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INVESTIMENTI DA RIVITALIZZARE

Il Sole 24 Ore - 16 aprile 2008 di Sara Cristaldi Internazionalizzazione. Intesa come apertura al resto del mondo dell`Azienda Italia: le imprese e il Sistema Paese che deve sostenere la loro azione oltre frontiera. Non se ne è parlato in campagna elettorale. Eppure è una delle emergenze per lo sviluppo che dovrà affrontare il nuovo Governo. Con due obiettivi: mantenere il recupero record dell`export, che nel 2007 ci ha visti secondi in Europa solo alla Germania; rivitalizzare un flusso di investimenti esteri, in uscita e in entrata, che resta ai livelli più bassi trai Paesi di vecchia e nuova industrializzazione. Rispetto a due anni fa ha un volto ben diverso il mondo in cui Silvio Berlusconi e i suoi ministri tornano a operare. Una realtà mutata alla velocità della luce in cui i protagonisti in fieri di ieri, dalla Cina alla Russia all`India, sono divenuti motori alternativi dell`economia globale. Un mondo capovolto in cui i capitali, che un tempo viaggiavano da Nord a Sud, oggi scelgono le rotte Sud-Sud e (impensabile fino a pochi anni fa) Sud-Nord favoriti dall`attivismo dei fondi sovrani arabi e asiatici. Come si muoverà l`imprenditore Berlusconi in questo mutato contesto? Un primo segnale si avrà con la formazione del Governo, in cui si deciderà il destino del ministero del Commercio internazionale, validamente guidato finora da Emma Bonino. L`accorpamento con il ministero degli Esteri, oltre a ricalcare esperienze di successo in altri Paesi sul fronte della politica estera economica, troverebbe il sostegno di Confindustria. Ma non è detto che gli appetiti di chi andrà a gestire il ministero dello Sviluppo non ribaltino la situazione a favore dell`accorpamento nelle Attività produttive (poco efficace) come avvenne nel secondo Esecutivo Berlusconi, che pure di riforma della Farnesina e di "ambasciatori manager" aveva parlato, con poco costrutto. Un altro segnale sarà il piglio con cui il capo del Governo affronterà il capitolo missioni all`estero, specie nelle aree a sviluppo più dinamico. Impegno strategico che in passato lo ha visto distratto, se non assente. Ben diverso l`attivismo del francese Nicolas Sarkozy che dagli albori della sua presidenza gira il mondo con la valigia piena di affari da firmare ma anche di proposte politiche, come l`Unione per il Mediterraneo. Significativa sarà anche la meta della prima visita all`estero. Per Romano Prodi fu la Cina, come riconoscimento del nuovo peso del gigante asiatico e per recuperare i ritardi italiani su questo grande mercato. Cina che non gode di particolare simpatia nel cuore di Giulio Tremonti e nelle file della Lega per la perdurante concorrenza sleale ai prodotti italiani più tradizionali. Certo più attenzione andrà a Russia, Turchia e Mediterraneo. Ma non si può tornare a essere distanti dall`Asia. Se la Cina "fa paura", l`India è già meta di imprese italiane. E ci sono altri grandi mercati, come Brasile e Messico, o l`Africa. Ora conta individuare nel più breve tempo possibile una strategia, seguirla e dare unitarietà d`azione al Sistema Paese. Per evitare gli errori del passato e inutili sprechi in tempi di risorse scarse.





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