisognerebbe convincere i 27 paesi membri a cambiare l`indirizzo della politica commerciale. Cosa che attualmente è poco più che una chimera. Il convegno che il Corriere della sera e la Bocconi hanno organizzato ieri e l’altro ieri a Parigi, assieme all`università Sciences Po, ha visto la bocciatura delle tesi neo-protezioniste tremontiane e il rilancio della necessità di aprire paesi economicamente ingessati come Francia e Italia alla concorrenza e al mercato. Un happening che ha visto la partecipazione di economisti di rango come Mario Monti, Tito Boeri, Maurizio Ferrera, Franco Bruni, Jean Paul Fitoussi e Michele Salvati. Oltre a esponenti del Pd come Franco Bassanini e Pierpaolo Baretta, senza dimenticare l`ex ministro radicale Emma Borino. «Negli incontri e nei dibattiti che ho seguito in questi due giorni - racconta Bruni, docente di politica monetaria alla Bocconi - è emerso un messaggio chiaro: non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura della globalizzazione e dei suoi effetti. Un ipotetico ritorno a forme protezionistiche è la risposta peggiore che si può dare, anche perché l’apertura dei mercati di questi anni ha prodotto effetti positivi anche per le imprese italiane. Del resto lo stesso ministro Bonino ha osservato come la globalizzazione sia un fenomeno che ormai esiste e non avrebbe senso ostacolarla». Insomma, un drastico rigetto della ricetta economica che Tremonti ha illustrato nel suo ultimo libro e che ha tradotto nel programma del Pdl. «Come ha detto bene Monti, - continua Bruni - anche se volesse l`Italia non potrebbe applicare dazi o quote in maniera unilaterale. Facciamo parte dell`Unione europea e ci confondiamo alla politica commerciale concordata a Bruxelles. Quindi Punta possibilità sarebbe quella di lavorare a livello europeo per convincere gli altri paesi membri ad adottare misure anti-concorrenziali. Cosa per la quale ci vorrebbero almeno un paio d`anni di negoziati, nella migliore delle ipotesi. Insomma, la proposta di Trernonti mi sembra la classica scusa per non fare le riforme, per tenere chiusi i mercati e proteggere le corporazioni. Si tratta di una proposta un po` imbrogliona, demagogia elettorale. Del resto anche i candidati alle primarie americane parlano di protezionismo per poi rassicurare gli stati partner sottobanco». Qualche preoccupazione tuttavia su un possibile vento protezionista che attraversi l`Europa ieri a Parigi c`era. Sia Monti che la Bonino non hanno perso l`occasione per esternare il timore che le idee tremontiane possano far breccia fra le cancellerie europee, quella francese in primis. «La presidenza francese cade in un momento opportuno - ha detto Monti -. Ho sentito dire che una delle possibilità sia dedicarla al "Europa della tutela e della protezione". Meglio un altro motto, in Italia ad esempio sarebbe la scusa perfetta per immaginare uno scenario protezionistico». Ed è sceso in campo direttamente il presidente della commissione europea Barroso per evitare una possibile deriva protezionista dell`Europa, bollando come «una vera e propria follia» il ritorno a dazi e quote per difendere le produzioni del Vecchio continente.





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