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E ADESSO NESSUNO LO PUO' GIUDICARE

Il Manifesto - 18 giugno 2008 Scontro in senato e due ore di colloquio con Napolitano ma Berlusconi tira dritto nella resa dei conti con le toghe Pronto a tutto. Incurante delle proteste della magistratura e degli avvocati, dei giornalisti pronti allo sciopero e dello strappo istituzionale con il capo dello stato. Silvio Berlusconi √® pronto, prontissimo, ad andare avanti fino in fondo sullo stop ai processi che lo riguardano e sull`immunit√† totale per tutto il suo mandato attraverso una rivisitazione del lodo Schifani. Ieri due ore di colloquio al Quirinale - ufficialmente per illustrare a Giorgio Napolitano la manovra finanziaria 2009 che sar√† varata oggi pomeriggio dal consiglio dei ministri - non sono bastate ad ammorbidire il presidente del consiglio sullo scontro tra politica e giustizia. Un colloquio freddo, √¨n cui ognuno √® rimasto sulle sue posizioni. Lo scudo che salva il premier dai processi per tutto il suo mandato sar√† presentato a breve in un ddl separato. La destra √® compatta. E si esprimer√† oggi in un voto di fiducia informale tratteggiato dallo stesso Berlusconi nella lettera a Schifani. Dalla Lega ad An nessuno osa sfidare un premier arrembante. Il trionfo elettorale in Sicilia √® un monito per tutti: il successo √® a portata di mano e nessuno, nel centrodestra, √® disposto a metterlo a rischio per qualche tangente versata, forse, anni e anni fa. In senato per lunghe ore sia il Pd che l`Italia dei valori hanno denunciato l`incostituzionalit√† degli emendamenti ¬ęblocca-processi¬Ľ presentati dai relatori della maggioranza e perfino il pericolo democratico rappresentato dal ¬ęberlusconismo¬Ľ redivivo. Ai maggiorenti democratici non resta che certificare la scelta berlusconiana: la ¬ęrottura unilaterale¬Ľ del dialogo che ha caratterizzato l`inizio della legislatura. I potenti non si processano. Il governo sono io. E` il messaggio chiaro, semplice e definitivo che il presidente del consiglio ha affidato a un`aula di palazzo Madama impotente a rispondere nel merito e inadeguata negli strumenti. Tre ore di richiami al regolamento, di indignazione, di battaglia parlamentare non cambiano di una virgola la realt√†. La gestione dell`aula di Schifani, esecutore ligio delle volont√† altrui, non lascia scampo. Poco importa che Luigi Zanda del Pd citi testualmente un`indignazione simile a quella dell`attuale opposizione quando Schifani guidava il gruppo di Forza Italia a palazzo Madama. La coerenza non √® di questo mondo. E la conferenza dei capigruppo convocata nel primo pomeriggio non pu√≤ che certificare l`inevitabile: il decreto sicurezza modificato con la norma ¬ęblocca-processi¬Ľ sar√† approvata in prima lettura marted√¨ prossimo. La resa dei conti con le toghe rosse sbarca, per la prima volta, in un resoconto parlamentare ufficiale. Quando Schifani legge la lettera che gli ha inviato il premier luned√¨ sera l`opposizione in aula rumoreggia. Emma Bonino, che pure come radicale qualcosa da dire sull`obbligatoriet√† dell`azione penale ne avrebbe, non si trattiene: ¬ęLa lettera di Berlusconi √® un fatto abnorme. Ma vi rendete conto che quello che state facendo non ha paragoni in nessun governo occidentale?¬Ľ. La sua richiesta di non mettere ai voti gli emendamenti della maggioranza √® respinta dopo una lunga battaglia ostruzionistica intorno all`ora di pranzo: 159 voti contrari, 122 s√¨ e 3 astenuti, i tre senatori Udc capeggiati da Tot√≤ Cuffaro che si tengono sempre sugli spalti e piuttosto silenti. Del resto non sono nuovi ai problemi con la giustizia. E la simpatia con il colpo di mano del centrodestra √® palpabile. L`unica opposizione di palazzo √® sulle spalle di Pd e Idv, mentre fuori dalle aule parlamentari l`Anm (il ¬ęsindacato¬Ľ dei giudici) e la Federazione nazionale della stampa annunciano battaglia. La giunta del sindacato dei giornalisti annuncia una manifestazione in piazza contro lo stop alle intercettazioni e si mobilita per uno sciopero, ¬ęse necessario su pi√Ļ giorni¬Ľ, contro i disegni di legge del governo. Mentre un redivivo Beppe Grillo gi√† annuncia un referendum abrogativo, appoggiato subito da Rifondazione comunista e Idv.





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