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DL AMMAZZAPROCESSI, SCONTRO AL SENATO. IL CAV. RICUSA I GIUDICI

Liberazione - 18 giugno 2008 di Romina Velchi Un conflitto a 360 gradi. Con il capo dello stato, irritato perché gli hanno presentato un decreto che poi è stato radicalmente cambiato; con il Pd (che sentenzia: «Dialogo finito, in soffitta, impossibile»), perché Veltroni non può più, reggere l`opposizione interna né la pressione esterna di Di Pietro; con i magistrati, tornati ad essere il nemico pubblico numero uno. Ma per Berlusconi il gioco vale la candela: in ballo c`è la possibilità di diventare presidente della repubblica tra cinque anni (un`ambizione che è ormai di domino pubblico e che sarebbe vanificata da un`eventuale condanna). Inoltre i numeri sono dalla sua parte: sia quelli parlamentari, con una maggioranza senza precedenti; sia quelli dei sondaggi, che lo danno a oltre il 60% di gradimento. Un`occasione così non si ripresenta. E di sicuro il premier non farà marcia indietro. Lo dimostra la lettera che Berlusconi ha inviato l`altro ieri al presidente del Senato per motivare e rivendicare pubblicamente "la paternità" della norma cosiddetta "salva-premier" (perché interviene anche su un processo in cui è coinvolto il Cavaliere). Lettera che Schifani si sente in «obbligo» di leggere in Aula, scatenando le ire di dipietristi, radicali e democratici che parlano di «vulnus profondissimo», di «misure antidemocratiche che nulla hanno a che fare con la sicurezza dei cittadini», di «pietra tombale» sul dialogo. E` una «dittatura dolce» tuona il capo- gruppo dell`Idv Felice Belisario, mentre i colleghi di partito alzano cartelli con scritto «siamo tutti Nicoletta Gandus» (il magistrato ricusato dalla difesa di Berlusconi) e «impunità per il premier, tolleranza zero per gli altri»; e Emma Bonino trasecola affermando che «in nessun altro paese europeo si potrebbe assistere per decreto alla sospensione dei processi. Ciò conferma lo scarso senso istituzionale del premier». Quegli emendamenti, insomma, vanno «stracciati», perché oltre tutto, sostiene il costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti, non sono ammissibili essendo stati depositati dopo la discussione generale del provvedimento chiusasi giovedì della scorsa settimana. Si va avanti così per tutta la mattinata, con l`opposizione che si iscrive in massa a parlare per chiedere il «non passaggio all`esame degli articoli», cioè, in sostanza, di sospendere l`esame del decreto visto che sono state introdotte modifiche «non pertinenti», che «stravolgono le finalità del provvedimento»; con Schifani che, con un aplomb invidiabile, dà la parola a tutti quelli che la chiedono ma facendo rispettare i tempi al secondo; e con la maggioranza che partecipa distrattamente e qualche volta applaude. Finisce che la richiesta dell`opposizione viene bocciata 159 a 122 (approvata all`unanimità, invece, una norma anti-mafia per la confisca dei patrimoni dei boss). La maggioranza fa spallucce` e tira dritto. Filippo Berselli e Carlo Vizzini, rispettivamente presidenti delle commissioni affari costituzionali e giustizia del Senato, giurano sulla bontà del l`emendamento da loro presentato: serve ad accelerare «quei processi che destano particolare allarme sociale»; se, per farlo, si deve bloccare un processo in cui è coinvolto il premier, pazienza, mica «siamo indovini sui processi aperti nei confronti di Berlusconi». Perciò, il decreto va avanti così com`è, anche perché è «propedeutico» al lodo Schifani (quello che garantisce l`immunità per le alte cariche dello stato durante il mandato) che sarà «presentato in un apposito disegno di legge». Dal canto suo, Pier Ferdinando Casini si tiene fuori dalla mischia, ma bacchetta il governo: «Le iniziative di queste ore dimostrano che aveva senso lasciare fuori l`Udc da questa maggioranza». L`unica cosa che l`opposizione ha ottenuto è di rinviare il voto finale a martedì prossimo (la seduta andrà in diretta tv): «La discussione sul provvedimento dopo l`introduzione di questi emendamenti deve essere lunga e approfondita - spiega Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori Pd - Abbiamo bisogno del tempo necessario per spiegare agli italiani quanto sia grave l`emendamento sulla sospensione dei processi» e «per quale motivo è stato presentato: per impedire un giudizio sulla persona» di Berlusconi. Ma non è che "fuori" il clima sia meno rovente. Basta pensare alla risposta polemica di Vizzini alle indiscrezioni sul "malumore" del Colle: «Tutti gli emendamenti al decreto sono stati depositati dopo la firma del capo dello stato. Se il compito del parlamento diventa di non apportare alcuna modifica alle leggi che arrivano tanto vale farne a meno». Napolitano è servito.





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