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DOCUMENTARIO DEDICATO DA AL-JAZEERA ALLA LEADER RADICALE EMMA BONINO

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NO AD AHMADINEJAD SI AGLI AFFARI CON L'IRAN

La Stampa - 30 maggio 2008 di Antonella Rampino Se non avrà un faccia-a-faccia col Papa, non varcherà il portone di Palazzo Chigi e nemmeno i cancelli della Sapienza. Nell`occhio del ciclone per le sue ambizioni atomico-nazionaliste oltre che per l`odio verso Israele, Ahmadinejad viene a Roma per un difficile rilancio, usando il meeting dei capi di Stato alla Fao come una vetrina internazionale. Lo fa a ragion veduta: i rapporti economici con l`Italia sono fortissimi. Nell`energia l`Italia arriva a Teheran con Enrico Mattei e l`Eni nel 1957. Seguono le banche, oggi essenzialmente Bnl, Intesa e Mediobanca, spesso in credito per cifre vertiginose con lo stato iraniano (1,5 miliardi di dollari solo per Intesa nel 2003). E imprese, tante imprese che vendono macchinari come prodotti alimentari. Terzo partner commerciale dell`Iran. l`Italia, e con una quantità sterminata di joint-venture anche finanziarie. Un interscambio cresciuto a due cifre per anni e anni, anche dopo la rivoluzione che impose il capitale misto alle aziende, poichè lo stato a Teheran ha la forma di una gigantesca e pervasiva Iri, nelle mani essenzialmente delle frange più conservatrici. Un quadro di rapporti economici che non può certo essere messo a repentaglio dai rapporti politici. Come sanno bene i tedeschi: falchi del gruppo «5+1» contro il nucleare iraniano, ma giusto ieri hanno aperto una banca a Teheran, e di quelle con sportelli al pubblico. Per questo, Berlusconi non incontrerà Ahmadinejad, ma dopo quella di ieri a Stoccolma, Frattini avrà con il suo omologo Mottaki qualcosa di molto simile a una bilaterale a Roma. L`Italia fa la faccia (politica) feroce all`Iran, e nega ad Ahmadinejad quello che fu possibile negli Stati Uniti solo un paio d`anni fa, un incontro con gli studenti, risparmiandogli così quel che avvenne alla Columbia di New York, dove il presidente fu ridicolizzato per la frase «i gay in Iran non esistono». Ma difficilmente imprese e politici italiani potranno sottrarsi all`invito che per conto di Mahmud Ahmadinejad ha diramato l`ambasciatore Abolfazl Zahrevand per il 3 giugno all`Hilton di Roma. Un incontro sulle «Possibilità di sviluppo nelle relazioni economiche Italia-Iran», a nome di una camera di commercio italo-iraniana formata dal Gotha delle nostre imprese, da Ansaldo (attraverso la Fata) del gruppo Finmeccanica a Mediobanca, dalla Danieli alla Techint (e nella persona di Gianfelice Rocca). Per carità. Se si chiede a Finmeccanica si apprende che Ignazio Moncada di Fata quel giorno è a Milano. Se si interroga l`Eni si percepisce irritazione, eppure è tra le compagnie più attive nella ricerca di gas e petrolio in quel Paese. Né ci sarà Bancalntesa, presente da anni nel sostegno alle aziende italiane che lavorano in Iran avendo ereditato la mitica rete della Commerciale, per decenni una vera e propria diplomazia parallela alla Farnesina. Che il clima con l`Italia sia peggiorato dai tempi di Khatami, è cosa che ormai scrive anche quel che resta della stampa d`opposizione iraniana. I tempi di Khatami, il religioso con studi ad Oxford che tentò la via della democratizzazione, e che dall`Occidente non ebbe adeguato sostegno, quello che Emma Bonino definì «uno degli errori storici dell`Europa». Khatami che scriveva libri con le prefazioni di Luciano Violante e discorreva di costituzioni con Giuliano Amato. Khathami come Larijani, il negoziatore colto e moderato che Prodi incontrava all`Onu, contestato solo da un sottosegretario uso alla piazza. Oggi, specie dopo l`elezione ieri di Lariiani a presidente di un Parlamento nel quale la maggioranza di Ahmadinejad è forte quasi quanto quella di Berlusconi a Roma, le cancellerie occidentali sono tutte al lavoro per spingere nell`angolo Ahmadinejad. Si parla e si tratta con Larijani e Mottaki, ma non con Ahmadinejad. Questo è il messaggio. E con tipica dissimulazione sciita, anche il farsi da parte di Khatami, «non mi ripresenterò per le presidenziali», ha come motivazione lo spingere la Guida Suprema dell`Iran, l`ayatollah Khamenei, a immaginare un rinnovamento «democratico» alla guida politica del Paese.





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