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UNA NUOVA FARNESINA DAL SAPORE COMMERCIALE

Il Tempo - 17 aprile 2008 di Giuseppe Scanni Abbiamo sollecitato durante la campagna elettorale i due maggiori partiti contendenti a esprimersi sulla politica estera, ma né il Pdl né il Pd hanno ritenuto necessario pubblicamente distinguersi su un tema che ha trovato, sostanzialmente, risposte bi-partisan nel corso dell`ultima breve legislatura, anche per merito del ministro D`Alema. Non abbiamo motivo di immaginare un cambio di politica estera nel prossimo futuro. L`Italia, paese fondatore dell`Unione Europea, resta un pilastro del sistema bruxellese. Nello stesso tempo Roma parteciperà attivamente all`Alleanza Atlantica e curerà i rapporti privilegiati che la legano ai suoi alleati, a cominciare dagli Stati Uniti, senza dimenticare il ruolo che le compete di grande paese industrializzato all`interno del suo contesto geografico: il Mediterraneo. Cambierà lo stile della politica estera. Minore partecipazione collettiva delle strutture nazionali guidate dalla Famesina e maggiore capacità di indirizzo e di guida del capo del governo. Il Ministero degli Esteri, d`altronde, ha da tempo modificato la sua struttura per renderla più coerente agli indirizzi metodologici dei governi che si succedono. Se nello scorso secolo una delle peculiarità della diplomazia era quella di rappresentare in lunghe permanenze all`estero il proprio paese, oggi gli Esteri applicano un sistema di super esperta guida centralizzata per materia e per competenza geografica. Non saremmo per nulla meravigliati se il prossimo ministro degli Esteri, quasi certamente Frattini, e il segretario generale della Famesina, l`ambasciatore Massolo, fossero affiancati nel loro lavoro da una nuova struttura governativa a Palazzo Chigi, capace di rendere al meglio la speciale propensione a direttamente operare dell`on. Berlusconi, che troverà sul campo molte novità. I suoi amici Blair e Aznar non sono più al potere; George W. Busti si appresta a lasciare la Casa Bianca; Putin potrà, a partire dal 7 maggio, essere solo un eccellente mediatore con il nuovo presidente Medvedev. Il Trattato di Lisbona, poi, ha modificato il sistema di relazioni europee. Sarkozy adora a tal punto l`Italia, gli italiani e naturalmente le italiane, da proporre in continuazione idilli, che si possono subito infrangere per materiali interessi (Air France?), e la signora Merkel guarda al nuovo capo di Palazzo Chigi con la consueta teutonica diffidenza. La crisi di governo e le elezioni hanno impedito al vecchio esecutivo di partecipare attivamente alla Conferenza Nato in Georgia; oggi gli Stati Uniti si aspettano un maggior impegno italiano in Afghanistan. Non solo. Gli avvenimenti impongono un rafforzamento di ruolo in Medio Oriente con una maggiore calibratura filo israeliana. La situazione economica chiede un rapido coinvolgimento del Commercio Estero e dell`Ice presso la Farnesina, dopo il fallimento delle Attività Produttive prima e dell`ex ministro radicale Bonino poi; un dossier che Berlusconi conosce bene.





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