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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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>> Il Riformista


ROMANO ATTENDE ANCORA LA RISPOSTA DI SILVIO. E INTANTO STRAPPA IL PETALO DI DE CASTRO

Il Riformista - 21 aprile 2008 di Sonia Oranges «Il presidente del consiglio si è mosso con assoluta linearità anche a proposito della nomina del successore di Frattini alla Commissione europea, proponendo al leader dell`opposizione i nomi dei possibili candidati e a oggi non ha ricevuto alcuna risposta»: a sottolineare che Romano Prodi non è venuto meno ad alcun accordo sulle modalità per indicare chi occuperà la poltrona ora di Franco Frattini a Bruxelles, è il portavoce del premier uscente, Silvio Sircana. Prodi, evidentemente, non ci sta a farsi impallinare proprio sul finale di partita, per di più su una disputa che sta assumendo i contorni di una lite condominiale. Così, agenda alla mano, il suo più stretto collaboratore ricostruisce le fasi della vicenda, a quanto pare cominciata prima del Consiglio europeo di metà marzo, quando il presidente della Commissione José Manuel Barroso avvisò l`Italia che l`annunciata candidatura di Frattini poneva un problema da risolvere in tempi brevissimi. Quello della successione del Commissario, appunto. Prodi, dunque, sottopose la questione al leader del Pdl Silvio Berlusconi che incaricò Gianni Letta di gestirla. In un successivo colloquio, sempre prima delle elezioni, Prodi propose a Letta la famosa "rosa" di nomi che, in verità, erano quattro e non cinque: Giuliano Amato, Emma Bonino, Enrico Letta e Piero Fassino. «Da allora, quel che abbiamo saputo in proposito lo abbiamo letto sui giornali»: termina così la ricostruzione di Sircana. Prodi, dunque, avrebbe appreso dai giornali dei tre candidati di Berlusconi (Antonio Tajani, Mario Mauro e Giorgio La Malfa); come sempre sulla carta stampata la rosa di nomi avrebbe acquisito il quinto petalo, Paolo De Castro che, cresciuto a pane e agricoltura, poco si addice al ruolo di commissario alla giustizia. Peraltro, di nomi ne sono circolati troppi, a Roma come a Bruxelles, compreso quello di Stefano Manservisi, tecnico della Commissione e assai vicino al premier uscente. Ma, soprattutto, Prodi starebbe semplicemente aspettando una risposta ufficiale da Berlusconi. Risposta che, a quanto pare, a Palazzo Chigi non è mai arrivata. Dal canto suo, il presidente del consiglio in pectore pare non avesse ben compreso quanto fosse spinosa la questione, e che sia corso ai ripari in extremis, pochi giorni prima del voto, comunicando a tutti i papabili ministri, Frattini in primis, che avrebbero dovuto dimettersi dalla propria carica elettiva. Una pezza per evitare che la nomina la facesse Prodi e un warning per lo stesso presidente del consiglio. Così, alla fine, si deciderà tutto il 29 aprile, quando Frattini rinuncerà ad accettare la poltrona da deputato, spianando la strada alla candidatura di Tajani che, peraltro, qualcosa costerà a Berlusconi (e all`Italia): il Pse, infatti, farà passare la candidatura solamente in cambio di una contropartita. Considerato troppo vicino a Berlusconi (il cui stile a Bruxelles non è proprio gradito), Tajani non ha neanche quello che è considerato un requisito non scritto per ricoprire la carica di vicepresidente ora ricoperta da Frattini: un precedente ruolo di governo in Italia. A meno che, da qui alla prima riunione del Parlamento, l`ala più moderata del Pdl, Gianni Letta in testa, non decida di risolvere l`annosa questione con un po` più di stile. La rosa di nomi di Prodi, infatti, cercava di sposare la capra con i cavoli, tenendo presente tutte le ipotesi (compresa quella che la vittoria elettorale del Pdl non fosse così schiacciante). E non a caso da più parti si era fatto il nome di Giuliano Amato, che con Frattini ha un rapporto consolidato. E, sempre non a caso, Sircana tiene a specificare che il «nome di Emma Bonino era stato inserito nella rosa di candidature sin dall`inizio» in ragione della sua competenza e del precedente incarico ricoperto a Bruxelles su mandato dello stesso Silvio Berlusconi. Un nome super partes insomma, o bipartisan che dir si voglia. Ma la politica delle scelte condivise, a quanto pare, non fa ancora parte del lessico politico di questa stagione. Così, se il nome di Giuliano Amato è stato affossato anzitempo dalle invettive di Mario Borghezio, Emma Bonino (che preferisce non entrare nel merito della vicenda di cui è parte in causa) non sarebbe gradita al Cavaliere perché rea di averlo troppo criticato in campagna elettorale. Così, a meno di colpi di scena o di improvvisa ed europeista ragionevolezza, Frattini resterà a Bruxelles qualche altra settimana, prima di lasciare campo libero a Tajani. Di comprovata fede berlusconiana.





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