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MISSIONI ALL’ESTERO, TURBO PER LE IMPRESE ITALIANE

Avvenire - 11 aprile 2008 Successo per il forum Italia-Egitto, iniziativa numero 21 in 4 anni che ha unito governo, banche, aziende e strutture di supporto di Eugenio Fatigante Una missione che suggella una «strepitosa eredità che riceviamo». Sono sentite le parole di Giuseppe Morandini, presidente della Piccola industria, rivolte pubblicamente a Luca di Montezemolo, leader uscente (a maggio) degli imprenditori, a coronamento del Forum economico Italia-Egitto. E’ la missione numero 21 fatta, in quasi 4 anni, con questo schema che vede riuniti assieme governo, banche (singole e come Abi), imprese e strutture di supporto (Ice e Simest). Un metodo che porta risultati tangibili. Lo si vede anche qui al Cairo, con tanti manager (Passera, Conti, Scaroni, Moretti, Colaninno) venuti a firmare o potenziare accordi. Ma soprattutto c`è il tessuto dei 160 imprenditori giunti dall`Italia, per incontrare fisicamente 400 colleghi egiziani e dar vita a un migliaio di incontri faccia a faccia. Inevitabile, tuttavia, si avverte il clima di una fase che si chiude. Morandini ne traccia un bilancio, peraltro lusinghiero, parlando di «scambi spettacolarmente aumentati, addirittura a 3 cifre», in molti stati toccati da queste missioni: è il caso del +147% registrato in India o del +154% nei Paesi del Golfo; «pesanti» sono pure gli incrementi del 57% in Brasile e del 48% nell`area del Mediterraneo. D`altronde al Cairo si gioca un po` in casa. Lo prova a modo suo Emma Bonino, ministro del Commercio, che saluta gli egiziani direttamente in arabo. Lo confermano le statistiche, che attestano il nostro ruolo di partner privilegiato: l`Egitto è già il secondo destinatario, dopo la Tunisia, di merci italiane in Africa. Un export già forte che per di più, ricorda Bonino, nel 2007 è salito del 39% sul 2006, toccando i 2,1 miliardi di euro. Un bilancio di queste missioni lo fa anche l`Abi, ma con un occhio rivolto alle prospettive: in questi anni è stato stanziato un plafond di 37,4 miliardi per tutti gli stati visitati, ma di questi solo 16,8 sono stati utilizzati. Ne restano 20 a disposizione di imprese disposte ad ampliare gli orizzonti. In Egitto, poi, è forte il supporto di Intesa-Sanpaolo: nel 2006 ha rilevato l`80% di Bank of Alexandria, terza banca del Paese, e sta allestendo un desk per potenziare le infrastrutture locali, partendo dall`area di Robbikki, primo esempio egiziano di creazione di un distretto industriale (conciario). Non solo: Intesa ha allo studio prodotti specifici per la finanza islamica. Restano da capire le potenzialità di una realtà che si dibatte fra ritmi di crescita da locomotiva (Pil salito del 7,1% nel 2007) e una massa di poveri che stenta a riceverne i benefici, come testimoniano le proteste per i rincari del pane; o fra un mercato aperto alle privatizzazioni e una corruzione ancora forte. Le imprese convenute hanno fatto comunque la loro parte. Enel ha stretto con Egas un`alleanza che è di fatto il primo ingresso del gas egiziano nel mercato europeo, utile ad affrancarci un po` dalla dipendenza da Russia e Algeria. Eni, presente invece dal 1954 (qui è il 1° operatore petrolifero straniero), ha siglato con Egas ed Eehc un memorandum per applicare nuove tecnologie in centrali elettriche egiziane. E Fs sopporterà nei prossimi 5 anni il governo egiziano nella ristrutturazione delle ferrovie. Il tutto nella cornice dell`accordo firmato fra Montezemolo e Fei, la Confindustria della terra delle Piramidi. Uno sbarco favorito da condizioni attrattive, ricordate dal primo ministro Nazif, che hanno fatto impennare di 20 volte negli ultimi 7 anni gli investimenti esteri in Egitto, non ultima una tassazione ridotta al 20%. Risultati lusinghieri, quindi, per una missione che era coordinata da Assolombarda, cui Montezemolo aveva affidato i rapporti con l`Egitto dopo l`apposito Forum sul Mediterraneo tenuto a Palermo nel 2006.





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