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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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IN MISSIONE PER IL MADE IN ITALY

Il Sole 24 Ore - 12 aprile 2008 Il bilancio del ministero del Commercio internazionale di Nicoletta Picchio Dialogo, anche con Paesi complessi come la Cina. Una strategia condotta con pazienza che ha permesso di arrivare a risultati importanti comeil verdetto storico della Suprema Corte di Pechino a favore della Ferrero su un problema di contraffazione. E poi l'apertura di nuovi mercati, portando le imprese italiane nelle aree dei Paesi Brics, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, e in Paesi emergenti come il Kazakhstan e i Paesi del Golfo. Emma Bonino ha fatto il calcolo: nei 20 mesi di lavoro al ministero, escludendo gli ultimi due di ordinaria amministrazione (sono state annullate le missioni in Messico, in India con le Regioni, negli Stati Uniti) lei e i due sottosegretari, Agostini e Budin hanno percorso più di 700mila chilometri. Un attivismo molto apprezzato dal mondo imprenditoriale (il bilancio della sua attività di Governo da oggi si troverà sui siti del ministero: www.mincomes.it e www.politichecomunitarie.it). I dati dell'export sono la prova che la spinta all'export e le missioni organizzate da Confindustria, Ice, Abi e Governo, ha portato risultati positivi: nel 2007 le vendite all'estero hanno avuto una crescita del 9,7%, una performance paragonabile in Europa alla Germania, mentre Francia e Spagna hanno registrato 2,1 e 3% e il Regno Unito ha avuto una flessione del 10,6 per cento. Abbiamo anche recuperato quote di mercato: nei primi dieci mesi del 2007 siamo passati dal 3,4 al 3,6 per cento. Per rendere duraturo il boom delle esportazioni il ministro ha deciso di rendere triennale le Linee direttrici dell'attività promozionale, con un programma 2008-2010, identificando alcune priorità. E,cioè una strategia geografica: non abbassare la guardia sui mercati maturi, Europa e Usa, concentrare risorse sui mercati emergenti Brics, puntare ad un radicamento commerciale e imprenditoriale su quei Paesi che sono interessanti in sè, ma possono essere un ponte per i mercati limitrofi, come il Kazakhstan e i Paesi del Golfo. E poi una strategia settoriale, puntando sul made in Italy. L'Ice si sta muovendo per assecondare questo cambiamento: troppi a Roma, pochi all'estero, è stata l'accusa di sempre. Ora l'Istituto di cui è presidente Umberto Vattani sta cercando di cambiare pelle ed è già stata deliberata l'appertura di nove nuovi uffici all'estero (da Baku a Calcutta, a Doha, Belo Horizonte, Porto Alegre). Altra sfida su cui la Bonino ha puntato, superare la polverizzazione delle iniziative sull'estero. Ha firmato accordi di programma con le Regioni, cercando di coinvolgerle nelle missioni nazionali. Per sostenere una politica di internazionalizzazione, servono i soldi: la Finanziaria ha aggiunto risorse e per il 2008 sono stati assegnati all'Ice 78,7 milioni di euro, altri 50 al programma Made in Italy e 36 al sistema camerale, per un totale di 165 milioni di euro, il massimo mai raggiunto. Culturalmente lontana dal protezionismo, la Bonino si è battuta per il rispetto delle regole e l'applicazione delle misure antidumping (per esempio per i compressori ad aria cinesi) e per l'avvio del doppio monitoraggio per tenere sotto controllo i prodotti tessili dalla Cina. Una battaglia condotta in Europa. E sulla Ue il ministro ha puntato, riducendo le infrazioni da 275 a 200, mettendoci nella media per il recepimento delle direttive, combattendo le frodi (sono stati chiusi quasi 600 casi). In un mondo globale, l'Italia deve poter contare di più, sia nella Ue che a livello internazionale. Per questo la Bonino è contraria all'idea che, per ridurre il numero dei ministeri a 12, con il prossimo Governo si debba trasferire questa «macchinetta che funziona» al ministero degli Esteri. Sarebbe, a suo parere, necessario l'opposto: arricchire il ministero con tutto ciò che riguarda l'estero, dai Beni culturali al turimo. «I colleghi stranieri - dice - vengono a vedere come funzioniamo. Per una volta che diamo l'esempio, la retromarcia sarebbe un errore».





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