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EXPO, LOTTA ALL’ULTIMO VOTO. LA BONINO: DELUSI DALLA UE

Il Corriere della Sera - 31 marzo 2008 Oggi la scelta tra Milano (in testa) e Smirne di Maurizio Giannattasio Parigi - È una vigilia senza vigilia. Quelle pancia a terra e pedalare. Perché anche l`ultimo minuto utile prima del voto di questo pomeriggio è «kairos», tempo opportuno. Expo 2015. Sta per scattare la sirena. Alle 14 e 30 Milano e Smirne si affronteranno sul palco del Bureau Internationals des Exposition. Ma prima Romano Prodi, Massimo D`Alema, Emma Bonino, Letizia Moratti e Roberto Formigoni incontreranno la bellezza di cinquanta Paesi in 6 ore, un terzo dei Paesi aderenti al Bie. «E stato un bel lavoro comune - ha affermato D`Alema -. Abbiamo la coscienza tranquilla. Ci piace sottolineare che in questa competizione non si è logorato il rapporto di amicizia con la Turchia». Lotta fino all`ultimo. Si parla di dodici voti di differenza in favore di Milano. Ma la partita è ancora apertissima. Al Saint James, nella War Room della Moratti, si susseguono ambasciatori, ministri e delegati. Sul corridoio è apparsa una scritta: «Access privè». Mancano solo i cavalli di Frisia, ma l`intelligente turca spaventa. Il presidente del Consiglio Romano Prodi sdrammatizza. «Vinca il migliore. E il migliore è Milano, quindi ce la faremo». Gli risponde a distanza il sorriso beffardo del sindaco di Smirne, Aziz Kocaoglu, quando incontra i giornalisti italiani. Ma a Prodi preme sottolineare un altro punto: «La grande collaborazione che c`è stata sull`Expo è stata un esempio vero di sistema Paese». E oggi sotto i riflettori non ci sarà solo Milano, ma l`Italia intera. Lo conferma anche il sottosegretario agli Esteri, Bobo Craxi: «La questione dell`Expo investe pienamente gli interessi e le prospettive dell`Italia. Quello di oggi sarà un giudizio sull`intero nostro Paese». Per questo preoccupa l`aggressività turca, il marcamento a uomo dei delegati, le sorprese dell`ultimo momento e anche quegli strani movimenti sulla bufala alla diossina. Il veto, per primo è arrivato dalla Corea, Paese alleato della Turchia, poi si è allargato alla Cina che ormai è data per persa dall`Italia. Anche la Francia, paese vicino a Milano, ha bloccato la vendita, ma è stata solo questione di poche ore. «Siamo consapevoli che in questa candidatura giochi la bellezza del progetto come prerequisito - attacca il ministro Emma Bonino - poi però ci sono altre variabili che sfuggono a ogni logica. Sono molta contenta del sì formale degli inglesi. Mi auguro che si tiri dietro il voto di altre nazioni perché le cordate esistono». Stesso concetto per Roberto Formigoni: «Noi abbiamo raggranellato un voto dopo l`altro. Loro avevano pronti pacchetti già bloccati, però non sono riusciti a compattare il mondo islamico. Non ci sono aree che ci siano completamente ostili». Una sorpresa importante potrebbe arrivare proprio dal Medioriente con il voto dell`Egitto. La delusione più forte invece arriva dal Vecchio Continente e dal ruolo giocato dagli Stati Uniti: «Mi ha deluso l`Europa, come sempre» attacca la Bonino che lancia anche qualche sospetto sul regolamento del Bie che permette ai Paesi di iscriversi fino all`ultimo giorno. «L`Europa e gli Stati Uniti non ci hanno sostenuto un granché» chiosa Formigoni. Gli States non voteranno, ma il loro potere di orientamento è fortissimo e sono note le ragione geopolitiche del sostegno Usa alla Turchia. Ma al di là di questo continua il buon lavoro sui Paesi caraibici (valgono quindici voti) i Paesi del Pacifico e le nazioni africane. Valgono anche i rapporti personali stretti in questi mesi. Quando ieri l`ambasciatrice del Kenia a Parigi si è vista donare un cofanetto di compact disc della Scala con le arie della Callas ha improvvisato un vero ballo di gioia e di ringraziamento. «I love Maria Callas».





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